Addio a Kim Ki-duk: morto di Covid il pluripremiato regista coreano di Ferro 3 e Pietà

Kim Ki-duk
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Kim Ki-duk, il più apprezzato regista sudcoreano, autore di Pietà e Ferro 3, più volte premiato a Venezia e Berlino, è morto in Lettonia a causa del Covid-19

Il regista sudcoreano Kim Ki-duk, Leone d’oro a Venezia nel 2012 con Pietà ed autore di film celebrati come Ferro 3 – La casa vuota è morto in Lettonia a soli 59 anni a causa di complicazioni dovute al Covid-19. La morte del regista è stata confermata dalla sua interprete Daria Krutova. Secondo quanto riportato dal sito lettone Delfi.lt, Kim Ki-duk era arrivato nel paese baltico tre settimane fa per acquistare una casa nella località marittima di Jurmala, senza però poi presentarsi all’incontro. I suoi colleghi avevano quindi iniziato una ricerca negli ospedali lettoni.

Nato a Bonghwa, Kim Ki-duk è il regista coreano più stimato e conosciuto in Occidente, ma al contempo il più controverso e dileggiato in patria. Per questo Kim precisa sempre di preferire che lo si consideri un “regista” e non un “regista coreano”. La sua poetica sospesa tra il concreto e l’astratto che di colpo di trasforma in inaudita violenza, spesso masochista, e il suo esasperato modo di affrontare le relazioni uomo-donna hanno sedotto e affascinato sempre più le platee dei festival, mentre al contempo la stampa e il pubblico coreani gli si allontanavano altrettanto rapidamente.

Il film che l’ha rivelato è stato L’isola, che scioccò la Mostra del Cinema di Venezia nel 2000 raccontando la storia d’amore tra un omicida e una donna muta. Il suo prestigio si è poi consolidato con opere quali Indirizzo sconosciuto e Bad Guy, presentati in concorso a Venezia nel 2001 e a Berlino nel 2002. Il suo Primavera, Estate, Autunno, Inverno… e ancora Primavera (2003) è stato il più grande successo coreano di sempre negli Stati Uniti, con oltre 2,5 milioni di dollari incassati, prima dell’exploit di Parasite quest’anno. Nel 2004 Kim Ki-duk è riuscito nell’impresa di vincere nello stesso anno sia l’Orso d’Argento per la miglior regia a Berlino con La Samaritana, che racconta di una prostituta minorenne, sia il Leone d’Argento per la miglior regia a Venezia con Ferro 3 – La casa vuota, in cui un uomo vaga occupando momentaneamente case vuote, prima di incontrare una donna maltrattata dal marito.

Dopo le riprese di Dream (2008), Kim si ritira dalle scene per tre anni, prima di tornare in attività con il documentario intimista Arirang, in cui riflette sulla sua carriera, vincendo come miglior film di Un Certain Regard a Cannes. Nel 2012 vince il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia con Pietà, storia di uno strozzino costretto a riconsiderare il suo stile di vita violento dopo l’arrivo di una donna misteriosa, che afferma di essere sua madre da tempo scomparsa. L’anno successivo esce Moebius, per il quale inizieranno i suoi guai giudiziari con l’accusa di molestie sessuali. Nel 2016 torna a Venezia con Il prigioniero coreano, con un pescatore nordcoreano finito per errore al sud e brutalmente interrogato – palese atto d’accusa di Kim nei confronti del suo Paese – mentre il suo ultimo film, Din, dello scorso anno è una sorta di Il principe e il povero in versione femminile moderna.

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