Addio a Marco Sciaccaluga, regista, attore e simbolo del Teatro di Genova

Marco Sciaccaluga
Marco Sciaccaluga

E’ morto all’età di 67 anni il regista e attore Marco Sciaccaluga, uomo simbolo del Teatro di Genova, di cui è stato anche co-direttore e per il quale ha diretto un centinaio di spettacoli, lavorando coi migliori attori italiani

Si è spenta una luce in teatro: è morto ieri sera a causa di un male incurabile il Maestro Marco Sciaccaluga. Aveva 67 anni e per oltre quaranta è stato colonna portante del Teatro di Genova, di cui è stato regista residente, condirettore, consulente artistico e direttore didattico della scuola di recitazione.

La camera ardente sarà allestita sul palco del Teatro Ivo Chiesa, dove ha messo in scena decine di spettacoli, dirigendo molti degli attori più importanti della storia teatrale italiana. Venerdì 12 marzo dalle ore 10 alle 19 tutti coloro che lo desiderano potranno portare un saluto, un ricordo, un pensiero. Sabato 13 marzo alle ore 11 l’ultimo applauso in teatro. L’accesso sarà contingentato in osservanza delle disposizioni anti-covid19 vigenti.

«Ci sono artisti che per la loro sapienza e grazia sono capaci di creare una comunità teatrale. Marco Sciaccaluga è stato uno di questi. Un maestro, un punto di riferimento assoluto per il teatro nazionale e internazionale. A Genova un faro più potente della Lanterna» dichiara Davide Livermore, direttore del Teatro Nazionale di Genova.

Marco Sciaccaluga era nato a Genova il 21 agosto 1953. Amava definirsi “un figlio di abbonati” perché la passione per il teatro gli viene trasmessa dai genitori, con i quali frequenta assiduamente gli spettacoli del Teatro Stabile sin da bambino. È ancora al liceo quando inizia a prendere parte ai seminari del Teatro Stabile di Genova, recitando da subito in alcune produzioni. Si fa notare come regista con lo spettacolo della Cooperativa Teatro Aperto Il perdono reale. Ha solo 22 anni quando Ivo Chiesa gli affida la regia di Equus di Peter Shaffer, il cui straordinario successo fa di lui un enfant prodige del teatro italiano.

Anche se nel suo curriculum non mancano le esperienze con teatri e compagnie fuori da Genova e dall’Italia, da lì in poi il suo percorso sarà indissolubilmente legato a quello del Teatro di Genova. Nel teatro diretto da Ivo Chiesa avrà modo di crescere e maturare a fianco di grandissimi artisti, a cominciare dagli incontri con Luigi Squarzina e interpreti del calibro di Lina Volonghi, Ferruccio De Ceresa ed Eros Pagni, con cui intrattiene un sodalizio artistico pluridecennale. Nel 1980 con la Bocca del lupo porta in teatro oltre 50.000 genovesi, diventando un elemento cardine della vita dello Stabile. Negli anni successivi dirige tra gli altri Gabriele Lavia, Franco Branciaroli, Elisabetta Pozzi, Tullio Solenghi, Mariangela Melato, Vittorio Franceschi sino ad arrivare agli interpreti degli spettacoli più recenti, Federico Vanni, Orietta Notari, Aldo Ottobrino, Gianluca Gobbi, Nicola Pannelli, Alice Arcuri, Laura Marinoni. Tra gli incontri seminali degli anni 2000 i registi Benno Besson e Matthias Langhoff. Impossibile citare i tantissimi interpreti a cui era particolarmente legato, così come i musicisti, gli scenografi, le maestranze che lo hanno affiancato. Tra le collaborazioni ricorrono i nomi di Andrea Nicolini, Valeria Manari – anche compagna di vita, Catherine Rankl, Sandro Sussi, Guido Fiorato.

Nel 2000 Ivo Chiesa lascia la direzione del Teatro di Genova nelle mani di Marco Sciaccaluga e Carlo Repetti, che saranno condirettori sino al 2015. Sotto la direzione di Angelo Pastore, Sciaccaluga sarà consulente artistico. Dal 2016 ricopriva anche il ruolo di direttore didattico della Scuola di Recitazione “Mariangela Melato”.

Sono quasi cento le produzioni del Teatro di Genova dirette da Marco Sciaccaluga. Tra gli spettacoli più amati ricordiamo La resistibile ascesa di Arturo Ui di Bertolt Brech, Fedra di Racine, Un mese in campagna di Turgenev, Un nemico del popolo e Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller (Premio Olimpico per il Teatro alla regia), Svet di Tolstoj, Re Lear di Shakespeare, Il Sindaco del Rione Sanità di Eduardo De Filippo, Il gabbiano di Cechov e più recentemente John Gabriel Borkman di Ibsen e i due spettacoli dedicati ad Amleto realizzati nel 2019 con i giovani attori della Scuola di Recitazione, La favola del principe Amleto e Rosencrantz e Guildenstern sono morti, trasmessi in streaming proprio in questi giorni.

Tra i tanti riconoscimenti ricevuti anche il Premio Maschere del Teatro alla carriera nel 2019. Contraddistinto da una grande profondità nell’accostarsi ai testi teatrali, prendendo in prestito un’espressione di Umberto Eco si descriveva come un “minatore ostinato” (da qui il titolo del libro di Roberto Iovino a lui dedicato). «Le voci dei grandi classici non giungono dal passato bensì dal futuro» era solito dire. «Il teatro è una delle poche forme d’arte in cui riesco ad essere nel presente e nel passato contemporaneamente».

Durante la pandemia ha dato vita a un format disponibile su YouTube, intitolato Ci sarà una volta il teatro, in cui si raccontava con grande ironia. In questi video, che hanno avuto un grande seguito di pubblico, come in una sorta di testamento artistico sono raccolti ricordi, riflessioni, aneddoti di una vita completamente dedicata al teatro.

Presidente di giuria alla prima edizione del Premio Internazionale Ivo Chiesa, nonostante la malattia si fosse già aggravata, ha fatto la sua ultima apparizione in pubblico in occasione della consegna dei premi, trasmessa in streaming il 22 dicembre 2020.

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