L’uomo che comprò la luna, recensione: una irriverente commedia d’autore

    L'uomo che comprò la luna

    L’uomo che comprò la Luna si presenta come una commedia d’autore, che diverte e intrattiene, senza il timore di toccare le corde del dramma, verso una dimensione favolistica e sempre attuale.

    Un viaggio alla scoperta di se stesso

    L’uomo che comprò la luna segue le vicende di un soldato italiano (Jacopo Cullin) incaricato di scoprire chi è che ha rubato la luna, che dietro lo pseudonimo di Kevin Pinelli e un marcato accento milanese, nasconde un’identità sarda. Per portarla in superficie, due agenti italiani suoi superiori, ingaggiano un uomo con un misterioso passato alle spalle che trasforma Gavino in un archetipo del vero maschio sardo. Gavino ora è pronto per la sua missione, ricercare l’uomo che si è impossessato della luna, ma una volta approdato sull’isola si ritroverà in una terra che non ha mai smesso di amare, riscoprendo se stesso e le sue tradizioni.

    L’amore per la propria Terra

    L’uomo che comprò la luna è un’opera omaggio a quella Sardegna arcaica e surreale che il regista Paolo Zucca ha voluto rappresentare con un incipit originale da cui scaturisce una storia sempre più stralunata, capace di immergere lo spettatore come il protagonista in una realtà lontana dal concetto di modernità ed estremamente rurale. Le tradizioni, gli usi e i costumi vengono sfruttati per accentuare gli stereotipi in cui Gavino dovrà immergersi, in un susseguirsi di situazioni comiche che sfociano nel surreale e nell’assurdo. Il film è costruito su una sceneggiatura ricca di elementi e ben gestita nei dialoghi ma trova una sua spiacevole monotonia nei meccanismi narrativi degli intrecci tra i personaggi e le insistenti situazioni stereotipate tra i“locali” e Gavino. Il suo impianto drammaturgico è modulato sulle strutture archetipiche individuate da Chris Vogler nel suo intramontabile “Viaggio dell’Eroe” raccontando infatti della crescita interiore di un eroe sui generis e del suo viaggio picaresco verso la scoperta e la riappropriazione di una cultura, di una storia e di un sistema di valori altri. Attraverso questa sensibilità , L’uomo che comprò la luna assume in un contesto surreale e arcaico i caratteri di un poetico viaggio verso la riscoperta di un popolo e una Terra che non ha mai smesso di sognare e credere negli antichi valori di riconoscenza, lealtà e rispetto.
    L'uomo che comprò la luna - Jacopo Cullin
    L’uomo che comprò la luna – Jacopo Cullin.

    Una regia fluida ed esteticamente accurata

    Paolo Zucca conferma il suo talento registico nella composizione accurata delle inquadrature e l’estetica visiva fortemente romantica; la cinepresa si muove silenziosamente sui personaggi, marcandone abilmente gli aspetti tipici che li collocano visivamente nello spazio, rispettandone le caratteristiche individuali di ognuno: dall’apparente immobilità di Benito Urgu fino allo slancio poetico di Angela Molina, la donna per cui un uomo comprò la luna. Situato in un luogo senza tempo questo Viaggio diventa un mosaico abilmente tassellato da regista direttore della fotografia e sceneggiatori, in cui emergono realtà sociali attuali che sfruttano l’elemento onirico e comico per trascendere dalla categorizzazione tematica in cui moltissime commedie di oggi sono sempre più rinchiuse.

    Una commedia d’autore

    L’Uomo che comprò la Luna si pone come una commedia d’autore, che vuole divertire e intrattenere, ma che non ha timore di toccare le corde del dramma, né di virare verso le atmosfere liriche e fantastiche che appartengono a pieno titolo alla dimensione della favola. Tra eroi, reietti e splendide donne capaci di muovere oceani, il film è ricco (a volte anche troppo), di sequenze ironiche che sfruttano abilmente i modelli tematici di genere per favorire la risata. Il dramma al contrario è costruito attraverso i volti dei personaggi, tutti portatori di una tristezza celata e incolmabile, dettata da errori e rimorsi mai arginati, che dona al film respiro e autenticità. Le sequenze oniriche restano comunque il punto di forza più evidente, visivamente scadenti ma qualitativamente superiori, elevano il racconto con poesia e accuratezza ad una dimensione ultraterrena, ed è così che l’intera vicenda diviene metafora di un utopia di valori e culti arcani, lontani ma intimamente celati in ognuno di noi.

    L’Uomo che comprò la Luna è presentato in anteprima come evento speciale alla Festa del Cinema di Roma. Diretto da Paolo Zucca con Jacopo Cullin, Benito Urgu, Stefano Fresi, Francesco Pannofino, Lazar Ristovski, Angela Molina. Distribuito da Lucky Red.

    [yasr_overall_rating]

    Lascia un commento

    Per favore inserisci il tuo commento!
    Per favore inserisci il tuo nome qui