Italy On Screen Today Film Fest: premiati Marco Bellocchio e Favino

Italy On Screen Today Film Fest premio a Favino

Sono stati premiati durante la IV edizione di Italy On Screen Today Film Fest il regista Marco Bellocchio e l’attore Pierfrancesco Favino per il film Il Traditore. Ecco un Q&A moderato dalla giornalista Silvia Bizio.

Scrosci di applausi per la IV edizione di Italy On Screen Today Film Fest, il festival ideato e diretto da Loredana Commonara per l’associazione Artistic Soul che porta a New York – dal 21 al 24 novembre – e a Miami – dal 12 al 14 dicembre – i migliori film del cinema italiano contemporaneo. Grazie al contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Direzione Generale Cinema, con il supporto del Consolato italiano a New York, dell’Istituto di Cultura di New York e in collaborazione con Rai Cinema, Sony Picture Classic, Mercer Hotel, Italian Heritage and Culture Commitee of New York, Stony Brook University, Your Italian Hub e con il patrocinio di APA (Associazione Produttori Audiovisivo), Italy On Screen Today ha aperto le porte a New York a una quattro giorni di grandi autori, di grandi registi e di grandi anteprime americane e newyorchesi.

In apertura della quarta edizione, Il Traditore il film che l’Italia ha scelto per concorrere agli Oscar 2020 nella categoria miglior film internazionale. Dopo aver sbancato i botteghini con 4 milioni e 700mila euro, il film che vede Pierfrancesco Favino nei panni del pentito di mafia Tommaso Buscetta concorrerà agli European Film Awards 2019, gli Oscar europei del cinema.

Pierfrancescvo Favino in Il traditore

In una sala gremita di gente come quella del Walter Reade Theater-Lincoln Center, il Maestro Marco Bellocchio e l’attore Pierfrancesco Favino hanno ricevuto il Premio Vento d’Europa, Wind of Europe International Award sotto l’Alto Patronato delle EU. “La sua filmografia racconta il novecento italiano, affrontato con la forza della sua impronta e il valore della sua analisi dei fatti. Il suo cinema – si legge nelle motivazioni del premio al regista piacentino – ha spinto la società contemporanea ad affrontare – con formidabile precursione – i tabù che la imbalsamavano. I suoi film sono orchestrazione perfetta di sceneggiature d’impatto, ambientazioni d’effetto, direzione d’attore: esperienza urgente e necessaria per gli spettatori”. A consegnare il Wind of Europe International Award al Maestro Bellocchio, il premio Oscar James Ivory.

«Grazie, non mi aspettavo di trovare tanta gente, sono davvero contento – ha commentato subito il regista alla consegna del premio – Se avessi saputo che c’erano tante persone cosi eleganti mi sarei messo la cravatta, io di solito non ce l’ho ma qualcuno me l’avrebbe prestata». Un’ironia che non ha mancato di conquistare in una manciata di secondi le persone in sala e alla quale ha replicato subito James Ivory. «Anch’io ho pensato alla cravatta questa stasera, prima di venire qui mi son chiesto: Dovrei mettermi una cravatta? Marco Bellocchio avrà una cravatta? Sono così contento che lui, come me, non la indossi».

Premiato anche l’attore Pierfrancesco Favino. “Il suo talento cristallino e poliedrico gli ha permesso di misurarsi con tutte le sfaccettature della recitazione– si legge nelle motivazioni – ed è oggi alla massima forma di espressione: al cinema, in teatro e in televisione; il suo volto è ormai saldo nell’immaginario degli spettatori, italiani e internazionali. Lo sguardo, la voce, la mimica riescono a rendere in un gesto, in un attimo, la vita di un personaggio”. A consegnare il Wind of Europe International Award all’attore Pierfrancesco Favino, il Console Generale d’Italia a New York, Francesco Genuardi.

«Prima di tutto grazie a tutti per essere venuti qui questa sera – ha dichiarato Favino in un inglese perfetto che ha sbalordito il pubblico in sala – sono molto orgoglioso di essere con voi e soprattutto di essere qui per questo film “Il Traditore” che non è solo un film di mafia. Per noi la mafia non è un genere cinematografico, è qualcosa di diverso. Mi piacerebbe che uscendo oggi dalla proiezione non pensiate “Vorrei essere come loro”, perché i personaggi legati alla mafia non hanno nulla di glamours. E questa è una delle ragioni, essendo italiano, che mi rende orgoglioso di questo straordinario film. Grazie a tutti e grazie per questo riconoscimento».

Un premio il Wind of Europe International Award conferito agli artisti che rappresentano la cultura europea nel mondo e che negli anni precedenti è stato assegnato a nomi di spicco come Matteo Garrone, Stefania Sandrelli Wim Wenders, Julie Taymor, Sergio Castellitto, Valeria Golino, Paola Cortellesi, Emir Kustrica o a premi Oscar come Louis Psihoyos e Vittorio Storaro, agli scrittori e sceneggiatori Andrè Aciman, Piccolo e De Cataldo solo per citarne alcuni.

«Sono molto onorata di contribuire alla promozione di un film così importante, come Il Traditore che racconta un punto di svolta per la storia e la cultura italiana e sono molto onorata di ospitare il Maestro Marco Bellocchio e Pierfrancesco Favino» ha sottolineato la padrona di casa del Festival, Loredana Commonara. «Ringrazio quindi la IBC Movie, la Kavac film, Rai Cinema e la Sony Picture Classic. Anche per quest’edizione la programmazione di Italy On Screen Today è ricca di film che sono stati premiati e segnalati dalla stampa. Un quadro rappresentativo di un momento decisamente florido della nostra produzione. Sono fiera – prosegue Loredana Commonara – di continuare a celebrare il cinema italiano all’estero: un impegno di grande responsabilità per me ma che il nostro cinema dimostra di meritare ormai stagione dopo stagione. Il nostro obbiettivo è di creare sempre di più una connessione tra il cinema italiano e quello statunitense».

Tra gli ospiti d’eccezione presenti in sala, il premio Oscar 2006 Miglior Film e Miglior Sceneggiatura Originale Paul Haggis, il premio Oscar 2006 Miglior Sceneggiatura Originale Robert “Bobby” Moresco, il premio Oscar 2018 per sceneggiatura non originale James Ivory e Trudy Styler.

Il programma della quattro giorni newyorkese vede una curata selezione di film tra il Walter Reade Theater-Lincoln Center e il Wang Center di Long Island. Tra questi Il Sindaco del Rione Sanità (The major of Rione Sanità) di Mario Martone; Vivere di Francesca Archibugi; Bangla di Phaim Bhuiyan; Mio fratello rincorre i dinosauri (My brother chases dinosaurs) di Stefano Cipani; Il Flauto Magico di Piazza Vittorio (The magic flute at Piazza Vittorio) di Mario Tronco e Gianfranco Cabiddu; Sulla mia pelle (On my skin) di Alessio Cremonini.

A dicembre Italy On Screen Today sarà a Miami, presso il Lauder Art. Qui si renderà omaggio alla regista Lina Wertmüller, icona del cinema italiano, premio Oscar alla carriera e prima tra le donne candidate agli Oscar come migliore regista per il film Pasqualino Settebellezze: a lei si è voluto dedicare l’immagine dell’intera comunicazione di questa IV edizione. Saranno proiettati i due capisaldi della filmografia della Wertmüller, Travolti da insolito destino nell’azzurro mare d’agosto e Mimì metallurgico ferito nell’onore. È con questo filo conduttore che si approfondirà la figura femminile nel cinema italiano con una retrospettiva dedicata alle registe italiane, passate e contemporanee: La pelle di Liliana Cavani, La bestia nel cuore di Cristina Comencini, Into Paradiso di Paola Randi e Le meraviglie di Alice Rohrwacher.

Italy On Screen Today Film Fest - Il Traditore
Italy On Screen Today Film Fest – Il Traditore

Il Q&A con Marco Bellocchio e Pierfrancesco Favino, moderato dalla giornalista Silvia Bizio.

Silvia Bizio: «Come ti sei preparato per questo ruolo che richiedeva la conoscenza di molte lingue oltre che di un dialetto difficile come quello siciliano

Favino: «È vero, il siciliano è un dialetto difficile tant’è che il film anche per il pubblico italiano è sottotitolato. Calarsi in un personaggio come Buscetta ha comportato per me, come attore, entrare fisicamente in un altro corpo. Insieme alla lingua, alla cultura e alla mentalità mafiosa, ho dovuto imparare dei codici. Per fare un esempio, quando ascoltiamo il confronto tra Buscetta e Calò, c’è un primo strato che è quello verbale, poi un secondo dove non c’è l’uso delle parole ma il modo di muovere le mani o il collo è un tipo di linguaggio ancora più forte perché legato a un codice specifico. Anche per Giovanni Falcone conoscere da siciliano quei codici è stata la chiave giusta per poter instaurare un dialogo con Buscetta che altrimenti non avrebbe mai parlato con uno sbirro, con un nemico».

Silvia Bizio: «Il maxi processo fu molto importante anche perché fu la prima volta che una serie di regole non-scritte della mafia vennero messe nero su bianco».

Favino: «È vero, i mafiosi non scrivono niente su carta. Devono memorizzare tutto, ogni nome, ogni data, ogni persona. È una regola non-scritta come si dice. Quindi Falcone e Borsellino avevano già capito molte cose ma non avevano prove. Riuscire ad avere un uomo di una tale importanza nella piramide della mafia permise loro di andare a processo. E bisogna capire che da quel momento abbiamo le prove che la mafia in quanto organizzazione criminale esiste davvero. Prima era quasi un’invenzione per molte persone. La gente diceva “si ammazzano per amore, per risolvere qualcosa”. Anche se l’organizzazione criminale era nota a molti, non c’erano prove. Da quel momento divenne realtà. E questo fu rivoluzionario».

Bellocchio: «Buscetta non a caso era considerato un grande boss, il primo che aveva deciso di parlare e di collaborare, anche se non è precisamente vero, perché c’è n’è un altro che si chiamava Vitale che venne ucciso dai corleonesi. Ma Buscetta aveva quella intelligenza, quella lucidità di raccontare l’organizzazione mafiosa, la cosiddetta piramide che è presente anche nel film nella scena in cui Buscetta dice “Prima ci sono i soldati, poi ci sono i capi decina, i capi mandamento, poi i capo famiglia e infine la cupola”. Questo è particolarmente prezioso perché permette a Falcone di trovare una serie di riscontri e di istruire questo processo. Noi ci siamo documentati ed informati attraverso gli incontri con i giornalisti, con gli scrittori, con i testimoni che sono ancora in Sicilia».

Silvia Bizio: «Quando morirà la mafia?»

Favino: «Non lo so, la mafia è sempre stata capace di adattarsi e nel corso degli anni è cambiata. Di certo, la mafia non è solo in Italia, è in tutto il mondo. Quello che bisogna combattere è la mentalità mafiosa. In Italia, l’accordo tra il governo e la mafia persiste. I processi sono ancora in atto e non sappiamo molto di ciò che è accaduto. Forse non lo sapremo mai. Io però sono uno di quelli che aspetta la verità».

Bellocchio: «Questa domanda è interessante perché quando la fanno a Falcone «Ma la mafia durerà per sempre? Vincerà sempre?», lui risponde in modo positivistico «La mafia come tutti i fenomeni umani ha un inizio e avrà una fine, non si sa quando». Bisogna però aggiungere che il processo e la sua conclusione nei tre gradi di giudizio è stata una vittoria per lo Stato italiano. Molti boss in quel momento sono stati condannati in via definitiva. Quindi la Mafia sì c’è ancora in Italia però ha uno stile di potere diverso. Ormai da molti anni i delitti mafiosi sono sempre più rari. Mentre negli anni di Buscetta c’era un assassinio al giorno. Nel film abbiamo messo la sequenza dei numeri per mostrare come ogni giorno a Palermo qualcuno veniva ucciso per mafia».

Pubblico: «Vista la sinergia che avete avuto in questo film, pensate di lavorare ancora insieme?»

Favino: «Adoro lavorare con quest’uomo! Marco Bellocchio per me è un artista. Ci sono così pochi artisti al mondo che quando hai la fortuna di incontrarli, cambiano il tuo modo di pensare, Lui è uno di questi».

Pubblico: «Molto spesso all’estero gli italiani e gli italo-americani sono associati ingiustamente alla criminalità e alla mafia. Mi chiedo se un film del genere possa servire o meno a fare chiarezza in questo».

Bellocchio: « Noi abbiamo fatto un film sicuramente onesto, in cui abbiamo seguito i personaggi e non c’è né identificazione né imitazione. Il personaggio di Buscetta rimane un personaggio che vuole sopravvivere. Lui non è un eroe, né un santo, né uno che si converte. Buscetta più volte dice “Io sono e resto un mafioso come mentalità”. Anche se poi dopo il rapporto con Falcone modifica in qualche modo l’atteggiamento verso l’uomo di giustizia. Riprendendo la domanda che lei ha posto all’inizio “Ma serve o non serve etc..” Io non ho risposto, assolutamente. La nostra risposta è quella di aver fatto un film onesto e di aver creduto in quello che abbiamo fatto e siamo convinti che non sarà di certo per aiutare la mentalità mafiosa»

Italy On Screen Today Film Fest
Italy On Screen Today Film Fest

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