Addio a Gino Landi, celebre coreografo e regista tv, da Garinei e Giovannini alla Raffa ai Sanremo baudiani

Gino Landi
Gino Landi

È morto Gino Landi, grandissimo coreografo e regista tv: ha fatto la storia dello spettacolo italiano, da Garinei e Giovannini ai varietà Rai con la Carrà (inventò il Tuca Tuca) e Baudo anche a Sanremo

Gino Landi è morto. Il celebre coreografo e regista tv, pezzo di storia dello spettacolo italiano da Garinei e Giovannini ai varietà televisivi con la Carrà o Baudo (Sanremo compresi), si è spento oggi nella sua casa romana all’età di 89 anni e da tempo aveva problemi di salute.

Lorella Cuccarini, una delle sue muse, lo ricorda così su Instagram.

Gino Landi, nato Luigi Gregori il 2 agosto 1933, è figlio di due artisti di varietà, che caldeggiano i suoi studi di danza sotto la guida di Oreste Fraboni. Debutta in teatro come ballerino, ma ben presto si accorge di non amare esibirsi davanti al pubblico e sceglie di dedicarsi alla composizione coreografica.

Nel 1957 la sua firma compare per la prima volta sulla locandina di Non sparate alla cicogna di Macario, dopodiché è autore dei balletti di Io e l’ipotenusa (1959) e di Cieli alti (1962). Nel frattempo entra alla Rai con la qualifica di regista (1958) chiamato a realizzare le coreografi e per Buone vacanze (1959) e per Giardino d’inverno (1961). Intanto la sua carriera teatrale si consolida grazie ai successi di Febbre azzurra (1965), L’onorevole (1965) e Non sparate al reverendo (1967), nuova collaborazione con Macario).

Dal 1969 inizia un importante sodalizio con Garinei e Giovannini che lo vogliono creatore dei balletti di tutti i loro principali spettacoli, da Angeli in bandiera ad Alleluja brava gente (1970), da Aggiungi un posto a tavola (1974) a Felicibumta (1975), da Bravo! (1981) alle riprese di Rugantino (1978) e di Un paio d’ali (1997). Per lo spettacolo leggero della Rai è il coreografo di trasmissioni popolari come Johnny 7 (1964), La prova del nove (1964), Scala reale (1966) e Partitissima (1967).

Coreografo per Canzonissima nel 1968 e 1971, inventa il Tuca Tuca di Raffaella Carrà, poi fa il bis con Milleluci dove la Raffa fa coppia con Mina. Dopo aver diretto una brillante versione televisiva delle commedie musicali La granduchessa e i camerieri e Felicibumta intensifica la sua attività in televisione nella duplice veste di coreografo e di regista in varietà come Cielo mio marito (1980), Noi con le ali (1983).

Si lega poi nella buona e nella cattiva sorte agli spettacoli di Pippo Baudo. Lo segue ovviamente anche a Sanremo, sempre in doppia veste, per i Festival 1987, 1995, 1996, 2002, 2003, 2004, 2007 e 2008. Dopo Fantastico ’86 sbarca alla Fininvest proprio con Lorella Cuccarini e nel 1987 Festival sarà la sua unica esperienza sulle reti del biscione.

Per il teatro lirico viene chiamato a realizzare Vivì (1962) e Il barbiere di Siviglia (1989). È anche regista di operette e di musical (Can-Can, 1998). Maestro del teatro musicale leggero e regista storico del Festival Internazionale dell’Operetta fin dalla sua fondazione nel 1970, ha firmato – come coreografo o come regista o in entrambi i ruoli – più di trenta produzioni del Festival triestino, da Il paese dei campanelli (1970), a Vedova allegraBallo al SavoyAl Cavallino Bianco (2003) e Paganini (2004). Al Teatro Verdi ha messo in scena anche Les Contes d’Hoffmann di Offenbach nella Stagione Lirica 2000/2001.

Al cinema ha coreografato diversi film tra cui peplum come Ursus (1961) e Ercole contro i figli del sole (1964), ha lavorato con Gina Lollobrigida (scomparsa ieri) ne La bellezza di Ippolita (1962), con Franco e Ciccio in 2 mafiosi contro Al Capone (1966), con Rita Pavone in Little Rita nel West (1967). È stato chiamato da importanti registi come Elio Petri ne La decima vittima (1965), Enzo G. Castellari in 7 winchester per un massacro (1967), Luigi Zampa ne Le dolci signore (1967), Steno ne La feldmarescialla (1967), Castellano e Pipolo in Remo e Romolo (Storia di due figli di una lupa) (1976), i Fratelli Taviani in Good Morning Babilonia (1987), Roberto Benigni in Pinocchio (2002), ma anche Federico Fellini, prima in Roma (1972) e poi ne Il Casanova di Federico Fellini (1976), e produzioni internazionali come Waterloo (1970) con Rod Steiger, Christopher Plummer e Orson Welles, La statua (1971) con David Niven e Virna Lisi, Joe Valachi – I segreti di Cosa Nostra (1972) con Charles Bronson e Lino Ventura, e La tempesta con John Cassavetes e Susan Sarandon.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci qui il tuo nome