Mike Dawes, il tour del virtuoso della chitarra ricomincia da Prato

Mike Dawes
Mike Dawes

Il virtuoso della chitarra acustica Mike Dawes fa tappa a Prato con il suo tour nei club che proseguirà questa settimana per chiudersi domenica a Roma

Si chiama Mike Dawes, ha l’aspetto fragile e oblungo di un fenicottero rosa, ha i capelli lisci e lunghissimi, le dita come ramoscelli, come fosse disegnato da Tim Burton. È uno dei chitarristi acustici più bravi al mondo. E stasera è in concerto al Garibaldi di Prato. Domani, 22 febbraio, sarà a Bologna al Bravo Caffè, il 23 febbraio all’auditorium Gazzoli di Terni, il 24 febbraio a Industrie sonore a Isola del Liri, per chiudere il tour il 25 febbraio a Roma, al Let It Beer. L’anno scorso era già stato protagonista di un trionfale tour italiano, come ospite speciale di Tommy Emmanuel.

È un virtuoso, su questo non ci sono dubbi. Riesce a fare cose, con quel pezzo di legno e quelle sei corde, che altri non riescono e non riusciranno mai a fare. Ma non è questo che conta. Il fatto è che, attraverso la sua grande abilità tecnica, Mike Dawes riesce a convogliare emozioni, atmosfere, stati d’animo, squarci verso paesaggi interiori mai visti prima. Con quelle dita come lunghi, delicati artigli di l’uccello scandisce i tempi e i modi di un viaggio interiore lungo tutto un concerto.

Suona principalmente chitarre acustiche, delle quali sfrutta – ovviamente – anche la cassa, da battere con la punta delle dita, con il palmo della mano, con le nocche, per creare ritmi, progressioni sonore. Si chiamano tapping e slap, per quelli bravi. Modi per tirar fuori tutto da quell’aggeggio di legno: percussività, armonia, melodia. Spesso usa accordature aperte, soprattutto la mitica DADGAD, l’accordatura aperta in Re, quella che fa “cantare” la chitarra più di ogni altra. Sa usare il pedale e la loop station, ma senza strafare.

È folk ma è anche rock, accoglie suggestioni orientali, medievali, metal. E sa intrattenere il pubblico, parlandogli, mentre esegue da solo tutta la partitura di Somebody That I Used to Know di Gotye. Che, dopo averla sentita, si è complimentato personalmente con lui. Se Tommy Emmanuel gigioneggia, empatizza con il pubblico, gioca con gli spettatori e con la chitarra, ed è come se continuamente dicesse “vedete come sono bravo? Eppure è tutto un gioco”, Mike Dawes è come se intrattenesse un dialogo di amore, di seduzione, di rispetto e di affetto, con la chitarra, del quale mette da parte anche il pubblico. Ma che non si sappia troppo in giro.

Fra le sue reinterpretazioni di brani molto celebri, Fields of Gold di Sting riarrangiato e suonato insieme a Tommy Emmanuel, Hallelujah di Leonard Cohen o Smells Like Teen Spirit dei Nirvana. Senza mai dimenticare il groove, il tiro, il ritmo, la coesione di ogni nota con il tutto. È stato nominato dalle riviste MusicRadar e Total Guitar miglior chitarrista acustico del mondo nel 2017 e 2018.

Articolo di Giovanni Bogani

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