Venezia 76: Martin Eden, conferenza stampa con Luca Marinelli e Pietro Marcello

Martin Eden - Luca Marinelli e Pietro Marcello in conferenza stampa a Venezia 76

Ecco la conferenza stampa del film Martin Eden, di Pietro Marcello. In concorso alla 76ª Mostra del Cinema di Venezia. Presenti il regista, i produttori Paolo del Brocco e Giuseppe Caschetto, e gli attori Luca Marinelli, Carlo Cecchi, Jessica Cressy, e lo sceneggiatore Maurizio Braucci.

Alla 76ª Mostra del Cinema di Venezia gli attori tra cui Luca Marinelli e Carlo Cecchi, il regista Pietro Marcello e i produttori presenti alla conferenza stampa del poetico film in concorso Martin Eden, ci hanno raccontato il lavoro fatto sui personaggi e il processo di realizzazione di questa storia che parla di emancipazione, cultura e letteratura.

Martin Eden - Conferenza stampa a Venezia 76
Martin Eden – Conferenza stampa a Venezia 76

Domanda: Pietro Marcello che cosa hai trovato nel romanzo che riflette il percorso di Jack London di così interessante per farne un’opera che racconta un secolo, un luogo diverso, che però potrebbe essere tanti luoghi del mondo, che cosa hai trovato in questo romanzo?

Pietro Marcello: ho trovato innanzitutto una storia universale, la storia di un ragazzo che diventa uomo, che si emancipa attraverso la cultura e si riscatta, in un certo senso è la storia di Jack London, è la storia di tanti di noi. Mi ricordo quando ho letto questo romanzo, che era vent’anni fa, su consiglio di Maurizio Braucci… e dopo tutto questo tempo abbiamo deciso di sceneggiare, di fare questo film, chiaramente è una trasposizione, non abbiamo questa cultura della marina anglossasone, abbiamo fatto una liberissima trasposizione a sud, a Napoli.

Domanda: Maurizio Braucci, appunto, che cosa vi interessava mettere in evidenza, raccontare di questo romanzo adattandolo ad una realtà completamente diversa?

Maurizio Braucci: mah ci siamo poggiati sulle spalle di Jack London, che ha sperimentato una cosa che secondo me oggi è più nota, ma che allora non lo era. Il grande autore di massa, lui è stato il primo scrittore di massa, di impegno politico, è stato un grande attivista socialista, che aveva già delle riflessioni che per noi oggi sono importanti, le ha anticipate. Il fatto che un grande autore crede di usare la cultura dell’industria, ma alla fine è l’industria che usa lui, ne trae un’esperienza di grande sofferenza e alienazione, il grande conflitto che c’è a volte tra la cultura e il tentativo di migliorare il mondo, quindi la politica, è un dissidio vissuto da molti, le persone si chiedono come si può in qualche modo, da queste grandi bellezze dell’arte, ricavare qualcosa di utile anche per gli altri. E poi il grande tema che ci interessava era… oggi noi diciamo il valore delle persone, e durante il ‘900 per molto tempo ci si concentrava sulla società e sul fatto che la cultura dove servire innanzitutto ad emancipare e a dare gli strumenti critici all’uomo per vivere veramente la propria vita.

Domanda: io volevo chiedere riguarda l’uso degli spezzoni documentaristici, ammesso che lo siano, che sono stati utilizzati in un modo così grande. Trasmettono l’interiorità della persona in quel momento, volevo saperne di più su questo aspetto, dell’operazione che ha fatto.

Pietro Marcello: all’interno del film ci sono molti materiali d’archivio, innanzitutto ci sono archivi anche miei che ho realizzato in questi anni e ci sono anche materiali di repertorio. Questa è una decisione intrapresa con i miei montatori: avevamo bisogno del materiale per raccontare la grande storia, avevamo bisogno di questi materiali per raccontare il ‘900. A me personalmente piace lavorare con i repertori, ci ho sempre lavorato e spero di continuare a farlo.

Martin Eden - Maurizio Braucci in conferenza stampa a Venezia 76
Martin Eden – Maurizio Braucci in conferenza stampa a Venezia 76

Domanda: rispetto al personaggio di Martin Eden che è stato, appunto, rivisitato, rispetto al romanzo di Jack London, perché si è sentita l’esigenza di far sentire la distanza di Martin Eden dal socialismo, sebbene lui critichi l’atteggiamento dei socialisti liberali e soprattutto per quale motivo si è puntato più a farlo vedere come un seguace di Spencer?

Maurizio Braucci: questo è molto in sintonia con il romanzo, Jack London disse: io scrivo questo romanzo per raccontare i rischi dell’individualismo, in sintesi il liberale è un anarchico senza avere solidarietà con il prossimo, l’anarchico è un libertario che ha solidarietà con il prossimo. Jack London racconta con grande pre-vegenza verso quello che sarà il ‘900 dal punto di vista politico il rischio che dell’esaltazione dell’individualismo che porta al neo-liberismo sfrenato in cui si annulla la persona, che prende tutto ciò che può prendere, e questo neo-liberismo rischia di sfociare poi nello stalinismo. London li avevi capiti in anticipo i rischi, io penso che, come ho detto, abbiamo fatto questo lavoro sulle spalle di Jack London, che erano molto solide

Pietro Marcello: poi il film inizia anche con Enrico Malatesta, e questo è molto importante per noi, è un repertorio alquanto raro, ed era un riferimento all’inizio del secolo, sia per volontarismo etico, ma anche come anarchico socialista per eccellenza. Tra l’altro era un nostro compaesano per noi è stato importante avere Malatesta all’inizio del film.

Domanda: Luca Marinelli come hai costruito questo personaggio insieme a Marcello, in che maniera anche hai contribuito alla sceneggiatura, c’è stato un work in progress durante le riprese?

Luca Marinelli: sì, assolutamente, è stato un lavoro che abbiamo fatto assieme, ringrazio Pietro per avermi fatto leggere questo libro, ero molto emozionato di incontrarlo. Per me è cominciato tutto dalla lettura del libro e poi dalla lettura delle prime stesure della sceneggiatura, ricordo una prima sceneggiatura molto ricca, di quasi 300 pagine, c’era quasi tutto il libro perché non si voleva lasciare fuori nulla. Questo libro parla alle persone, io ora non so ben dire il segreto, alla fine è interpretativo, se vogliamo lasciare un po’ di mistero. C’è qualcosa, un messaggio che il libro mi ha lasciato, e che la sceneggiatura mi ha lasciato, il lavorare con Pietro era sempre un dialogo attivo tra anime. E poi il lavoro più tecnico è stato scendere a Napoli un mese prima delle riprese, cominciare delle prove insieme al cast. Abbiamo fatto delle prove teatrali, eravamo in un vero teatro e provavamo lì; poi c’è stato anche un lavoro sul corpo, perché comunque il personaggio, viene detto più volte, doveva essere forte, prestante, quindi c’è stato anche un lavoro fisico. E un lavoro sul dialetto, sul napoletano, che è una lingua a tutti gli effetti.

Domanda: volevo intanto chiedere a Luca Marinelli che uomo è quello che interpreti e quali sono le sue caratteristiche, soprattutto che cosa ti ha intrigato di più? E invece al regista volevo chiedere che cosa significa essere in concorso ad un festival così prestigioso, tra i film italiani?

Pietro Marcello: innanzitutto che siamo riusciti a chiudere il film in tempo per Venezia e che è diventato un oggetto collettivo, divento spettatore anche io di questo film. Sicuramente questa è la fossa dei leoni ed esserci vuol dire che il film è stato accolto dalla Mostra. È un momenti di epifania per noi e ci siamo per partecipare, poi in concorso… immagino ci saranno film straordinari, ma per me quello che è importante è che abbiamo raggiunto il film, e che siamo qui.

Luca Marinelli: mah il personaggio di Martin Eden, non so ancora descriverlo, secondo me è sempre difficile. Diciamo che è un avventuriero che affronta la vita, come lo era Jack London, prima si parlava di archetipi, ecco è un po’ un mio archetipo, i miei archetipi cono questi… come Jack London, come Stevenson, questi scrittori che volevano toccare con mano, muoversi, arricchirsi, vedendo, viaggiando, non stando mai fermi, e che avevano sempre uno sguardo aperto sulla realtà che li circondava. E Martin Eden è questo, è un ragazzo che viene colpito dal fascino della cultura, attraverso quella vuole riscattarsi. Però durante questo suo cammino trova qualcosa che non si immaginava, che non lo attira e non lo soddisfa più, ha migliaia di delusioni che lo portano poi a perdersi.

Martin Eden - Luca Marinelli in conferenza stampa a Venezia 76 (2)
Martin Eden – Luca Marinelli in conferenza stampa a Venezia 76 (2)

Domanda: la stessa domanda vorrei fare a Carlo Cecchi, chi è il suo personaggio, arriva in un momento fondamentale della storia e che cosa rappresenta per l’evoluzione del protagonista?

Carlo Cecchi: rappresenta credo una sorta di strano mentore che cerca di intervenire dove vede, soprattutto alla fine, che il destino di Martin Eden, questo individualismo eccessivo, può condurlo ad una fine tragica. Intuisce questo, per cui lo spinge a trovare un interlocutore per cui scrivere, ossia lo spinge verso il socialismo. Il mio personaggio all’inizio è piuttosto cinico, semi-anarchico e soprattutto disperato. Io ho fatto questo personaggio che per me era una novità, nel senso che si inseriva in un film tratto da un romanzo che era calato dentro la cultura del ‘900. Il film ha un’articolazione che occupa, riguarda e ha come orizzonte tutta la cultura politica del ‘900. Allora in questo senso era un personaggio nuovo per me. Però… a proposito di archetipi, io sono un attore di teatro e il mio archetipo è sempre stato Amleto. Nelle mie rare avventure cinematografiche, e in alcune di queste avventure, compresa quella appena realizzata, l’arhetipo amletico si è sempre presentato, ossia faccio per la terza volta uno strano intellettuale, semi-anarchico, ma disperato, drogato, ubriaco che alla fine si uccide.

Domanda: una domanda per Luca Marinelli, Martin Eden è una vittima del successo, tu sei attualmente uno degli attori più ricercati e talentuosi della nuova generazione del cinema italiano, voleva chiederti se anche tu, talvolta, ti senti vittima del tuo successo.

Luca Marinelli: mah dichiamo che bisogna sempre mantenere un certo equilibrio, bisogna sempre mantenere i piedi per terra, guardarsi e guardare le persone che si hanno intorno, e bisogna sempre essere se stessi, e rimanere saldi alle proprie idee, sensazioni ed emozioni. Questa è la mia strada.

Domanda: vorrei chiedere a Jessica Cressy, che interpreta un personaggio che è un po il motore della vicenda. C’è un momento nel film in cui lei discute con Martin sulla necessità di ampliare il vocabolario, di arricchire il proprio linguaggio per poter articolare meglio il proprio pensiero, in questo ci sono tanti elementi di contemporaneità. Forse viviamo in un momento in cui il linguaggio è particolarmente povero e quindi lo è anche il pensiero, allora mi chiedo se ci sono stati dei momenti durante il film, come questo, in cui sono emerse delle riflessioni insieme al regista sull’attualità, su elementi di contemporaneità.

Jessica Cressy: sul personaggio di Elena, lei è una donna imprigionata dalla sua classe, quindi ha le sue visioni di che cos’è la letteratura, di che cos’è la vita, dei modi di fare. Secondo me oggi si può anche ritrovare questo in qualche modo, anche se non è più nelle differenze di classe il problema, forse si trova di più nell’ambito religioso, negli estremismi dove ci sono modi di fare immutabili. Con Pietro abbiamo lavorato tanto sul personaggio, con tanti riferimenti al cinema dell’est europa, al cinema francese a cui sono legata anch’io, abbiamo fatto un lavoro che mi ha aperto a tanti film, a tanti mondi che non conoscevo. E anche sulla musica abbiamo lavorato molto insieme.

Martin Eden - Carlo Cecchi in conferenza stampa a Venezia 76
Martin Eden – Carlo Cecchi in conferenza stampa a Venezia 76

Domanda: dato che si parla di un giovane e del suo progresso, in un’epoca in cui ci sono il Grande Fratello, L’isola dei Famosi, Uomini e Donne e i social media, come pensate di attirare i giovani? Perché questo è un film molto indicato per i giovani.

Pietro Marcello: allora innanzitutto bisogna cercare una necessità in quello che facciamo, che sia un tipo di film o un altro, che insegni o si dedichi ai giovani, la vera cosa importante è avere una necessità. Specialmente in questo momento storico, nella società dell’edonismo e della cultura del narcisismo, questa nostra società si può cambiare solo attraverso la cultura, attraverso il linguaggio, attraverso la differenza. Noi abbiamo fatto un film, ci abbiamo messo all’interno ciò che consideravamo giusto dal nostro punto di vista. E il nostro obiettivo è stato questo, quello di essere diversi. Il cinema, se penso al cinema degli origini, a tutta la strada, troppo corta, che ha fatto per evolversi e per cambiare nel tempo… in un certo senso abbiamo preso come ispirazione dei modelli diversi attraverso qualcuno che ha insegnato a noi qualcosa.

Maurizio Braucci: bisogna credere di più nei giovani, le cose cambiano continuamente, ci sono dei livelli di percezione ed estetica che magari possono sorprendere. È vero quello che si dice sul narcisismo… però questo rende molto attuale il film, e il confronto: c’è sempre una posizione strisciante nella storia dello show business, c’è sempre un prezzo da pagare. Io penso che adesso ci sia una consapevolezza maggiore rispetto a questo, proprio perché ci sono state persone come Martin Eden e altre tragedie precedenti, quindi da questo punto di vista il rapporto con l’industria culturale che è la più grande industria mondiale, diventa un parlare nel senso poetico, e non intellettuale, a tanti giovani. Io penso che oggi noi sentiamo anche l’oppressione dello spettacolo, i giovani sanno, io ci lavoro molto, che esistono molte menzogne nelle cose, come nel consumismo, quello che dicono è però: che alternativa abbiamo? E credo quindi che con questo film noi possiamo dare un contributo, dire che la cultura deve ricominciare a legarsi alla conoscenza e all’emancipazione umana, le persone devono pensare con la loro testa, essere messi davanti a delle situazione e poi poter dire la loro attraverso gli strumenti che hanno. E il cinema mondiale porta un piccolo contributo su questo versante, i giovani lo sanno, credo che dietro tutto questo aspetto distruttivo ci sia una forza fondamentale e continua della vita nella quale si può parlare, perché noi stessi lo esprimiamo.

Domanda: sulla necessità di continuare a credere in opere del genere, anche i produttori potrebbero dirci qualcosa di importante, hanno avuto un ruolo fondamentale in questo progetto.

Paolo del Brocco: mah insomma è chiaro che questa è un opera, un film che ha certe caratteristiche, è una bellissima una sfida, un bellissimo film e noi l’abbiamo sempre supportato, negli ultimi tempi e negli ultimi anni. Pietro è una star internazionale: dovunque vado nel mondo mi parlano di lui… questo film ha una qualità pazzesca, ma soprattuto ha tantissimi contenuti che sono attuali, è una bella storia di per sé, è girato in un modo molto particolare, molto sorprendente e molto originale, quindi è facile per noi aderire a questo tipo di progetti perché in qualche modo corrispondono a quello che è l’obiettivo principale di fare cinema. E devo dire su questo che ringrazio molto tutto il team editoriale di Rai Cinema perché ci sono alcuni film che amiamo particolarmente e dove il team editoriale si concentra più del solito.

Giuseppe Caschetto: solo una cosa, io sono stato coinvolto a progetto quasi iniziato, e mi piace poter dire che era sorprendente la capacità del regista di essere tutto vero, anche in una fatica continua, quotidiana, penso che non ho mai trovato in lui un solo atteggiamento furbo, dove furbo significasse faccio una cosa perché è più utile. Lui ha sempre fatto e ha sempre voluto fare la scelta che gli sembrava la più giusta, la migliore. La cosa sorprendente in tutto questo è stata anche la scelta del team, quando ci siamo incontrati abbiamo ipotizzato di lavorare assieme, la cosa che mi ha colpito è che lui mi ha detto proprio: tu devi produrre questo film. Io ho chiesto il perché e lui mi ha risposto: perché tu sei come Martin Eden, avete la stessa storia, quindi tu sei obbligato, sei costretto. Ed io mi sono sentito veramente, adesso, al di là delle facili battute, lusingato. Ne ho prodotti alcuni di film, ma è la prima volta che mi trovo ad avere a che fare con una persona che per il bene del film sacrifica tutto, il proprio tempo e le proprie ambizioni, anche materiali.

Martin Eden - Beppe Caschetto e Paolo Del Brocco in conferenza stampa a Venezia 76
Martin Eden – Beppe Caschetto e Paolo Del Brocco in conferenza stampa a Venezia 76

Domanda: abbiamo parlato di scuola, ma nel film c’è anche un insegnamento anti-scolastico. Per le scuole dovrebbe essere un monito per fare più attenzione ad osservare dove ci sono i talenti; la motivazione è molto più forte di ciò che viene poi di fatto insegnato a scuola, c’è quindi una sorta di guida che dice: dove c’è il talento, dove c’è la passione non vi fermate di fronte al primo insegnante che ti risponde di non valere nulla

Maurizio Braucci: questo è importante, Jack London ha avuto tanta difficoltà ad esempio, è una questione anche legata alla classe sociale, un tema presente oggi, anche se la lotta di classe oggi è unilaterale, la fanno solo i ricchi contro i poveri, i ricchi sono organizzati e i poveri no, quindi i ricchi li respingono, li massacrano, li sfruttano. Se si può dare un contributo alle scuole, ai giovani… io credo molto nei giovani e anche che la questione giovanile sia la prima in questo periodo e che noi siamo ingannati spostando l’attenzione su altre questioni. In Italia ci sono i giovani che hanno bisogno di grande sostegno per il futuro… e quindi sì, il fatto di insistere sul talento mi sembra… nel senso è risaputo che non bisogna fermarsi al primo problema, che bisogna fidarsi di se stessi, ed è anche il tema dell’individualismo. Una persona che si sente parte di una collettività, che la ascolta, dialoga con la collettività, dà il suo contributo, ha principio di solidarietà. In qualche modo la scuola è importante, è il modo in cui ci formiamo, ma anche conoscere e andare oltre le cose, superare la conoscenza. Non pensare al proprio passato, ma più al proprio futuro.

Domanda: volevo chiedere al regista se ha un’idea su da cosa possa passare il riscatto per la città di Napoli, che ha tante difficoltà. E agli attori volevo chiedere se nella loro vita, nella loro carriera personale, c’è stato un momento di riscatto, un momento di difficoltà che hanno superato per arrivare a questo successo.

Pietro Marcello: noi abbiamo scelto Napoli come set ideale, anche perché è una città tollerante, che ci ha permesso… io sono cresciuto facendo i miei primi film, i miei primi piccoli film, diciamo così, a Napoli, e l’ho scelta innanzitutto perché è una città che ti accoglie, come tutte le città di mare, ci ha permesso di realizzare questo film. Parlando di riscatto tutti dobbiamo avere la possibilità di riscattarci da qualcosa, Napoli si potrà riscattare sicuramente, ma questo attraverso i giovani, attraverso la cultura, attraverso l’emancipazione. Per noi era ideale realizzarlo a Napoli, un luogo familiare per tutti, e questo grazie anche alla mia troupe, agli attori napoletano che mi hanno permesso…. mi sono stati vicini e mi hanno aiutato a realizzare questo film. Siamo stati alla fine una grande famiglia, abbiamo realizzato questo progetto attraverso molto appoggio, attraverso il fare cinema per strada, affrontando gli imprevisti e l’imprevedibile. Anche a livello di esperienza personale, io ho fatto sempre documentari, ho fatto sempre film low budget, e voglio continuare a fare piccoli film, con immagini di repertorio, come ho sempre fatto. Probabilmente è proprio attraverso questo strumento del documentario che siamo riusciti a realizzare Martin Eden. Ogni giornata e ogni superamento di difficoltà era un’epifania. Per questo io voglio ringraziare i miei attori e i miei produttori esecutivi.

Carlo Cecchi: Luca è un attore giovanissimo, io no, quindi probabilmente io nella mia vita… che poi è difficile separare la vita professionale dalla così detta vita privata. Io faccio teatro da quando avevo poco più di vent’anni e ha condizionato la mia vita privata, e viceversa, ma, mi rendo conto adesso, in maniera minore. È una mancanza arrivati ad un certo punto della vita, perché mi accorgo che l’immaginazione è stata più importante della così detta realtà, però… ho vinto le difficoltà della vita e della mia professione, attraverso quello che era probabilmente il mio destino, cioè attraverso il teatro.

Martin Eden - Luca Marinelli in conferenza stampa a Venezia 76
Martin Eden – Luca Marinelli in conferenza stampa a Venezia 76

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