Magic Mike – The Last Dance, recensione: Steven Soderbergh chiude la trilogia alzando l’asticella

Magic Mike - The Last Dance - Salma Hayek Pinault e Channing Tatum (foto di Claudette Barius)
Magic Mike - The Last Dance - Salma Hayek Pinault e Channing Tatum (foto di Claudette Barius)

La recensione di Magic Mike – The Last Dance, capitolo finale della trilogia ispirata alla vita del protagonista Channing Tatum: Steven Soderbergh realizza un film più grande, più scatenato e più attento allo zeitgeist

È da cinque lunghi anni, dai tempi di Unsane e Logan Lucky, che Steven Soderbergh non approdava nelle sale del nostro paese; in mezzo tanti film per la televisione e per le piattaforme online (HBO, Netflix), alcuni di valore e altri meno. Magic Mike – The Last Dance arriva quindi come un fulmine a ciel sereno per spezzare questo lungo digiuno, con un capitolo finale ancora interpretato da Channing Tatum questa volta affiancato da Salma Hayek Pinault per un film che chiude la trilogia nel nome di un puro spettacolo visivo e viscerale, ma senza rinunciare a toccare questioni spinose in nome dell’attualità.

London Calling

Sono passati circa otto anni dagli avvenimenti del secondo film. “Magic” Mike (Channing Tatum) è sempre più pieno di debiti dopo il fallimento della sua azienda di mobili, ed è quindi costretto a servire come barman durante gli eventi mondani di Miami. Un giorno si ritrova per lavoro ad una raccolta fondi a casa della ricca e annoiata Maxandra (Salma Hayek Pinault), la quale si invaghisce di lui dopo una bollente lap dance privata. Maxandra decide allora di portarlo a Londra con sé, ma Mike non sa che la donna ha un ambizioso obiettivo in mente, pochissimo tempo per realizzarlo e tanti ballerini talentuosi da rimettere in sesto; a complicare ulteriormente le cose c’è qualcuno che trama nell’ombra affinché il teatro venga chiuso e lo spettacolo cancellato ancora prima di debuttare.

Magic Mike - The Last Dance - Jemelia George e Channing Tatum (foto di Claudette Barius)
Magic Mike – The Last Dance – Jemelia George e Channing Tatum (foto di Claudette Barius)

Un threequel più funambolico

Steven Soderbergh è un regista abituato al movimento. Che sia un movimento di trama, una panoramica a schiaffo della macchina da presa o un coup de theatre del montaggio, i suoi film sono la quintessenza del dinamismo cinematografico. Abituato a sperimentare costantemente Soderbergh ha costruito un’intera carriera sulla sorpresa e sul provare a non ripetersi troppo tra un film e l’altro, e questa sua caratteristica è piuttosto evidente anche in quest’ultimo Magic Mike – The Last Dance. Costruita e coreografata più come uno Step Up che incontra il mondo della stripdance che come un prosieguo dei film precedenti, Magic Mike – The Last Dance è una pellicola che parte subito fortissima nel primo atto, corporale, sinuosa e sexy per poi rallentare nel secondo ed esplodere definitivamente nel terzo con una lunghissima esibizione finale che è un po’ la summa di tutte le influenze, gli stili e le contaminazioni sia dei film precedenti che di quest’ultimo. Soderbergh ha quindi deciso di sparare tutte le frecce del suo arco senza risparmiarsi e, invece, approfittarne per continuare e ad ampliare quel ragionamento sul rapporto tra corpo e desiderio che aveva già affrontato nel Magic Mike di undici anni fa.

Magic Mike - The Last Dance - Salma Hayek Pinault (foto di Claudette Barius)
Magic Mike – The Last Dance – Salma Hayek Pinault (foto di Claudette Barius)

Controllo e consenso

Il ragionamento di cui si parlava poc’anzi viene in Magic Mike – The Last Dance amplificato e allargato alla contemporaneità, legandosi sia al discorso dell’emancipazione femminile che a quello del consenso all’interno di ogni rapporto, non solo sessuale. Maxandra rappresenta infatti il prototipo di donna libera e indipendente che però non si accontenta, che vuole di più dalla vita e dall’amore e che si trova a dover recuperare il rapporto con la figlia adottiva Zadie mentre ha a che vedere con il desiderio e la passione che nutre verso Mike. Una donna calda, anzi bollente, latina come la sua interprete ma anche profondamente fragile e contraddittoria. È lei la vera star di questo terzo capitolo, il suo baricentro emotivo, narrativo e tematico ed è intorno a lei che Soderbergh e lo sceneggiatore storico della saga Reid Carolin costruiscono il je accuse contro la mortificazione e l’abuso del corpo, in special modo femminile. Poi, intendiamoci, questo non è e non vuole essere un film politico, o almeno non del tutto, ma piuttosto un romantic movie che preferisce la sensualità e l’eros (mai troppo spinti comunque) alla purezza di pensiero, parole e azioni.

Magic Mike - The Last Dance - una scena di ballo dal film (foto di Claudette Barius)
Magic Mike – The Last Dance – una scena di ballo dal film (foto di Claudette Barius)

Un film di rottura, in parte

Forse non è un caso che Magic Mike – The Last Dance sposti l’arena della storia dagli Stati Uniti all’Inghilterra, dalla seducente e colorata Miami alla compassata e grigia (almeno in apparenza) Londra. Mike e Maxandra rappresentano un po’ due schegge impazzite che tentano di plasmare a loro immagine e somiglianza un pilastro culturale londinese, spogliandolo della sua rigidità e colorandolo di passione, di luci, di sesso. In un film che mostra molto senza davvero mostrare nulla Soderbergh si diverte, e si autocompiace, della sua bravura e della sua intelligenza cinematografica; il ballo finale, lunghissimo e liberatorio, fa decadere i pregiudizi e cadere le maschere, livella le disuguaglianze perché unisce ricchi e poveri in una sorta di abbraccio orgiastico collettivo, fa tornare a scontrare i corpi dopo tre anni di restrizioni pandemiche. Magic Mike – The Last Dance non rappresenta propriamente un canto del cigno di un mondo che non esiste o che forse non è mai esistito, quanto piuttosto la sua celebrazione. E allora ci facciamo anche andare bene gli antagonisti scritti con l’inchiostro invisibile tanto sono rilevanti, i personaggi secondari buttati via (ma al maggiordomo Victor vengono riservate le battute migliori) e le svolte di trama prevedibili e all’acqua di rose; Magic Mike e Maxandra sono al centro della storia e ballano perché è così che deve essere e anoi così sta bene.

Magic Mike – The Last Dance. Regia di Steven Soderbergh con Channing Tatum, Salma Hayek Pinault, Caitlin Gerard, Gavin Spokes e Jemelia George, in uscita nelle sale domani 9 febbraio distribuito da Warner Bros Italia.

VOTO:

Tre stelle e mezzo

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