MadKash, intervista: “Cresciuta con Fabri Fibra, poche donne nel rap per paura”

Madkash

La nostra intervista a MadKash, giovane rapper torinese, che ha pubblicato l’ultimo singolo Non sono un umano. La scrittura come terapia collettiva e idee chiare anche sul mondo discografico.

MadKash è una giovane rapper torinese, classe ’99, che ha pubblicato quattro singoli negli ultimi mesi, tra cui l’ultimo Non sono un umano. Testi crudi ed autobiografici, idee chiare anche sulla società che la circonda, non scrive canzoni estive ma parla di emozioni con un linguaggio tipico della strada. Ecco la nostra intervista.

È uscito il tuo nuovo singolo Non sono un umano in cui critichi la società su un flow che ricorda il rap old style di anni 90. Come è nato il testo e chi ha realizzato la base?

Per quanto riguarda la base, solitamente io, al contrario di qualsiasi cantautore inizio scegliendo un ritmo indicativo (BPM) della canzone. Dopodiché inizio a scrivere a “ruota libera”. Chiudo gli occhi e immagino una base, che sarà poi anche il mood della canzone (aggressiva,allegra, triste ecc), dopodiché mi affido, ormai da anni, ad un sito online di un ragazzo americano e cerco la base che si avvicini di più a quella  creata dalla mia mente.  Solitamente prima si sceglie la base e poi si scrive, io sono atipica anche in questo. Per il mio ultimo brano “Non sono un umano” avevo pensato di risaltare un mio tratto caratteristico, che mi contraddistingue, almeno così dicono, cioè fare un mix di stili, da una parte old, con una base che ricorda appunto gli anni ‘90 e dall’altra usando un linguaggio ed un flow un po’ più “new school”, senza rientrare però negli stessi schemi banali, caratterizzati oramai solo da autotune e testi quasi “standardizzati” con stesso timbro vocale, stessi argomenti e stesse melodie sentite e risentite più volte.  Penso che “Non sono un umano” sia un singolo che può soddisfare i gusti un po’ di tutti, dalla new generation di  “trappettari” ai consolidati “old school 4ever”. Per quanto riguarda il criticare la società nei miei testi sicuramente ha influito molto il fatto di esser cresciuta, a 9 anni, ascoltando MR Simpatia ( Fabri Fibra) tutto il giorno.

Siamo migliorati secondo te dopo il Covid? Siamo più umani?

Secondo me no. L’essere umano, anche se privato a lungo della propria libertà, non cambia.  La parte più bella di questa quarantena, per me, è stato osservare la natura, come in quei pochi mesi, si è ripresa il proprio territorio. Dai mari meno inquinati alle strade deserte, non più occupate da noi frenetici esseri umani, autodistruttivi. L’aria è cambiata.  Ma una volta che siamo ripartiti noi, è tornato tutto esattamente come prima. Se non per l’uso delle mascherine o delle infinite code per andare al supermercato o ancora alle mille autocertificazioni in auto.

Sei partita con il freestyle ma la tendenza all’attacco è rimasto nei tuoi testi. Quanto ha influito questo passaggio iniziale nel tuo percorso e nei testi che proponi oggi?

Come ho detto prima, il mio maggior punto di riferimento all’epoca (e tutt’ora) è stato Fabri Fibra. Con i suoi testi espliciti, accattivanti, emotivi. Ho sempre provato una stima profonda per Fabrizio, ha rivoluzionato la sua vita con la costanza e con l’originalità dei suoi testi ed ha conquistato la scena diventato uno dei più grandi rapper italiani della storia.  Quando non hai niente da dire è facile fare una canzone su quanto sia bella l’estate per esempio ma quando vivi certe situazioni, la voglia di tirar fuori ciò che hai dentro e tanta. E questa voglia non solo è rimasta ma aumentata negli anni. Rancori, sbagli, eventi traumatici, società allo sbaraglio: sono talmente tante le emozioni che appena parte la base VIA!!! come una mitragliatrice.

Sono pronta alla sfida per questo sono viva canti in Hey baby balla. Riferimento immagino al coma dal quale sei uscita e in seguito al quale hai scritto questo e gli altri tre pezzi pubblicati negli ultimi mesi. Quanto ha inciso tale episodio?

Ti dico la verità, forse è proprio grazie a quell’episodio che ora come ora sto trovando la forza di emergere, la costanza di portare a termine un progetto, la voglia di mettermi in gioco e cambiare. Avrei potuto continuare la mia vita in strada apparentemente felice, ma priva di significato come molte esistenze su questa terra.  Ed invece quel giorno, mi sono risvegliata, con una forza più grande di me.  Diciamo che il rap ha una “doppia faccia”: L’hip-hop si è nutrito dei miei momenti bui, delle mie difficoltà e delle mie incertezze. Si è nutrito di tutti quegli eventi che hanno segnato la mia infanzia. I miei testi parlavano di queste emozioni represse, di questi segreti proibiti, di questi eventi traumatici. Però, il rap è stato anche la mia unica valvola di sfogo non nociva per la mia salute. Da lì iniziai a caricare i miei freestyle sul mio vecchio canale YouTube dove ricevevo molti consensi da parte delle persone. Anche se era registrato tutto in modo amatoriale, ma era vero, trasudavo voglia di Rivincita  da ogni poro. E questo la gente lo capiva. In più nel 2014/2015 c’erano davvero poche donne che facevano rap in Italia. Inoltre voglio voglio citare una frase di un mio attuale freestyle su Instagram “è quando tocchi il fondo che hai più forza per rialzarti!”.

La scrittura per te che valore ha?

Se prima per me la scrittura, come dicevo prima, era “solo” una valvola di sfogo, adesso è anche un modo di comunicare uno o più messaggi, anche a persone che magari stanno vivendo ciò che hai vissuto tu. Può essere un aiuto, un conforto, un messaggio “street” senza moralismi o giri di parole, forte e chiaro, di cambiamento, migliorando se stessi, ritrovando un obbiettivo nella vita. Qualsiasi cosa possa esserti successa, non perdendosi nelle grandi strade di una città così vuota.

Ama te stessa poi gli altri questa è la mia lezione canti in Lacrime, pezzo che racconta di una delusione suppongo autobiografica. Sei soddisfatta dei rapporti interpersonali che hai, data anche la tua giovane età?

“Lacrime” è uscita in un momento della mia vita nella quale mi son detta: “ho fatto tanto, ho un lavoro, ho una casa e sto bene, ed ora?” Ogni cosa in quel periodo mi recava di nuovo ansia e negatività in tutto, anche nella coppia e per questo motivo, io ed il mio ragazzo ci siamo presi una pausa. Da quel momento sono caduta in una depressione grave, dove “o ricomincio con l’autolesionismo o mi rimbocco le maniche e mi do da fare per uscire da questa situazione infelice” è così ho fatto.

Ci sono poche donne nel mondo rap. A cosa pensi sia dovuto e quali colleghe stimi/ vorresti conoscere per una collaborazione? 

Secondo me, sono due le ipotesi. O realmente sono tutte “cresciute” rapper come funghi, combinazione in concomitanza all’entrata odierna della moda giovanile dell’hip hop. Perché parliamoci chiaro, ora come i tatuaggi, il rap è una moda. Ti rende figo, almeno così pensano. Oppure di donne che hanno fatto rap ce’ ne sono sempre state, ma con dentro la paura di esporsi al pubblico. La paura del giudizio, la paura di esser “mangiata dai lupi”.  E per lupi intendo haters sessisti che vedono la donna solo come oggetti da utilizzare nei propri video e basta. Ecco forse è questa la motivazione più plausibile, la paura. Piccolo esempio, da bambini mi ero tagliata i miei lunghi capelli biondi, ed ero etichettata come “maschiaccio” anche dalle stesse bambine. Una cosa , soprattutto anni fa, o era da “maschio” o era per le femmine. Una femmina che faceva cose da maschio non era vista bene, come ora, purtroppo il contrario. Inizialmente ammetto che non mi è piaciuta, ma poi mi sono ricreduta dopo averla ascoltata in un’intervista, parlo di Chadia. Il suo genere è lontano dal mio (ora senza etichetta) ma la stimo e la trovo molto bella, la pensavo meno intelligente ma mi sbagliavo, da quel poco che la conosco. Magari avrò occasione di conoscerla meglio.

Ti salutiamo chiedendoti quali sono i tuoi progetti futuri?

Abbiamo in mente tanti progetti futuri e spero di poterli rivelare quanto prima. Ho in mente collaborazioni (anche internazionali) e spero di pubblicare il mio primo EP.

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