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È morta Angela Luce, voce di Napoli: da Eduardo a Mario Merola, da Totò al David di Donatello

Angela Luce
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Angela Luce, leggendaria attrice e cantante napoletana, è morta a 88 anni: un lunga carriera tra cinema, teatro e musica, da Eduardo e Merola ai film con Totò, Pasolini, Martone e Avati, dal David di Donatello a Sanremo

È morta Angela Luce. L’attrice e cantante napoletana si è spenta all’età di 88 anni. Figura poliedrica dello spettacolo italiano, ha attraversato il cinema, il teatro e la musica con una carriera attiva fin dagli anni Cinquanta.

Dal cinema degli anni Sessanta al nuovo cinema italiano

Nata a Napoli nel 1937 Angela Luce debutta sul grande schermo alla fine degli anni Cinquanta, attraversando il cinema italiano per oltre quarant’anni. Nei primi anni Sessanta prende parte a numerose produzioni popolari, legate anche alla tradizione napoletana e spesso accanto a Totò – da Signori si nasce a Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi, costruendo una presenza riconoscibile per intensità e naturalezza interpretativa.

Nel 1971 lavora con Pier Paolo Pasolini ne Il Decameron, inserendosi in un contesto autoriale e due anni dopo è diretta da Salvatore Samperi in Malizia (1973), film che diventa un grande successo di pubblico. Arrivano poi sul grande schermo le sceneggiate napoletane, come Lacrime napulitane (1981) con Mario Merola.

Negli anni Novanta torna al centro dell’attenzione con Mario Martone in L’amore molesto (1995), tratto dal romanzo di Elena Ferrante. Qui interpreta una donna segnata da una vita difficile, ruolo intenso e doloroso che mostra una maturità attoriale lontana dagli stereotipi del cinema popolare e che le farà vincere il David di Donatello come miglior attrice non protagonista. Nel 2005 recita in La seconda notte di nozze di Pupi Avati, nei panni di una delle zie di Antonio Albanese, portando a casa la candidatura ai Nastri d’Argento.

Il teatro e la sceneggiata napoletana

Accanto al cinema, Angela Luce ha mantenuto un rapporto costante con il teatro, in particolare con la tradizione napoletana. Dopo aver iniziato accanto a Eduardo De Filippo, è stata protagonista di spettacoli di prosa e sceneggiate, portando in scena figure femminili forti, spesso segnate da conflitti familiari e sociali, in cui recitazione e canto si intrecciavano naturalmente.

In questo ambito ha lavorato anche accanto ai più grandi, condividendo il linguaggio della sceneggiata napoletana che univa musica, dramma e racconto popolare, e contribuendo a rendere questo genere uno dei fenomeni culturali più seguiti dal pubblico del Sud Italia.

La voce e la canzone napoletana

La vocalità di Angela Luce è stata uno degli elementi centrali della sua identità artistica. Voce intensa, espressiva, profondamente legata alla tradizione napoletana, ha interpretato brani in cui il canto diventava prosecuzione naturale della recitazione.

Partecipò a manifestazioni come Un disco per l’estate con brani quali La casa del diavolo e Cara amica mia, e si distinse con successi legati al repertorio tradizionale. Nel 1975 esordì al Festival di Sanremo arrivando seconda dietro Gilda con il brano Ipocrisia. Non era una cantante “ornamentale”, ma un’interprete capace di raccontare storie attraverso il timbro e la parola, qualità che le ha permesso di muoversi con credibilità tra musica, teatro e cinema.

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