Addio a Milva, si è spenta la Pantera di Goro, una delle regine della musica italiana

Milva
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E’ morta Milva, la leggendaria Pantera di Goro, donna dei record del Festival di Sanremo, cantante e attrice teatrale in 50 anni di carriera

Si è spenta all’età di 81 anni la cantante e attrice Milva. La “Pantera di Goro” era da tempo malata di alzheimer e viveva in centro a Milano con la figlia Martina Corgnati e la segretaria Edith. Dopo 50 anni di carriera, 39 album e 15 Sanremo e innumerevoli spettacoli teatrali e televisivi, nel 2010 si era ritirata dalle scene.

I record a Sanremo

Milva detiene sia il record del maggior numero di partecipazioni in gara al Festival di Sanremo, ben 15 (record condiviso con Al Bano, Peppino di Capri, Toto Cutugno), sia quello delle partecipazioni consecutive, ben 9 tra il 1961 e il 1969. A Sanremo, dove ha gareggiato per l’ultima volta nel 2007, la “Rossa” è arrivata in 5 occasioni sul podio, senza tuttavia mai riuscire a vincere la kermesse canora. Nel 2018 il Festival le ha stato assegnato il Premio alla carriera, ritirato dalla figlia Martina.

Il teatro con Strehler

A teatro Milva è stata per 30 anni musa di Giorgio Strehler, grazie al quale è diventata una delle più importanti attrici brechtiane, con un repertorio che va da Poesia e canzoni di Bertold Brecht, ai vari Io, Bertolt Brecht fino a L’opera da tre soldi. Tra i tanti che l’hanno diretta, anche Garinei e Giovannini (Angeli in bandiera) e Gianfranco De Bosio (Ruzante).

L’addio alle scene

Nel 2010 Milva diede l’addio alle scene con questa commovente lettera:

«Dopo cinquantadue anni di ininterrotta attività, migliaia di concerti e spettacoli teatrali sui palcoscenici di una buona metà del pianeta, dopo un centinaio di album incisi in almeno sette lingue diverse, ho deciso di mettere un punto fermo alla mia carriera di interprete dal vivo: una carriera che credo grande e unica, non solo come cantante ma come attrice ed esecutrice musicale e teatrale, prediletta da registi e compositori della statura di Giorgio Strehler e Astor Piazzolla, Franco Battiato e Vangelis, Luciano Berio ed Ennio Morricone; oltre che complice privilegiata di scrittori e poeti come Alda Merini, Paolo Maurensig, Giorgio Faletti, ai cui testi ho offerto la mia voce.

In tutti questi anni, la mia prima cura, preoccupazione e desiderio è stata quella di garantire al pubblico dei tantissimi teatri in cui ho avuto l’onore di esibirmi, dalla Scala al Piccolo Teatro di Milano dallo Châtelet all’Opéra di Parigi e dallo Schauspielhaus di Zurigo alla Konzerhaus di Berlino, dal Concertgebouv di Amsterdam alla Suntory Hall a Tokyo, la più alta qualità dell’interpretazione e dell’esecuzione musicale: e quindi la massima precisione tecnica e vocale ma anche l’intensità emozionale, la partecipazione di tutta me stessa. Ritengo che proprio questa speciale combinazione di capacità, versatilità e passione sia stato il mio dono più prezioso e memorabile al pubblico e alla musica che ho interpretato e per quello voglio essere ricordata.

Oggi questa magica e difficile combinazione forse non mi è più accessibile: per questo, dato qualche sbalzo di pressione, una sciatalgia a volte assai dolorosa, qualche affanno metabolico; e, soprattutto, dati gli inevitabili veli che l’età dispiega sia sulle corde vocali sia sulla prontezza di riflessi, l’energia e la capacità di resistenza e di fatica, ho deciso di abbandonare definitivamente le scene e fare un passo indietro. Saluto con affetto e riconoscenza il mio adorato pubblico, di Italia, Germania, Svizzera, Austria, Giappone, Francia, Grecia, Spagna, Argentina, Polonia, Olanda, Corea, Croazia, Slovenia, Russia, Stati Uniti, che mi ha seguita e amata».

L’omaggio di Renato Zero

Tre mesi fa, Renato Zero aveva voluto omaggiarla, in collegamento telefonico a Domenica In mentre c’era ospite Ornella Vanoni: «Visto che stiamo parlando di Ornella Vanoni, che è una grandissima della musica italiana, volevo con voi esternare un saluto a Milva, che è stata anche lei una enorme interprete del panorama italiano ed è stata, devo dire, ingiustamente abbastanza dimenticata. Questo non lo permettiamo. Le mandiamo un grande abbraccio».

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