Nati due volte, recensione del dramedy con Fabio Troiano

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Nati due volte è il secondo lungometraggio di Pierluigi Di Lallo con Fabio Troiano protagonista, un dramedy che affronta un argomento difficile e delicato come la transizione di genere, ma che non funziona fino in fondo.

Dopo aver affrontato un argomento delicato come la sterilità all’interno di una coppia nel suo primo lungometraggio Ambo, Pierluigi Di Lallo torna sul grande schermo con Nati due volte, toccando uno dei topic più spinosi nel nostro Paese: la transizione di genere. In un periodo in cui il cambio d’identità di genere viene ancora vissuto come un tabù, implicando questioni morali, sociali e religiose, il regista abruzzese ha compiuto un atto di coraggio nel raccontare la storia (tratta da un fatto realmente accaduto) del quarantenne Maurizio Di Tullio, che dopo venticinque anni di esilio volontario in quel di Milano, è costretto a tornare nel piccolo centro di Foligno – in cui era conosciuto con il nome e le fattezze di Teresa – in seguito alla morte della madre. Nella sua città natale, Maurizio, dovrà fare i conti con un passato doloroso, con una burocrazia arretrata, con un ex fidanzato ancora innamorato e con l’affascinante attivista argentina Paula.

Un messaggio importante

Nati due volte offre uno spaccato autentico e genuino delle difficoltà che i transgender incontrano sul loro tortuoso cammino ogni singolo giorno solo per poter vivere serenamente la loro esistenza. La gara a ostacoli che devono intraprendere per poter essere semplicemente se stessi, per potersi accettare (ed essere accettati), per sentirsi bene dentro a un corpo che alla nascita li ha ingannati tirando loro un beffardo tiro mancino. Un film che si snoda senza cadere nelle ovvietà e nel sarcasmo volgare e becero, ma che tenta di far veicolare un messaggio prezioso e importante.

Nati 2 Volte - Fabio Troiano ed Euridice Axen sono rispettivamente Maurizio Teresa e Paula
Nati due volte – Fabio Troiano ed Euridice Axen sono rispettivamente Maurizio/Teresa e Paula

Personaggi sbiaditi e poco approfonditi

La pecca del secondo lungometraggio di Pierluigi Di Lallo però, è quella di adagiarsi su una sceneggiatura troppo affrettata e incostante che non dona profondità e colore ai suoi numerosi personaggi – alcuni addirittura superflui, come i cammei di Umberto Smaila e di Nini Salerno, tra l’altro non determinanti ai fini della trama – relegando per esempio la transgender Marla (Vittoria Schisano) a effimero espediente distrattivo. Perfettamente in parte invece Fabio Troiano, che nonostante la psicologia poco sviluppata del protagonista riesce comunque a essere convincente, accompagnato da Euridice Axen, che anche se con discontinuità risulta una buona spalla.

Un dramedy poco riuscito

Guardando Nati due volte sicuramente si può affermare che le intenzioni partono assolutamente da un’ottima premessa, che viene però meno a causa di un’alternanza continua e confusionaria di generi. Sembra infatti di assistere a una commedia degli equivoci che a tratti diventa un dramma psicologico e impegnato, per poi tornare improvvisamente a toni comici infarciti di dialoghi sciapi e melensi che perdono tutto il valore di quei presupposti da cui poteva nascere un dramedy a effetto e ben congeniato. Infine a dare il colpo di grazia a un film che in fondo (bisogna sottolineare in fondo) funziona è l’invadente colonna sonora, che invece di accompagnare i momenti salienti della narrazione li soffoca, utilizzando anche in questo caso molteplici temi e motivi che vanno dal profondo dramma al ridicolo e grottesco, lasciando disorientato lo spettatore che finisce per non comprendere più la direzione della storia.

Nati due volte è un film diretto da Pierluigi Di Lallo, con Fabio Troiano, Euridice Axen, Marco Palvetti, Rosalinda Celentano, Daniela Giordano, Vittoria Schisano, Riccardo Graziosi e Gabriele Cirilli, al cinema da giovedì 28 novembre, distribuito da Zenit Distribution.

 

 

 

 

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