Addio all’attrice Maria Rohm, bionda musa erotica di Jesus Franco

Maria Rohm

Morta l’attrice austriaca Maria Rohm, musa di Jesus Franco e interprete di tanti suoi cult movie, da 99 donne a Justine, da Paroxismus a Il conte Dracula.

Se n’è andata in silenzio un’altra eroina del cinema di genere, Maria Rohm. La musa di Jesus Franco e vedova del suo produttore Harry Alan Towers, è morta a Toronto lunedì 18 giugno all’età di 72 anni, come annunciato sul suo profilo Facebook dall’amica attrice Hunter Phoenix: «Carissimi amici, è con grande tristezza che condivido la notizia che la nostra cara amica Maria Towers / nata Maria Rohm è scomparsa. Sono sicura che tutti voi avete molte domande e sono felice di rispondervi a tempo debito, ma vi chiedo di rispettare la privacy delle persone a lei più vicine in questo momento difficile. Ci mancherà molto non solo per il suo lavoro, ma soprattutto per la sua gentilezza e compassione».

Maria Rohm e Harry Alan Towers
Maria Rohm e il marito Harry Alan Towers

Come successivamente raccontato sempre dalla stessa amica Hunter Phoenix, la Rohm era stata ospedalizzata dopo essere crollata a terra per un’improvvisa paralisi alle gambe. Gli esami hanno portato alla scoperta di una leucemia acuta e di un tumore che premeva contro la colonna vertebrale (causa della paralisi), mentre l’ex attrice era convinta di soffrire di sciatica. Le sue condizioni si sono poi rapidamente deteriorate ed è morta pochi giorni dopo l’entrata in ospedale.

99 donne (1969)

Maria Rohm (Helga Grohmann) nasce a Vienna nel 1945 (ma alcune fonti riportano 1943) e sin da bambina calca i palcoscenici, in classici tratti da Shakespeare, Tolstoy e lavorando con grandi attori. A 18 anni la bella e bionda dall’aria aristocratica Maria fa un provino per il produttore Harry Alan Towers, che perde la testa per lei e, dopo averla sposata nel 1964, la lancia in pellicole internazionali dirette da Jeremy Summers, come I 5 draghi d’oro (1967) o Le false vergini (1968) con Vincent Price. La quasi totalità dei film interpretati dalla Rohm saranno prodotti dal marito (spesso anche in veste di sceneggiatore), compreso The Blood of Fu Manchu che nel 1968 segna l’inizio del sodalizio con il maestro spagnolo dei b-movie, Jesus Franco, di cui diventerà la musa al pari della sfortunata Soledad Miranda.

The Blood of Fu Manchu (1968)

Con Franco, Maria Rohm gira i suoi film più celebri, ben nove in appena cinque anni. Nella maggior parte di essi c’è un alto tasso di erotismo, frequenti scene lesbo, perversioni, sadismo e, spesso, persino inserti hard core (ai quali le stesse attrici non si sono sottratte), come vuole la tradizione del regista spagnolo. Dopo il già citato Fu Manchu con Christopher Lee e l’avventuroso Sumuru regina di femina, arriva il primo W.I.P. franchista 99 donne, in cui è una vittima di violenze carcerarie con Maria Schell, Luciana Paluzzi e la sensualissima Rosalba Neri. Segue il “de sadiano” Justine ovvero le disavventure della virtù, in cui è Juliette, sorella della giovanissima Justine / Romina Power, con Klaus Kinski nei panni del celebre e perverso marchese.

Justine ovvero le disavventure della virtù (1969)

E’ poi la volta del capolavoro franchista, Paroxismus – Può una morta rivivere per amore?, in cui è il fantasma di una ragazza uccisa che perseguita il protagonista, in cerca di giustizia nei confronti di chi l’ha uccisa. Si passa quindi al film in costume con Il trono di fuoco, che vede la Rohm intenta a vendicare la sorella Margaret Lee, bruciata come strega dall’inquisitore Christopher Lee, il quale nel film successivo, De Sade 70, sarà invece a capo di una setta di sadici a cui proprio la Rohm cercherà di procurare ragazze. La più celebre di quelle pellicole dirette da Jesus Franco e prodotte da Towers è però Il conte Dracula, che riporta l’inossidabile Christopher Lee a vestire i panni che lo resero celebre ai tempi della Hammer (ma stavolta baffuto), affiancato dall’immancabile Kinski / Renfield, mentre la Rohm è la bella Mina. Il sodalizio con Franco si conclude nel 1972 con il misconosciuto Sex Charade, con il maniaco Paul Muller che tiene in cattività la malcapitata Soledad Miranda (prematuramente scomparsa in un incidente due anni prima.

Paroxismus – Può una morta rivivere per amore? (1969)

Per Maria Rohm poco altro nel post Franco: nel 1970 gira il Dorian Gray di Massimo Dallamano, Il dio chiamato Dorian, in cui viene impalmata da Helmut Berger, mentre due anni dopo è nel cast del travagliato L’isola del tesoro con Orson Welles e de Il richiamo della foresta con Charlton Heston. L’ultimo ruolo di rilievo è invece quello della domestica Elsa Martino, seconda “piccola indiana” a morire in …e poi, non ne rimase nessuno (1974) di Peter Collinson. L’ultimo film della Rohm è invece l’erotico post Emmanuelle ambientato a Honh Kong La fine dell’innocenza, ancora diretto da Dallamano, dopo il quale l’attrice decide di ritirarsi dalle scene concludendo la sua carriera con una trentina scarsa di titoli interpretati.

Il dio chiamato Dorian (1970)

Maria Rohm si è quindi unita al marito Harry Alan Towers diventando produttrice di film indipendenti, tra cui l’avventuroso Black Arrow (1985) con tra gli altri Oliver Reed e Donald Pleasence, e gli horror Dr. Jekyll e Mr. Hyde sull’orlo della follia (1989) con Anthony Perkins e Dorian (2004) con Malcolm McDowell, fino all’estate del 2009, quando è rimasta vedova dopo 45 anni di matrimonio.

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