È morto Enzo Staiola, il piccolo Bruno di Ladri di biciclette, ultima icona del neorealismo

Enzo Staiola
Enzo Staiola

È morto a 85 anni Enzo Staiola, indimenticabile interprete di Bruno, il bambino protagonista nel capolavoro Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, simbolo assoluto del neorealismo italiano

Si è spento stamattina all’ospedale Fatebenefratelli di Roma all’età di 85 anni Enzo Staiola, celebre per aver interpretato il piccolo Bruno in Ladri di biciclette, capolavoro assoluto di Vittorio De Sica e pietra miliare del cinema neorealista. La sua figura resta una delle più iconiche e commoventi dell’intera storia cinematografica italiana: il bambino che accompagna il padre Antonio Ricci, interpretato da Lamberto Maggiorani, per le strade di una Roma affamata e ferita dal dopoguerra.

I funerali di Staiola saranno celebrativa venerdì 6 giugno presso la chiesa di San Francesco Saverio, a piazza Domenico Sauli.

Enzo Staiola, la carriera

Nato a Roma il 15 novembre 1939, Staiola fu scelto da De Sica per il ruolo senza alcuna esperienza pregressa nella recitazione: il regista lo notò per strada, colpito dalla sua naturalezza e autenticità, e gli affidò uno dei ruoli più toccanti della storia del cinema. Il film, uscito nel 1948, vinse numerosi premi internazionali tra cui l’Oscar al miglior film straniero (all’epoca Oscar onorario) nel 1950, consacrando il piccolo attore all’immortalità cinematografica.

Dopo quel debutto straordinario, Enzo Staiola partecipò ad altri film, fra cui Cuori senza frontiere di Luigi Zampa e il kolossal americano La contessa scalza di Joseph L. Mankiewicz, al fianco di Humphrey Bogart, Ava Gardner e Rossano Brazzi. Ma il successo come attore non si trasformò in una carriera duratura: con il tempo si allontanò dal cinema per dedicarsi alla vita di tutti i giorni. Diventò insegnante di matematica e lavorò come impiegato presso il catasto di Roma, conducendo una vita discreta, lontano dai riflettori. Tornò al cinema nel 1977 per una comparsata ne La ragazza dal pigiama giallo di Flavio Mogherini.

Il personaggio di Bruno in Ladri di biciclette è tuttora un simbolo universale di innocenza, di amore filiale e di dignità umana. La sua figura è rimasta impressa nella memoria collettiva come quella di un bambino silenzioso, attento, incredibilmente adulto nel dolore. Un personaggio che accompagna il padre tra disillusioni, ingiustizie e frustrazioni, testimone muto ma eloquente di un’Italia ancora alle prese con le ferite della guerra.

Il film di De Sica, scritto da Cesare Zavattini, è ancora oggi studiato nelle scuole e proiettato nei festival di tutto il mondo. La sua potenza narrativa e il suo realismo hanno influenzato intere generazioni di cineasti. E il piccolo Bruno, con il suo ciuffo spettinato e i suoi sguardi interrogativi, ne è il cuore pulsante.

Staiola non era un attore professionista, ma seppe donare al cinema italiano una delle interpretazioni infantili più intense e durature di sempre. E non si è mai pentito di questa scelta, in un’intervista a La Repubblica disse: «Diventare attore professionista? Le dico la verità, no. Alla fine, era una gran rottura di coglioni. Da piccolo non potevo mai giocare con i miei amici perché se mi facevo un segno in faccia poi non potevo più fare i film. Poi era anche un po’ noioso, i tempi del cinema sono lunghissimi. Non sono un mito, diciamo che in una vita molto normale c’è stato un periodo eccezionale».

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