I 10 migliori film del 2019 per Spettacolo.eu

Il 2019 si conclude ed ecco per voi la nostra classifica dei 10 migliori film dell’anno, stilata da Fabio Giusti, tra conferme e sorprese inaspettate 

Tutto si può dire del 2019 tranne che sia stato un anno avaro di grandi film. Ora, pur senza ribadire quanto il coefficiente di soggettività delle classifiche di fine anno sia tendente a infinito, appare comunque ovvio come le cosiddette top ten non ambiscano realmente a ordinare film diversissimi tra loro secondo un ordine di qualità. Sono però utili a tirare le somme e, quando va bene, a estrapolare – o almeno provare a farlo – un minimo comune denominatore tra le opere in questione. E il fil rouge che unisce quasi tutti i migliori film di quest’anno è, a nostro parere, la volontà di riscatto.

10. Il colpevole – The Guilty – Gustav Möller

Era dai tempi di Locke che non si vedevano le unità aristoteliche di tempo, luogo e azione sfruttate così ad arte. Una notte, una centrale di polizia e un uomo che cerca di fare la cosa giusta. Punto. Il colpevole è la dimostrazione lampante di come, quando l’idea è davvero buona, bastino due o tre elementi per fare un ottimo film. Jakob Cedergren regge da solo – e solo con la parte superiore del corpo ché, del resto, è quasi sempre seduto – tutto il peso di un thriller gelido come la Danimarca in cui è ambientato e cupo come la più scura delle notti dell’anima.

9. Dolor y Gloria – Pedro Almodovar

Pedro Almodovar ritrova la sua forma migliore semplicemente ripartendo da sé, in una sorta di suo personalissimo all’interno del quale l’autore spagnolo si mette a nudo con estremo coraggio senza risparmiare nulla né a se stesso né allo spettatore. Un’opera magnifica e toccante sulla dipendenza: dalla droga, da una madre la cui perdita, in fondo, non è mai stata davvero accettata e dall’amore di un tempo lontano. E dipendenza dal cinema anche: magnifica ossessione e, forse, unica reale speranza di rinascita.

8. JokerTodd Phillips

Il film più osannato del 2019, pur non essendo il capolavoro salutato da molti, resta un’opera di importanza capitale nel suo prescindere dal testo per poggiare in maniera così totale sulla sublime performance di Joaquin Phoenix. Così, mentre la narrazione di questo disagio urbano così intriso di solitudine e paranoia è affidata alle mani, alla risata e agli scatti nervosi di un attore in stato di grazia, Todd Phillips gira un film che, più che raccontare, si (e ci) interroga, in primis sulla sua stessa natura. È un cinecomic o un film d’autore travestito da blockbuster? Il fascino di Joker, forse, sta proprio nel suo non fornire alcuna risposta.

Joker - Joaquin Phoenix
Joker

7. Midsommar – Il villaggio dei dannatiAri Aster

L’opera seconda di Ari Aster è un horror che, come in parte anche il precedente Hereditary, non rispetta quasi nessuna delle regole auree del genere. Midsommar inizia come un dramma, poi si trasformarsi in una strano road movie e infine virare deciso verso il perturbante ponendosi a metà strada tra una versione bucolica di Hostel e il folklore deviato di The Wicker Man. Gli ultimi venti minuti sono obiettivamente quanto di più disturbante si sia visto al cinema quest’anno.

6. Noi – Jordan Peele

Sorta di Invasione degli ultracorpi 2.0, Noi spaventa e affascina in egual misura, costringendoci a guardare proprio in quegli angoli dove quasi mai volgiamo lo sguardo, sul suo lato più oscuro di un’America dove la distinzione principale non è neanche più tra bianchi e neri, bensì quella tra dei molto più generici “noi” contrapposti a dei “loro”.

5. C’era una volta…a Hollywood – Quentin Tarantino

Nell’ultimo Tarantino c’è tanto di quel Cinema da costruirci sopra almeno dieci (grandi) film. C’era una volta…a Hollywood, più che una storia, racconta un mondo e, nello specifico, il lato più oscuro del Paese delle Meraviglie. 25 anni dopo Pulp Fiction Quentin Tarantino mette da parte l’iperviolenza e i dialoghi serrati fino ad oggi suoi marchi di fabbrica e firma il suo film più personale e romantico di sempre. E, proprio per questo, forse anche il più imperfetto.

4. Marriage Story – Noah Baumbach

Un film di bellezza stordente, scritto e diretto da un Noah Baumbach che sembra John Cassavetes. Che vuol dire lasciare a casa l’ironia – parliamo pur sempre di uno che ha scritto Steve Zissou e Fantastic Mr. Fox – e puntare la macchina da presa su quello spazio inesorabilmente vuoto dove, fino a un attimo prima, c’era l’amore. O, almeno, un amore.

marriage-story
Marriage Story

3. Vice – L’uomo nell’ombra – Adam McKay

“In cosa crediamo?” chiede, a un certo punto, il giovane Cheney a Donald Rumsfeld. La risposta è una risata che non ammette repliche. E contribuisce a fare di Vice lo specchio deformante degli ultimi 50 anni di politica americana. Adam McKay estremizza lo stile tutto ellissi selvagge e totale assenza della quarta parete già ben presente nell’ottimo La grande scommessa e se ne esce con un trattato di inestimabile precisione e crudeltà sulle declinazioni più ottuse del potere. Un Christian Bale, al solito, monumentale fa il resto.

2. Parasite – Bong Joon-hoo

Parasite costruisce un meccanismo spettacolare pressoché perfetto partendo dalla disillusione per un divario – economico, sociale, umano e, come nel caso dei Kim e dei Park, addirittura olfattivo – che non ha alcuna speranza di essere colmato. Un’opera monumentale che, oltre a ridefinire il concetto stesso di crescendo, spinge a una riflessione, per forza di cose amara, sullo stato attuale dello storytelling nella settima arte.

1. The Irishman Martin Scorsese

Film di ritorni impossibili e di possibili addii, The Irishman, sulla carta, è il sogno proibito di qualsiasi amante del cinema di Scorsese, che è un po’ come dire qualsiasi amante del Cinema. Tre ore e mezza di cinema purissimo e, a suo modo, delicato che, sotto la patina del genere, offrono in realtà il più classico degli spettacoli della vita e della morte.

The Irishman
The Irishman

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