Molto rumore per nulla, la recensione: il teatro come gioco

Molto rumore per nulla

Il teatro è gioco, intrattenimento, immaginazione. Ci ricorda proprio questo Molto rumore per nulla, la celebre commedia shakespeariana, riadattata e diretta da Ilaria Testoni, in scena al Teatro San Paolo. E quello spettatore “bambino”, che apre e chiude lo spettacolo, torna a riaffacciarsi dai nostri cuori adulti.

Tra gioco e metateatro

Molto rumore per nulla (Much Ado About Nothing), celebre commedia teatrale scritta da William Shakespeare, porta in scena una vicenda amorosa, tra il romantico, il drammatico e persino il farsesco, e riflette gioiosamente sulla fragilità ed inconsistenza dell’animo umano, a cui basta troppo spesso una parola, un fraintendimento, un soffio…per mutare le proprie convinzioni radicalmente. Il riadattamento di Ilaria Testoni preserva il nucleo originale ed i registri diversi propri della “tragicommedia” shakespeariana, ma proponendoli fin da subito tramite un approccio metateatrale che coinvolge, diverte ed incuriosisce fin dalle primissime scene lo spettatore, che si trova catapultato nel bel mezzo di una rappresentazione di cui viene ricordato, battuta dopo battuta, il carattere di gioco, finzione e costruzione scenica. Così, lo spazio scenico viene costantemente oltrepassato per invadere la platea, fisicamente e verbalmente. Il pubblico si trova letteralmente circondato dalla finzione teatrale, ostentata ad ogni momento, e viene interpellato indirettamente più volte, tra siparietti comici, interruzioni, “note registiche”, battute dimenticate. Il tutto crea un divertente e ben riuscito effetto di spettacolo nello spettacolo.

Lo spettatore bambino e i personaggi

La scena si apre apparentemente come da copione, vengono recitate le prime battute che subito richiamano il testo originale e tutto procede normalmente. Improvvisamente, un brusco temporale arriva a scombussolare tutto e il sipario si richiude sulla scena. Capiamo allora che stiamo per assistere a qualcosa di molto diverso. Alcuni personaggi si affacciano e osservano sorpresi la platea. Ed ecco che viene annunciato uno spettatore d’eccezione: un bambino! Un unico bambino come punto di vista privilegiato, referente della storia ed interprete di essa. Allora il gioco teatrale si mette in moto, il sipario si riapre e la rappresentazione riprende di nuovo, dall’inizio. Ed ecco tutti i personaggi della commedia così come li conosciamo, o quasi. C’è l’irriverente ed orgogliosa Beatrice (Laura Garofoli); Donna Lea (Barbara Logaglio), spassosissima e civettuola versione femminile del personaggio originario Leonato; la dolce figlia Ero (Francesca Dinale); il Principe d’Aragona Don Pedro (Valerio Camelin), un po’ borioso ma fedele amico; lo sgangherato soldato Claudio (Camillo Marcello Ciorciaro) e Benedetto (Mauro Mandolini), soldato e scapolo dichiarato. Ed ancora Don Juan (Paolo Benvenuto Vezzoso) e il servetto senza scrupoli Borraccio (Roberto Di Marco), annunciati ogni volta da rumori altisonanti e serissimi silenzi, che producono uno spassoso effetto comico. Ed infine Margherita (Ilaria Amaldi), nel doppio ruolo di serva di Ero e di suggeritore di battute all’occasione.

Molto rumore per nulla

Il fraintendimento, il potere della parola, l’inconsistenza umana

Molto rumore per nulla è uno dei testi teatrali senza dubbio più noti e fortunati, proprio per la capacità di mettere in scena l’integrità umana con l’unico obiettivo di mostrarne imperfezione ed inconsistenza. Siamo umani, siamo imperfetti, siamo deboli. Questo è il cuore della vicenda shakespeariana, mantenuto in questo riadattamento. Beatrice e Benedetto spendono le loro energie in alti proclami, giuramenti e promesse solenni, ostentando orgoglio, fastidio l’un per l’altra, fermezza. Eppure basta una parola in più, una finzione ben architettata, qualche suggerimento o giochetto psicologico per far crollare questo grande castello di odio reciproco che i due personaggi si erano impegnati così tanto a metter su, l’uno contro l’altro. Basta un dubbio insinuato e si passa dall’odio all’amore, e viceversa. E così, Benedetto e Beatrice si scoprono amanti e finiscono per abbandonarsi in dichiarazioni ed atteggiamenti addirittura ben più eclatanti degli altri personaggi, contro ogni aspettativa.

Il teatro come gioco

Questo riadattamento di Molto rumore per nulla ci trasporta in una dimensione di gioco e immaginazione che rappresenta, infine, l’essenza più autentica del teatro, inteso come momento magico di creazione e fantasia, una finzione fiabesca che si rivolge al bambino in noi, quello spettatore speciale con cui si apre e si chiude la rappresentazione. Proprio come bambini giochiamo ad inventare mondi e storie, ad assemblarle tra loro. Calziamo i panni di eroi e cattivissimi, principi e principesse, fingendo amori, tradimenti e battaglie che diventano più reali del reale nel momento speciale in cui si animano in quella dimensione a sé che è il teatro, imitazione della vita e allo stesso tempo suo superamento. La storia che va in scena è allora quella di una compagnia un po’ sgangherata, piratesca e grottesca, che cerca di rappresentare al meglio possibile il celebre testo del grande Shakespeare. Riuscendoci a suo modo e svelando, battuta dopo battuta, la macchina teatrale e il gioco che di volta in volta la innesca.

Molto rumore per nulla

Molto rumore per nulla sarà in scena al Teatro San Paolo Ostiense 190 dal 15 al 18 marzo. Lo spettacolo è inserito all’interno della sezione Giovani – Un futuro nel teatro della Compagnia Mauri Sturno. Professionisti del mondo teatrale lavoreranno insieme a giovani attrici e attori per accompagnarli al teatro professionistico. Testo e regia di Ilaria Testoni. Con Mauro Mandolini, Barbara Logaglio, Laura Garofoli, Camillo Marcello Ciorciaro, Valerio Camelin, Francesca Dinale, Roberto Di Marco, Ilaria Amaldi e Paolo Benvenuto Vezzoso. Per ulteriori informazioni su orari, biglietti e prenotazioni vi rimandiamo al sito del teatro.

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