Addio a Giancarlo Ferrando, direttore della fotografia di Sergio Martino e oltre 100 film

Giancarlo Ferrando
Giancarlo Ferrando

E’ morto Giancarlo Ferrando, storico direttore della fotografia di Sergio Martino e di 120 tra film e serie tv: Tarantini, Cicero, Festa Campanile, Lenzi, Fragasso; il ricordo in esclusiva di Martino: «Leale e sicuro di sé»

Giancarlo Ferrando, noto direttore della fotografia di oltre 100 film, è morto ieri a Roma all’età di 80 anni a causa di un male incurabile. Lo rende noto il regista Sergio Martino, con il quale Ferrando ha collaborato in larga parte dei suoi film, oltre ad esserne grande amico. I funerali saranno celebrati lunedì 17 agosto alle ore 10.00, presso la Cappella di Santa Maria della Misericordia, al Verano.

GIANCARLO FERRANDO. MIO CARO AMICO E COMPAGNO DI LAVORO DI TANTI MIEI FILM CI HA LASCIATO. UN ABBRACCIO GRANDE A MARCO E REGINA. UNA PARTE BELLA DELLA MIA VITA DI LAVORO SE NE VA CON LUI.

Pubblicato da Sergio Martino su Giovedì 13 agosto 2020

Il ricordo esclusivo di Sergio Martino

Proprio Sergio Martino, raggiunto in esclusiva dal nostro Direttore, ha voluto ricordarlo così: «Giancarlo Ferrando, oltre ad essere stato mio collaboratore per tantissimi anni, è stato anche un mio amico. Ci siamo conosciuti giovanissimi: io facevo il segretario di produzione, lui l’assistente operatore, e da lì già nacque un rapporto di empatia e simpatia. Abbiamo avuto sempre un rapporto ironico, anche quando abbiamo girato film drammatici: l’aspetto goliardico affiorava sempre. E’ stato un ottimo direttore della fotografia, una persona leale sul set, alcune volte autoritario con i suoi dipendenti, ma sempre a fin di bene. Credo che lasci un vuoto e anche un ricordo indelebile in quel tipo di cinema tutto sommato più artigianale, che però è stato un momento importante della cinematografia italiana degli anni ’60, ’70, ’80 e ’90, per poi avere un declino inevitabile».

Prosegue Martino «Con lui ho perso prima che un compagno di lavoro, un amico fedele. In questo periodo gli sono stato vicino, ho cercato di confortarlo e di dargli speranza; purtroppo il male che aveva era un male forse preso anche troppo tardi e che forse lui ha affrontato con la certezza che – essendo una persona che si sentiva invincibile – avrebbe potuto superare, ma purtroppo non è successo. Oggi Giancarlo non c’è, sono andato a vederlo, e ovviamente rimarrà sempre nel mio cuore come un amico fraterno e compagno di una stagione splendida che probabilmente almeno per me non si potrà ripetere. Mi auguro che il cinema potrà ancora essere un mezzo per molti giovani che affrontano questo lavoro, e che abbiano la stessa fortuna e le stesse esperienze che ho vissuto io».

Giancarlo Ferrando e Sergio Martino sul set di 2019 dopo la caduta di New York
Sergio Martino e Giancarlo Ferrando sul set di 2019 dopo la caduta di New York

Le prime esperienze come operatore alla macchina

Nato a Roma il 4 novembre 1939, Giancarlo Ferrando inizia a lavorare come aiuto operatore e poi operatore alla macchina nei primi anni ’60, partecipando a film di Antonio Margheriti come I giganti di Roma (1964), A 077, sfida ai killers (1966) e Nude… si muore (1968), e ad altri come Super rapina a Milano (1964) di Celentano e Vivarelli, Due marines e un generale (1965) di Luigi Scattini, Spara, Gringo, spara (1968) di Bruno Corbucci e successivamente ai film di Vittorio De Sica I girasoli (1970) e Il giardino dei Finzi Contini (1970), che vince l’Oscar come miglior film straniero. Con Le spie uccidono a Beirut (1965) di Luciano Martino, si lega indissolubilmente al produttore romano e soprattutto al fratello regista Sergio Martino, per il quale prosegue l’attività di operatore nei suoi primi film, compresi i celebri thriller Lo strano vizio della signora Wardh e La coda dello scorpione, entrambi del 1971. Nello stesso anno viene “promosso” direttore della fotografia nel western italo-spagnolo I corvi ti scaveranno la fossa di Juan Bosch, regista con il quale ne girerà poi altri due, Dio in cielo… Arizona in terra (1972) e Il mio nome è Scopone e faccio sempre cappotto (1974).

Giancarlo Ferrando e Sergio Martino sul set de La coda dello scorpione
Giancarlo Ferrando e Sergio Martino sul set de La coda dello scorpione

La simbiosi con Sergio Martino

Inizia così un’intensa carriera da DOP che lo vedrà, nell’arco di 50 anni, illuminare ben 120 tra film e serie tv. Il suo rapporto simbiotico e di grande amicizia con Sergio Martino lo porta a girare quasi tutti i suoi film, dai gialli/thriller Tutti i colori del buio (1972), Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave (1972), I corpi presentano tracce di violenza carnale (1973), Morte sospetta di una minorenne (1975), Assassinio al cimitero etrusco (1982) e American Risciò (1989) ai poliziotteschi come Milano trema: la polizia vuole giustizia (1973) e La polizia accusa: il Servizio Segreto uccide (1975); dalle tante commedie come 40 gradi all’ombra del lenzuolo (1976), Spogliamoci così, senza pudor… (1976), La moglie in vacanza… l’amante in città (1980), Zucchero, miele e peperoncino (1980), Cornetti alla crema (1981), Ricchi, ricchissimi… praticamente in mutande (1982), Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio (1983), Se tutto va bene siamo rovinati (1983), Un orso chiamato Arturo (1992) e L’allenatore nel pallone 2 (2008) agli avventurosi La montagna del dio cannibale (1978), L’isola degli uomini pesce (1979), Il fiume del grande caimano (1979); dai fanta-action 2019 – Dopo la caduta di New York  (1983) e Vendetta dal futuro (1986) a vari generi come il noir ne La città gioca d’azzardo (1975), guerra in Casablanca Express (1989), erotico in Spiando Marina (1992). In tv i due collaborano in diverse serie tra cui Rally (1989), Delitti privati (1993) e Mamma per caso (1997). Curiosamente, però, Ferrando è assente in quelle che sono probabilmente le due commedie più celebri di Martino, Giovannona Coscialunga e L’allenatore nel pallone.

Giancarlo Ferrando, Alessandro Del Piero e Sergio Martino sul set de L'allenatore nel pallone 2
Giancarlo Ferrando, Alessandro Del Piero e Sergio Martino sul set de L’allenatore nel pallone 2

Le commedie “professionali” di Tarantini e Cicero e Qua la mano

Nella carriera di Ferrando anche ben dieci film diretti dall’ex aiuto di Martino Michele Massimo Tarantini, in particolare quelli del filone “professioni”, da La liceale (1975) a La poliziotta fa carriera (1976), da L’insegnante viene a casa (1978) a L’insegnante al mare con tutta la classe (1980), filone condiviso con Nando Cicero, col quale gira L’insegnante (1975), La dottoressa del distretto militare (1976), La soldatessa alla visita militare (1977) e La soldatessa alle grandi manovre (1978), quasi tutti prodotti dalla Dania Film di Luciano Martino, che torna poi dietro la macchina da presa per girare insieme La vergine, il toro e il capricorno (1977). Con Pasquale Festa Campanile sforna il classicissimo Qua la mano (1980), ma anche Manolesta (1981) e Culo e camicia (1981), mentre tra gli altri film da ricordare ci sono Zio Adolfo, in arte Führer (1978) di Castellano & Pipolo, Il casinista (1980) di Pier Francesco Pingitore e un paio di film con protagonista Nino D’Angelo, Uno scugnizzo a New York (1984) e Giuro che ti amo (1986).

Giancarlo Ferrando sul set con Pasquale Festa Campanile e Bruno Cascio
Giancarlo Ferrando sul set con Pasquale Festa Campanile e Bruno Cascio

Nuovi generi negli anni ’80-’90, da Lenzi a Fragasso, e l’unica regia

Terminata la stagione delle commedie, negli anni ’80, si dedica in particolare a film horror, fantasy e action, girando film con Umberto Lenzi come La guerra del ferro: Ironmaster (1983), La casa del sortilegio e La casa delle anime erranti, entrambi del 1989 per Reteitalia, e Cop Target – Obiettivo poliziotto (1990); poi con Lamberto Bava realizza Shark – Rosso nell’oceano (1984), gira l’ultimo film di Lucio Fulci, Le porte del silenzio (1991), e con Claudio Fragasso passa dal tremendo Troll 2 (1990) al celebrato Palermo Milano solo andata (1995). Nel 1994 Ferrando dirige, sotto lo pseudonimo di Maurizio Vanni, il suo unico film da regista, La ragazza di Cortina, un thriller con protagonista Vanessa Gravina nei panni di una donna in fuga dal marito, prodotto (ovviamente) da Luciano Martino.

Claudio Fragasso, Barbara Bingham e Giancarlo Ferrando sul set di Cop Target - Obiettivo poliziotto
Claudio Fragasso, Barbara Bingham e Giancarlo Ferrando sul set di Cop Target – Obiettivo poliziotto

Le miniserie tv, da Negrin a Castellari, e gli ultimi anni

A cavallo tra i primi anni ’90 e metà dei 2000 lavora molto per la televisione, dove aveva già collaborato spessonegli anni ’70 e ’80 con Alberto Negrin in miniserie come Il picciotto (1973) e Il delitto Notarbartolo (1979), oltre al già citato Sergio Martino. Tra le serie da ricordare La figlia del Maharaja (1994) di Burt Brinckerhoff, Turbo (2000) di Antonio Bonifacio, Il commissario (2002) di Alessandro Capone, e soprattutto quelle girate con Fabrizio Costa, da Michele Strogoff – Il corriere dello zar (1999) a La freccia nera (2006) ed Enzo G. Castellari, come Il ritorno di Sandokan (1996) e Deserto di fuoco (1997), con cui gira nel 2009 anche il film Caribbean Basterds (Caraibi & bastardi). Nel 2011 è la volta di Roma nuda di Giuseppe Ferrara, film a tutt’oggi rimasto inedito, mentre il suo ultimo lavoro è Di tutti i colori di Max Nardari, girato nel 2017.

Franco Nero, Enzo G. Castellari, Kabir Bedi, Giancarlo Ferrando e Fabio Testi sul set de Il ritorno di Sandokan
Franco Nero, Enzo G. Castellari, Kabir Bedi, Giancarlo Ferrando e Fabio Testi sul set de Il ritorno di Sandokan

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