Michael Jackson, smentita ammissione Sony su brani falsi nell’album postumo

Michael Jackson 2008

La Sony ammette in tribunale di aver pubblicato tre brani falsi nell’album postumo del 2010 Michael di Michael Jackson. Poi arriva la smentita, ma i dubbi restano.

Partiamo dall’inizio: quando è uscito l’album postumo Michael nel 2010, molti fan di Michael Jackson hanno espresso dubbi riguardo all’autenticità di tre canzoni in esso contenute: Breaking News, Keep Your Head Up e Monster. Nel 2014 una fan di nome Vera Serova ha presentato in tribunale una causa collettiva contro gli amici e produttori di Jackson, Eddie Cascio e James Porte e la casa di produzione del cantante Angelikson Productions LLC, citandoli per aver creato delle canzoni false per poi venderle attraverso l’etichetta Sony Music.

A distanza di quattro anni, sarebbe arrivata la conferma proprio dalla stessa Sony Music, che avrebbe dichiarato che le tre canzoni non sono autentiche e a cantarle è stato un imitatore del Re del Pop, tale Jason Malachi. La Sony e la proprietà del marchio Michael Jackson si sarebbero giustificate dicendo di aver acquistato le canzoni dai due produttori, basandosi solo sulla loro parola, i quali avrebbero affermato che le canzoni sono state registrate nel seminterrato di Cascio nel 2007. Nessuno dei due produttori è però mai riuscito a provare che quelle canzoni appartenessero realmente a Jackson. Diversi collaboratori storici del “King of Pop” hanno anche notato l’assenza di alcune caratteristiche tipiche delle registrazioni del cantante, come gli schiocchi di dita e battiti di piedi con cui era solito accompagnarsi quando registrava le sue parti. Tutte le incongruenze trovate nelle canzoni sono state raccolte in un verbale di 41 pagine redatto dall’audiologo forense George Papcun.

A questo punto, però, arriva il quasi immediato dietrofront. Questa settimana, a procedimento ancora in corso, gli imputati sono comparsi in tribunale per discutere se le note di copertina dell’album siano o meno protette dal Primo Emendamento. Secondo fonti interpellate da Variety, un avvocato della proprietà Jackson avrebbe utilizzato una frase simile a «anche se la voce non era quella di Jackson», che è stata interpretata da alcuni partecipanti all’udienza come un’ammissione della Sony che effettivamente le canzoni fossero dei falsi. Da lì la testata Hip Hop N More ha lanciato giovedì un titolo che recita “La Sony Music riferisce di aver diffuso canzoni di Michael Jackson false sull’album postumo“, prontamente rilanciata da altre testate e network.

Sarebbe quindi tutto frutto di un grosso equivoco sull’errata interpretazione delle parole dell’avvocato. «Nessuno ha ammesso che Michael Jackson non abbia cantato sulle canzoni», ha dichiarato Zia Modabber, un avvocato che rappresenta sia Sony che la proprietà Jackson. «L’udienza di martedì riguardava la questione se il Primo Emendamento proteggesse Sony Music e la proprietà e non si è pronunciato sulla questione di chi sia la voce che si trova nelle registrazioni». I dubbi però restano e sono tanti. Si attendono nuovi sviluppi della vicenda.

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