È morto William Friedkin, iconico regista de L’Esorcista e premio Oscar per Il braccio violento della legge

William Friedkin
William Friedkin

È morto William Friedkin, iconico regista di capolavori come L’Esorcista e Il braccio violento della legge, per il quale vinse anche l’Oscar; tra i suoi lavori anche Cruising e il primo film gay di Hollywood Festa per il compleanno del caro amico Harold, il suo ultimo lavoro sarà a Venezia

William Friedkin, il celebre regista di capolavori come L’Esorcista e Il braccio violento della legge, per il quale vinse anche l’Oscar, è morto nella sua residenza di Los Angeles all’età di 87 anni.

La notizia è stata confermata da Sherry Lansing, ex produttrice e capo dello studio Paramount Pictures, nonché moglie del regista, mentre secondo TMZ la causa della morte sarebbe una polmonite.

Le origini di William Friedkin

Nato a Chicago il 29 agosto 1935, Friedkin ha vissuto un’infanzia segnata dalla povertà, ma ha sempre mantenuto uno spirito resiliente. Cresciuto in una famiglia di origini ebraiche che era fuggita dall’Ucraina nel primo Novecento, il regista ha descritto la sua giovinezza come un periodo in cui “non sapevo la differenza tra giusto e sbagliato“, come scritto nella sua autobiografia Il buio e la luce (The Friedkin Connection) del 2014.

The Directors Company

William Friedkin faceva parte di una generazione di cineasti che negli anni ’70 ha rivoluzionato il panorama cinematografico hollywoodiano, sfidando le convenzioni e aprendo nuove strade per l’industria. Insieme ad altri colleghi come Francis Ford Coppola e il compianto Peter Bogdanovich, Friedkin ha contribuito a fondare The Directors Company, un’associazione volta a promuovere l’indipendenza artistica. Il primo film della factory, Paper Moon, fu subito un successo, ma contrasti interni portarono alla sua dissoluzione dopo appena tre pellicole nel 1976, poco dopo il rifiuto da parte di Friedkin e Bogdanovich di dirigere il primo Star Wars / Guerre stellari.

Gli esordi, da Sonny & Cher al primo film gay di Hollywood

Dopo aver girato alcuni documentari, l’esordio al cinema arriva nel 1967 con Good Times, un musical romantico che vedeva protagonisti Sonny & Cher, seguito da Festa di compleanno (1968) tratto da Harold Pinter e Quella notte inventarono lo spogliarello (1968), nel 1970 dirige il primo film a tematica gay di Hollywood, Festa per il compleanno del caro amico Harold (The Boys in the Band). La pellicola sarà criticata dalla stessa comunità LGBT per il ritratto molto negativo degli omosessuali, tra pessimismo ed autocommiserazione.

Il braccio violento della legge e l’Oscar

Il 1971 è l’anno della consacrazione per Friedkin, che dirige Il braccio violento della legge (The French Connection) con Gene Hackman e Roy Scheider, un crudo poliziesco tratto da un libro-inchiesta su un clamoroso sequestro di eroina realmente accaduto e che implicava la mala americana e quella marsigliese.

Il film è un successo e vince nel 1972 ben 5 premi Oscar, tra cui quelli per il miglior film ed attore protagonista, e Friedkin viene premiato come miglior regista, oltre a 3 Golden Globe, per film, regia e protagonista Gene Hackman.

L’Esorcista, il capolavoro immortale

Grazie alla vittoria dell’Oscar William Friedkin ottiene, dopo le iniziali titubanze della Warner Bros. che l’aveva proposta tra gli altri a Stanley Kubrick, la regia di quello che sarà il suo capolavoro immortale, L’Esorcista. Tratto dal libro e successiva sceneggiatura di William Peter Blatty, il film è considerato il più grande horror della storia del cinema, oltre che il più celebre. Friedkin, affascinato dal fatto che il libro si ispirasse a fatti realmente accaduti, diede un taglio documentaristico al film, che fu censurato a causa dell’estremo realismo della messa in scena.

La pellicola fu un clamoroso il successo al botteghino, incassando solo negli Stati Uniti ben 193 milioni di dollari (a fronte di un budget di 11) e rendendo una star la giovanissima protagonista “posseduta” Linda Blair. Ne è nata così una saga che conta 5 film già usciti più l’imminente nuova trilogia di sequel diretta da David Gordon Green, che inizierà proprio quest’anno con L’Esorcista – Il credente.

L’Esorcista ottenne ben 10 nomination agli Oscar del 1974, tra cui quelle per il miglior film, per la regia di Friedkin e per gli attori, e vincendone due, tra cui quello per la sceneggiatura di Blatty. Andò meglio ai Golden Globe, con 4 statuette compresi miglior film drammatico e quella a Friedkin per la regia.

Gli altri film, da Cruising a Vivere e morire a Los Angeles

Oltre ai suoi lavori di grande successo, Friedkin ha lasciato un segno indelebile dirigendo film innovativi e audaci come l’action Il salario della paura (1977) con Roy Scheider, il thriller Cruising (1981) con Al Pacino sulle tracce di un serial killer che uccide gay a New York, il poliziesco Vivere e morire a Los Angeles (1985), l’anti terroristico Regole d’onore (2000) con Tommy Lee Jones e Samuel L. Jackson e il noir Killer Joe (2011) con Matthew McConaughey nei panni di un poliziotto-sicario, in concorso a Venezia 68. Nel 1997 ha diretto il remake televisivo del classico La parola ai giurati, ottenendo una nomination agli Emmy per la sua regia.

Nella sua filmografia anche film come l’horror L’albero del male (1990), il thriller erotico Jade (1995), l’action-thriller The Hunted – La preda (2003) con Tommy Lee Jones e Benicio del Toro, l’horror Bug – La paranoia è contagiosa (2006) e il documentario The Devil and Father Amorth (2017) in cui è faccia a faccia con il celebre esorcista Padre Gabriele Amorth (così come fece nel 1974 con Fritz Lang). Solo pochi giorni fa era stato annunciato che il suo ultimo film, L’ammutinamento del Caine (The Caine Mutiny Court-Martial) da lui diretto non senza difficoltà a causa della malattia, sarà presentato fuori concorso il mese prossimo alla Mostra del Cinema dei Venezia.

Nonostante il declino della sua carriera nel corso dei decenni, William Friedkin ha continuato a coltivare il suo spirito ribelle, affermando nella sua autobiografia: «Non ho ancora realizzato il mio “Quarto potere”, ma l’entusiasmo per il mio lavoro non è affievolito».

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