L’ultimo viaggio, la recensione: un’intensa ricerca della propria identità

L’ultimo viaggio è un audace road-movie nelle terre ucraine che pone l’attenzione emotiva sul rapporto tra un nonno e sua nipote, con uno sguardo sul passato e il futuro di entrambi.

Un audace road-movie

L’ultimo viaggio è il percorso di Eduard (Jurgen Prochnow), un uomo anziano con un passato segnato di ricordi ed emozioni che una mattina, deciso a ricomporre il puzzle del suo passato e mettere in ordine i ricordi e le esperienze di tutta una vita, sale su un treno diretto a Kiev, in Ucraina, con un vecchio baule e un cappello da cosacco, lasciando alla figlia Uli (Suzanne Von Borsody) un biglietto con un rapido saluto. Per fermare la follia del padre, Uli chiama sua figlia Adele (Petra Schmidt-Schaller) che si precipita alla stazione per fermare il nonno, ma si ritroverà suo malgrado in partenza per un lungo viaggio, nei ricordi personali del nonno e nella Storia.

Chi siamo ?

Il viaggio che compiranno Adele e Eduard, accompagnati da Lew (Tambet Tuisk), un ragazzo dalle origini russe ma cresciuto in Ucraina, è un vero e proprio tuffo nel passato, alla ricerca di un’amore perduto in gioventù, dopo la fine della guerra. Tutti i personaggi sono alla ricerca di un’identità che possa riempire quel conflitto interiore che li deteriora e li rende scontrosi e incapaci di approcciarsi gli uni agli altri; il passato per Eduard vuole rappresentare una condanna ma anche una speranza per ritrovare un’integrità personale mentre per Adele e Lew è un gigante misterioso che rischia di imprigionarli nei ricordi, colpevoli dei crimini dei loro predecessori. Durante la guerra Eduard era il comandante del secondo Squadrone di Cavalleria Cosacca, alleato dei tedeschi, che una volta catturato aveva trascorso sette anni in un Gulag. Prima della deportazione era stato separato da una cosacca, Svetlana, che amava profondamente e che attraverso questo viaggio spera di ritrovare.

Eduard si guarda allo specchio

Ricambio generazionale

Dal giorno in cui Eduard è stato separato da Svetlana è rimasto incapace di amare anche la sua stessa stessa famiglia, facendo emergere profonde cicatrici che hanno avuto ripercussioni non solo su sua figlia ma anche sulla nipote, che guarda al passato con disinteresse, vivendo alla giornata. Il passato di Eduard si rivelerà prepotentemente ad Adele, vittima dei rimorsi per le decisioni prese dal nonno durante la guerra. Questo percorso di scoperta per Adele procederà in modo parallelo al rapporto con il nonno, che da distaccato e scontroso, quasi come tra due estranei, diventerà un legame intenso e toccante in cui la storia del passato di uno, porrà le basi e si trasformerà nella storia del futuro dell’altro.

Un antieroe

L’ultimo viaggio non ha i caratteri epici e avventurosi dell’eroe ma piuttosto quelli densi e nostalgici di un antieroe, costretto a convivere con le sue colpe in rotta per un viaggio di redenzione per l’anima di tutta la sua famiglia, attraverso un amore puro, innocente e sincero, lontano dalla violenza e dal dolore della realtà. L’amore di Eduard si preannuncia già dalla sua scoperta come un’utopia indefinita a cui il protagonista si aggrappa per non perdersi nelle colpe e i rimorsi del passato. Il suo viaggio quindi si prospetta come un road-movie intenso e articolato dove passato e presente si intrecciano lungo il percorso della memoria, per scoprire realtà dolorose agli anziani e sconosciute ai giovani.

Adele scopre il passato del nonno

Tra passato e presente

Il film attraverso una sceneggiatura articolata che con abilità e intelligenza combina riferimenti storici del passato a situazioni attuali vuole far riflettere anche sul presente e sui moderni conflitti familiari in Ucraina. Lew, il ragazzo che accompagna Adele e Eduard è il centro di tali discorsi ideologici e narrativi, viene dilaniato dalla pressione di doversi schierare da una parte, prendendo una posizione in un conflitto che lui non approva e che mina le basi della sua identità“io sono russo e i miei genitori sono russi, perciò sono russo. Però… si dà il caso che sia cresciuto in Ucraina, quindi sono anche ucraino. Mi capisci ? Io sono ucraino! Ma anche russo! Si può essere entrambi”. La situazione di Lew non è diverse da molti suoi coetanei che si trovano costretti a collocarsi in una posizione che non crea apertura ma intensifica i conflitti. Nick Baker Monteys vuole riflettere sul significato di diversità e su quanto essa influisca in guerra e nella vita, come Eduard e Svetlana, Lew e Adele sono estremamente diversi ma entrambi riescono a stabilire un legame che va oltre i contesti sociali e storici attraverso l’amore, una forza che agisce in tutti i personaggi, liberandoli dalla prigionia del loro passato. L’ultimo viaggio è un film intenso, audace e riccamente definito, narrativamente e ideologicamente, che offre innumerevoli spunti di riflessione su passato e presente, senza cadere in una moralità stereotipata. Attraverso un accompagnamento musicale e una fotografia degna di merito, si presenta come un’odissea idilliaca in cui l’home-coming è un percorso di redenzione e scoperta storiografico e generazionale.

L’ultimo viaggio uscirà nelle sale il 29 marzo, diretto da Nick Baker Monteys con Jurgen Prochnow, Petra Schmidt-Schaller, Suzanne Von Borsody e Tambet Tuisk. Distribuito da Satine Film.

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