Robert Duvall è morto a 95 anni, leggenda del cinema americano e premio Oscar per Tender Mercies, indimenticabile Tom Hagen ne Il Padrino e colonnello Kilgore in Apocalypse Now, sette volte candidato all’Oscar
Il leggendario attore Robert Duvall è morto a 95 anni. A darne notizia è stata la moglie Luciana Pedraza Duvall, con un lungo messaggio pubblicato sui social:
«Ieri abbiamo detto addio al mio amato marito, caro amico e uno dei più grandi attori del nostro tempo. Bob si è spento serenamente a casa, circondato dall’amore e dal conforto dei suoi cari. Per il mondo era un attore premio Oscar, un regista, un narratore di storie. Per me era semplicemente tutto. La sua passione per il suo mestiere era pari solo al profondo amore che nutriva per i suoi personaggi, per una buona tavola e per il piacere di conversare.
In ognuno dei suoi numerosi ruoli, Bob ha dato tutto se stesso ai personaggi e alla verità dello spirito umano che essi rappresentavano. Così facendo, lascia a tutti noi qualcosa di duraturo e indimenticabile. Grazie per gli anni di sostegno che avete dimostrato a Bob e per averci concesso questo tempo e questa privacy per celebrare i ricordi che ci ha lasciato».
La carriera di Robert Duvall
Nato a San Diego nel 1931, formatosi a teatro dopo il servizio nell’esercito americano, Duvall aveva debuttato al cinema nel 1962 con il ruolo silenzioso e inquieto di Boo Radley in Il buio oltre la siepe. Era solo l’inizio di una carriera che avrebbe attraversato oltre sei decenni, sempre guidata da un’idea rigorosa di recitazione: pochi effetti, molta verità, un controllo assoluto dei dettagli.
Negli anni Settanta divenne uno dei volti centrali della New Hollywood. In M*A*S*H interpretò il maggiore Frank Burns con una cattiveria grottesca e insieme credibilissima; in Quinto potere di Sidney Lumet incarnò il potere televisivo cinico e spregiudicato. In L’uomo che fuggì dal futuro di George Lucas, Duvall è il protagonista THX 1138, individuo spogliato di identità in una società totalitaria dominata dal controllo tecnologico.
Ma fu con la saga de Il Padrino, capolavoro di Francis Ford Coppola, che il suo nome entrò definitivamente nella storia del cinema. Nel ruolo di Tom Hagen, consigliere della famiglia Corleone, costruì un personaggio fatto di misura e razionalità: l’uomo dell’equilibrio in un mondo dominato dalla violenza. Hagen non è un Corleone di sangue, ma è il professionista che traduce il potere in linguaggio “presentabile”, il mediatore, il volto della strategia. Duvall lo scolpisce con sguardo fermo e tono controllato: un’interpretazione diventata modello.
In Apocalypse Now, altro capolavoro di Coppola questa volta sulla guerra del Vietnam, cambiò completamente registro: il tenente colonnello Kilgore è carismatico, imprevedibile, quasi epico nella sua follia, e Duvall lo rende magnetico senza mai trasformarlo in caricatura. Poi arrivò la consacrazione: l’Oscar come miglior attore per Tender Mercies – Un tenero ringraziamento, dove è Mac Sledge, cantante country consumato dall’alcol che tenta una redenzione lenta e dolorosa. Un film intimista, costruito sulla sottrazione, in cui Duvall fa pesare ogni pausa e ogni silenzio.
La sua grandezza, però, sta anche nel resto della lunga filmografia che conta quasi 150 tra film e serie: nel padre autoritario e ferito di Il grande Santini, nel fascino classico e malinconico di Il migliore, nel fervore spirituale e contraddittorio di L’apostolo (uno dei suoi cinque film da regista), nel respiro crepuscolare del western Terra di confine – Open Range, fino alle interpretazioni della maturità in Get Low, Widows – Eredità criminale e The Judge, dove tornò a imporsi con la sola forza della presenza scenica.
Tra i tanti personaggi celebri interpretò Jesse James ne La banda di Jesse James, il dottor Watson in Sherlock Holmes: Soluzione settepercento, Dwight Eisenhower in Ike, Joseph Pulitzer ne Gli strilloni, Josef Stalin in Stalin, Adolf Eichmann in L’uomo che catturò Eichmann, e il generale Robert E. Lee in Gods and Generals.
L’Academy lo ha candidato complessivamente sette volte: oltre alla statuetta per Tender Mercies, arrivarono le nomination per Il Padrino, Apocalypse Now, Il grande Santini, L’apostolo, A Civil Action – Azione civile e The Judge.
Anche ai Golden Globe il suo percorso fu da protagonista, con 4 vittorie per Apocalypse Now, Tender Mercies, la miniserie Colomba solitaria e il tv movie Stalin e ottenne riconoscimenti importanti anche in televisione, confermando una versatilità rara, capace di attraversare cinema e piccolo schermo senza perdere intensità. In ogni fase, Duvall è rimasto fedele alla stessa idea di recitazione: rendere l’uomo credibile, anche quando è scomodo, contraddittorio o imperfetto.

























