MGMT: la recensione di Little Dark Age

MGMT - Little Dark Age

A distanza di cinque anni dall’ultimo lavoro, gli MGMT hanno rilasciato Little Dark Age, nuovo album che certifica la loro crescita continua.

Cinque anni dopo l’ultimo album, gli MGMT hanno pubblicato il nuovo lavoro: il duo composto da Andrew VanWyngarden e Benjamin Goldwasser ha rilasciato Little Dark Age, accontentando finalmente i fan che attendevano impazientemente. Si tratta di un ritorno in grande stile, che non solo consolida le sonorità ormai classiche della band, ma si evolve aprendosi a scenari nuovi, dove le capacità sia liriche che musicali mettono in mostra una crescita artistica che sfocia in dieci tracce perfettamente incastonate in quella che vuole essere la nuova cifra stilistica del duo.

Tra influenze imprescindibili e nuovi orizzonti

Sebbene il titolo d’oscura impostazione, in Little Dark Age emerge con chiarezza un stile pop di matrice psichedelica, aggiunta alla consueta sperimentazione del duo. Tra rimandi agli anni ’80, Giorgio Moroder e Flaming Lips, il disco apre con She Works Out Too Much, sorta di incrocio tra sintetizzatori robot e Olivia Newton John, per proseguire con la title track dell’album, dove continuano i suoni spazili/robotici della traccia precedente, arricchiti da una bella linea di basso, in un brano che tranquillamente potrebbe stare nei Depeche Mode prima maniera (quelli di Vince Clarke per intenderci). When You Die, uno dei pezzi rilasciati in anteprima, è un mix perfetto delle sonorità a cui la band ci ha abituato, arricchito da un piano sempre presente, cori e armonizzazioni e da interessanti echi orientali, che nell’intro e nel successivo inciso ricordando China Girl di Bowie.

MGMT - concerto
Gli MGMT durante un concerto.

Time to pretend

La maturazione degli MGMT è sempre più evidente ascoltando le tracce che man mano scorrono: se Hand It Over è una sorta di ballad psichedelica, con voci riverberate e un giro armonico a tratti romantico (quasi in stile 10cc), in James è impossibile non riconoscere sonorità ovattate influenzate dai Pink Floyd di Syd Barrett. Me and Michael (che rappresenta anche l’ultimo video rilasciato), fa tornare irrimediabilmente indietro agli anni ’80 più danzerecci, dove non è impossibile ritrovare una commistione tra Kagagoogo, Talk Talk e un immaginaria strobo sfera, con quell’eco orientale sempre presente.

Ad ascolto terminato, Little Darke Age risulta un disco ben costruito, sperimentale senza tradire l’attitudine della band, senz’altro apripista di una maturazione che (speriamo) potrà consentire al duo newyorkese grandi cose in futuro (e per chi volesse vederli live, a luglio saranno in Italia!).

Little Dark Age, nuovo album degli MGMT, è uscito il 9 febbraio per l’etichetta Columbia Records.

Voto

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here