La nostra recensione di Midas Man, il biopic di Joe Stephenson su Brian Epstein, il genio e manager dei Beatles interpretato da Jacob Fortune-Lloyd
Con Midas Man il regista Joe Stephenson porta finalmente al centro della scena Brian Epstein, l’uomo che più di chiunque altro trasformò quattro ragazzi di Liverpool in un fenomeno globale. In un’epoca dominata dai biopic musicali, dedicare un lungometraggio al “quinto Beatle” era quasi inevitabile. Eppure, nonostante il soggetto straordinario, il film si rivela più un racconto funzionale che un ritratto definitivo. Resta un’opera competente ma per nulla penetrante.

L’uomo dietro la Beatlemania
Brian Epstein è il manager che il 9 novembre 1961 scese le scale del Cavern Club di Liverpool e, senza saperlo, cambiò la storia della musica. Giovane borghese colto e ambizioso, alla guida del negozio di dischi di famiglia, rimase folgorato dall’energia dei Beatles e intuì subito il loro potenziale, offrendosi di rappresentarli.
Fu lui a curarne l’immagine e a credere in loro, nonostante il clamoroso rifiuto della Decca Records. Dopo una serie di tentativi, ottenne un’audizione con George Martin alla Parlophone: con la sostituzione di Pete Best con Ringo Starr e l’uscita di Love Me Do, iniziò l’ascesa. In pochi anni, Epstein lasciò un segno indelebile nella storia della musica, ben oltre il semplice ruolo di manager. Il resto è leggenda.

Il Re Mida della musica
Il film ripercorre le tappe fondamentali della carriera di Brian Epstein: dalla gestione del negozio di dischi alla folgorazione al Cavern Club, dalla trasformazione dell’immagine dei Beatles – completi eleganti, tagli a caschetto, disciplina professionale – fino alla conquista dell’America con l’approdo a The Ed Sullivan Show. Il film ripercorre, oltre all’ascesa professionale di Brian, anche gli episodi chiave del successo dei Beatles, strettamente legati alla sua persona. A lui si devono l’ingresso di Ringo Starr, le tournée internazionali, meno le crisi mediatiche, come la polemica sulla frase di Lennon “più famosi di Gesù”.
Il titolo richiama esplicitamente il mito di Re Mida: Brian Epstein è colui che “trasforma in oro” ciò che tocca, intuendo il potenziale dei Beatles quando nessun altro credeva in loro. Tuttavia il film procede per quadri illustrativi più che per approfondimenti psicologici. L’impressione è quella di una narrazione che spunta caselle obbligate del mito beatlesiano, senza mai scendere davvero negli abissi interiori del protagonista.

Un racconto didascalico e poco introspettivo
Il problema non è ciò che viene raccontato, ma come viene raccontato. Lo stile è spesso quello di un film televisivo con ricostruzioni corrette ma superficiali, dialoghi esplicativi, scenografie che a tratti sembrano set teatrali. L’uso frequente della rottura della quarta parete, con Epstein che si rivolge direttamente in camera, inizialmente aggiunge dinamismo, ma alla lunga diventa un espediente didascalico, che accelera la trama a scapito dell’approfondimento psicologico e dell’immersione dello spettatote. Per i neofiti il film può risultare informativo. Per chi conosce già la storia della Beatlemania, offre poco di realmente inedito.
Jacob Fortune-Lloyd: l’interpretazione che sorregge il film
Nel ruolo principale Jacob Fortune-Lloyd (già visto ne La regina degli scacchi) offre una prova solida e sensibile. Il suo Brian Epstein è composto, elegante, attraversato da una vulnerabilità trattenuta, infatti molta dell’autenticità emotiva del film poggia sulle sue spalle. Riesce a restituire la miscela di ambizione, disciplina e dolore represso che caratterizzava il manager.
Intorno a lui un cast più altalenante: gli attori che interpretano i giovani Beatles sono credibili per somiglianza e gestualità – in particolare Jonah Lees nei panni di John Lennon e Blake Richardson come Paul McCartney – ma restano figure di contorno, spesso ridotte a battute ironiche o scambi superficiali. Ottimo invece Charley Palmer Rothwell nei panni di George Martin, capace di incarnare con precisione la brillantezza meticolosa del produttore. Più discutibile invece la scelta di Jay Leno nei panni di Ed Sullivan, che appare fuori registro.

Scelte narrative e limiti stilistici
Il film non ignora l’omosessualità di Epstein né la sua dipendenza da farmaci e stimolanti, ma li tratta con cautela. Uno degli aspetti più delicati della figura di Epstein è la sua omosessualità, vissuta in un’epoca in cui era ancora criminalizzata nel Regno Unito. Purtroppo questa parte delicata della vita del manager viene solo accennata, restando in superficie; infatti le tensioni quotidiane, la paura costante della disapprovazione sociale, il tormento interiore non vengono esplorati con la profondità necessaria. Anche la presunta relazione con Lennon durante il viaggio in Spagna del 1963 viene completamente elusa.
Tutto ciò plasma un ritratto di un uomo pressato dallo stress e dalla solitudine, ma non si percepisce il senso di autodistruzione, mancando di esplorarne fino in fondo le sue contraddizioni, limitandosi ad accenni senza mai abbracciare davvero questi temi. È sicuramente una scelta registica di Stephenson, quella di una chiusura composta quasi pudica per il giovane Brian.
L’assenza delle canzoni originali dei Beatles (per questioni di diritti) priva il film di una componente emotiva fondamentale, perché raccontare la Beatlemania senza la loro musica significa inevitabilmente smorzarne l’impatto.

Luci e ombre del manager dei Beatles tra genio e solitudine
Midas Man riesce a trasmettere la devozione assoluta di Brian Epstein verso i Beatles: la sua convinzione incrollabile nel loro talento, la determinazione nel portarli in America, la volontà di renderli più grandi di Elvis. Proprio per questo, il film risulta quasi come un prologo ai futuri progetti cinematografici dedicati ai Beatles (si pensi ai film annunciati da Sam Mendes), più che come opera definitiva su Epstein. Mostra l’uomo che diede forma al mito, colui che rese la band un fenomeno mondiale, ma raramente si sofferma sul costo personale di quel successo.
Le parole di Paul McCartney (“Se c’era un quinto Beatle, quello era Brian”) riassume il senso dell’operazione, ma la figura di Epstein è, dopo la visione, ancora compless ed enigmatica. Imprenditore visionario, uomo solo, intrappolato tra successo pubblico e repressione privata, questo era Brian. Il film lo racconta con rispetto e una certa delicatezza, ma senza il coraggio di spingersi davvero dentro il suo conflitto interiore. Midas Man è un biopic guardabile, sicuramente un omaggio sincero al “quinto Beatle”, che però lascia ancora spazio – e bisogno – per un ritratto cinematografico più audace e definitivo.
| TITOLO | Midas Man |
| REGIA | Joe Stephenson |
| ATTORI | Jacob Fortune-Lloyd, Jonah Lees, Blake Richardson, Leo Harvey-Elledge, Campbell Wallace, Emily Watson, Eddie Marsan, Ed Speleers, Alex Macqueen, Jay Leno, Eddie Izzard, Charley Palmer Rothwell, Adam Lawrence |
| USCITA | 26 febbraio 2026 |
| DISTRIBUZIONE | Eagle Pictures |
Tre stelle

























