Maximilian Nisi, intervista: “Giuda, figlio di Caino come tutti noi”

Maximilian Nisi

Maximilian Nisi va in scena al Teatro Lo Spazio dal 29 ottobre al 1º novembre con Giuda, un monologo sul cattivo biblico per eccellenza: l’intervista nella quale l’attore spiega al pubblico come mai ha deciso di dar voce proprio a questo controverso personaggio

Un monologo su Giuda: quanto c’è di religioso e quanto c’è invece dell’uomo moderno?

Giuda era uno dei 12 apostoli, il più ricco, il più colto. Fu il primo ad incontrare Gesù e il primo a rimanergli accanto. Fu suo amico e malgrado questo lo tradì decretandone la morte. Il motivo per cui lo fece non lo sappiamo. Tante cose sono state dette e scritte in merito ma sono ipotesi spesso politiche, religiose od umane che nel tempo sono state addotte, strumentalizzate ed usate per svariati scopi.

Interpretare Giuda non è cosa semplice. Ho cercato di dimenticare ciò che quest’uomo ha rappresentato storicamente e ho voluto avvicinarmi a lui per instaurarci un dialogo e per comprenderlo più in profondità. Sono arrivato alla conclusione che c’è un po’ di Giuda in tutti noi: Giuda era figlio di Caino e anche noi lo siamo. Non mi riferisco a Giuda-traditore, ma a Giuda-uomo, a volte meschino e contraddittorio, sempre alla ricerca di comprensione, di riconoscimenti e di amore.

Stavolta questo personaggio ha la possibilità di dare la propria versione dei fatti: come mai ha sentito il bisogno di dargli, per così dire, una “seconda chance”?

Giuda, per quello che sappiamo, è morto quasi subito dopo aver tradito, pare addirittura prima che Gesù venisse crocifisso. Non ha avuto il tempo o il modo di spiegare le ragioni che lo hanno spinto a tradire e se l’ha fatto non mi risulta che queste ci siano pervenute. La sua versione dei fatti nei secoli è rimasta sconosciuta. Gira da qualche anno un Vangelo apocrifo a lui attribuito, ma anche questa è una storia assai dibattuta, insomma una vicenda avvincente, affascinante, misteriosa che mi ha spinto ad occuparmene. Ho deciso quindi di dar voce a Giuda, l’ho fatto e oggi cerco il modo per far sì che questa voce possa essere ascoltata.

Cosa l’ha colpita di più di Giuda?

Il suo essere dannatamente umano. Io sono quasi certo che amasse Gesù, che lo ammirasse, che lo emulasse ma questo non gli ha impedito di tradirlo. Il suo scopo, però, non credo fosse quello di causarne la morte, è accaduto e forse è per questo che si è infine suicidato, ammesso che lo abbia fatto e che non sia stato invece ucciso.

Maximilian Nisi protagonista del suo "Giuda"
Maximilian Nisi sul palcoscenico, protagonista del suo “Giuda”

Il testo originale è di Raffaella Bonsignori: quello che porta in scena oggi ha subìto delle modifiche, delle evoluzioni?

Raffaella, esaudendo un mio desiderio, due anni fa ha scritto un meraviglioso testo: mentre lo leggevo avrei subito voluto metterlo in scena. Sono rimasto affascinato dai concetti espressi e dalla forma che aveva scelto per esprimerli. Studiandolo, in seguito, mi sono ritrovato a prediligerne delle parti e a tralasciarne delle altre, più per un gusto personale che per una necessità teatrale. Un testo è come un vestito, quando lo indossiamo vogliamo che ci renda eleganti, essenziali e sia in grado di esaltare la nostra personalità, senza tradire quella del personaggio che andiamo ad interpretare. Un equilibrio delicato, insomma.

Non amo i monologhi, non ho mai voluto farne: credo che il teatro sia innanzitutto relazione, interazione, forse per questo nei mesi antecedenti al debutto, ho sentito la necessità impellente di dialogare a lungo con i miei compagni di avventura: con Raffaella riguardo al testo, con Stefano De Meo riguardo alle musiche e con Marino Lagorio riguardo alle immagini. In questo modo, la sera durante lo spettacolo, ho la sensazione di dividere la scena assieme a loro.

Non è la prima volta che porta in scena Giuda: com’è stato finora accolto? Cosa vuole suscitare nel pubblico che vive quest’esperienza in teatro?

Lo spettacolo ha debuttato la scorsa estate al Festival di Borgio Verezzi. Lo riprendo adesso per quattro recite al Teatro Lo Spazio di Roma e poi in primavera, Covid permettendo, lo farò a Torino, Vicenza, Venezia e forse anche a Napoli.

Chiedo al pubblico semplicemente di ascoltare la voce di Giuda. Lo scopo è unicamente questo, lungi da me il desiderio di volerlo scagionare. È un lavoro che è stato accolto molto bene. L’attenzione del pubblico finora è stata grande e la critica generosa, malgrado l’argomento trattato fosse molto lontano da quelli solitamente privilegiati e scelti per il periodo estivo.

Teatro post-Covid: com’è la sfida e cosa si augura per questa difficile stagione 2019/2020?

Le strutture, i produttori, gli attori, i musicisti, i ballerini, tutti gli addetti ai lavori che in questo momento stanno cercando di tenere in vita il teatro con le loro performance sono da considerare degli eroi. Mi aspetto che anche il pubblico faccia la sua parte e scelga di partecipare a questi eventi attivamente, sempre nel rispetto delle norme di sicurezza, si intende. Il teatro ne ha bisogno. Tutti noi ne abbiamo bisogno.

Giuda - locandina del monologo in scena al Teatro Lo Spazio e poi in giro per l'Italia
Giuda – locandina del monologo in scena al Teatro Lo Spazio e poi in giro per l’Italia

 

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