Magari, recensione: un film acerbo su famiglia e conflitto genitori-figli

Magari, recensione: un film acerbo su famiglia e conflitto genitori-figli

Magari segna l’esordio alla regia di Ginevra Elkann e mette in scena un altro esempio di famiglia sbagliata: con Riccardo Scamarcio e Alba Rohrwacher, la pellicola è acerba ma con un finale delizioso.

Il mondo visto dagli occhi di Alma

Alma, Jean e Sebastiano (interpretati dagli esordienti Oro De Commarque, Ettore Giustiniani e Milo Roussel) sono tre fratelli molto legati tra loro che vivono a Parigi, nel sicuro ma bizzarro ambiente alto borghese della madre di fervente fede russoortodossa. La mamma (Céline Sallette) decide di mandarli per qualche giorno da Carlo (Riccardo Scamarcio), il padre italiano, assente e completamente al verde. Lui, aspirante regista, non sa badare a sé stesso e ancor meno ai figli. I tre ragazzi sono costretti a passare le vacanze di Natale insieme a lui e alla sua assistente – nonché fidanzata – Benedetta (Alba Rohrwacher). Tutto questo nell’affascinante sfondo del lungomare di Sabaudia,  che in inverno offre profili e colori dal gusto nostalgico. In un momento di sospensione dalle loro vere vite, i nodi delle tensioni di famiglia vengono al pettine. Narratrice inaspettata degli avvenimenti è Alma, la quale continua a credere fermamente che un giorno, magari, la sua famiglia possa tornare a unirsi come un tempo.
Magari: Oro De Commarque, Ettore Giustiniani e Milo Roussel in una scena del film ©photo Francesca Fago
Oro De Commarque, Ettore Giustiniani e Milo Roussel in una scena del film ©photo Francesca Fago

“Magari…”

“Un film sull’idea di famiglia, non sulla famiglia”, questa la dichiarazione di intenti fatta dalla regista Ginevra Elkann nel corso della conferenza stampa – virtuale – di presentazione della sua opera prima. Realizzare un film è stato un desiderio a lungo covato dalla produttrice, che grazie alla collaborazione con la sceneggiatrice Chiara Barzini è riuscita a mettersi dietro la macchina da presa per realizzare Magari. Il titolo stesso, per quanto semplice, spiega l’essenza della storia: descrivere un desiderio, un ricordo che “magari” era così oppure “magari” non lo era, includendo in tal modo le variabili soggettive dei sentimenti e della memoria.

Punto di vista sincero

Questo rende Magari un film vero, sincero e diretto. Non si tratta di una commedia ma neanche di un drammone familiare. Semmai, si tratta di una fotografia che immortala alcuni giorni di una famiglia allargata bisognosa di ritrovare i propri capisaldi. Apprezzabile l’idea di partenza e la scelta di far raccontare la storia alla piccola Alma. Il suo personaggio è fresco e trasparente e quindi dà quell’ottica pura che solo una bambina di 8 anni avrebbe potuto regalare. Ovviamente lo spettatore riesce a capire facilmente quali siano i suoi desideri e quale sia invece la realtà dei fatti. Anzi, ironicamente forse lo capisce anche meglio del personaggio stesso. Ciò che manca, semmai, è un punto di svolta o di crescita. Il finale offerto da Magari, di per sé estremamente tenero, apre però degli spunti interessanti sul concetto di famiglia.

Magari: La regista e sceneggiatrice Virginia Elkann accanto ad Alba Rohrwacher ©photo Francesca Fago
La regista e sceneggiatrice Virginia Elkann accanto ad Alba Rohrwacher ©photo Francesca Fago

Un film acerbo

Peccato che lo sviluppo della pellicola mostri incertezze e debolezze che non permettono al film di essere davvero memorabile. In un contesto cinematografico pieno di storie su famiglie e conflitti tra genitori e figli, sicuramente ciò che cerca il pubblico è qualcosa di più. Il personaggio di Carlo, interpretato da Riccardo Scamarcio, è pieno di difetti e per questo tanto umano ma resta fine a se stesso. Va meglio con Benedetta, interpretata dalla Rohrwacher: un po’ artista svampita e un po’ materna, si è portati ad affezionarsi a lei. Delizioso anche il legame tra i tre ragazzi, sebbene anche in questo caso sarebbe stato apprezzato uno sforzo maggiore per uscire dagli standard. Nel complesso Magari resta un film piacevole e delicato, ma è anche acerbo sotto molti punti di vista. Considerando che si tratta di un’opera prima si può concedere il beneficio del dubbio alla Elkann: probabilmente la sua creatività e maturità artistica hanno bisogno di più tempo per arrivare a compimento.

Magari è disponibile in streaming su RaiPlay a partire dal 21 maggio. Si tratta di una coproduzione italo-francese Wildside, Rai Cinema, Tribus P Films e Iconoclast.
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