Mary Shelley e Frankenstein, con Melania Fiore, approda allo Spazio 18b

    Mary Shelley e Frankenstein - Manifesto

    Mary Shelley e Frankenstein, il poema drammatico diretto ed interpretato da Melania Fiore, sarà allo Spazio 18b dal 7 al 10 marzo. Uno spettacolo che porta in scena il lato più oscuro e folle che è nascosto in ognuno di noi.

    Dal 7 al 10 marzo nella suggestiva e intima cornice dello Spazio 18b va in scena Mary Shelley e Frankenstein, poema drammatico scritto da Enrico Bernard e diretto e interpretato da Melania Fiore.

    Tutti noi dentro abbiamo qualcosa di mostruoso, che spesso si rintana nei più profondi meandri del nostro essere, e d’improvviso esplode, facendoci pensare cose che mai avremmo creduto di pensare, dire cose che non avremmo mai detto, fare cose che mai avremmo fatto… Non è logico, né morale: è solo umano. È il nostro lato oscuro, è l’altra faccia della luna, al di là dell’immagine borghese e costruita di noi. Non bisogna avere paura. Si deve avere il coraggio di essere scomodi, far uscire fuori la follia, la verità dell’Essere. Mary Shelley è una donna che non si accontentò mai di sopravvivere, e che fece del suo male di vivere la sua salvezza.

    Melania Fiore in Mary Shelley e Frankenstein
    Melania Fiore in Mary Shelley e Frankenstein

    «La struttura del testo in forma di ballata mi ha senza dubbio stimolata nel creare una partitura musicale che facesse da perfetto contrappunto al testo lirico» – annota Melania Fiore – «La scelta dei brani è stata per me quasi fisiologica, immediata, salvifica: le immagini hanno trovato, di fronte ai miei occhi, una consistenza grazie e in virtù delle meravigliose musiche di Mozart, Chopin, Beethoven, Tchaikovsky di cui ho scelto movimenti particolari, con una sorpresa finale.» 

    La regia si avvale di elementi scenici essenziali: lascia tutto alla forza e alla bellezza del testo poetico e della prosa e alle parole di questo personaggio straordinario, Mary Shelley, che la regista e interprete fa vivere sulla scena, talvolta spazio claustrofobico del suo io, talvolta spazio libero della sua immaginazione, intervallando il ritmo del suo soliloquio poetico a quello di altre sue “eteree” voci interiori, quella della Ragione (voce narrante), quella di Polidori e quella di Frankenstein, ma soprattutto quella del suo grande amore Percy Shelley, interpretate da Aldo E. Castellani.

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