Luigi Proietti detto Gigi, recensione del documentario di Edoardo Leo sul mattatore romano

Luigi Proietti detto Gigi - Gigi Proietti - Foto di Anna Camerlingo
Luigi Proietti detto Gigi - Gigi Proietti - Foto di Anna Camerlingo

La nostra recensione di Luigi Proietti detto Gigi, documentario di Edoardo Leo, che esordisce alla regia con il racconto dichiaratamente incompleto, ma appassionato, di un uomo di spettacolo immenso

Raccontare la vita e la carriera di Gigi Proietti in un documentario è impossibile. Parola di Edoardo Leo, che al mattatore e teatrante più versatile della storia recente del nostro Paese ha dedicato il suo esordio alla regia, Luigi Proietti detto Gigi. Data la vastità e la polifonia peculiare dell’esistenza artistica di Proietti, nel 2018 Leo sceglie di puntare l’attenzione su uno spettacolo, A me gli occhi, please, un terremoto nel panorama teatrale italiano del 1977, destinato a riscriverne i connotati. Il regista segue l’attore dietro le quinte dei suoi spettacoli, intervista Proietti cercando di ricostruire le dinamiche di un successo clamoroso, ma il 2 novembre 2020 il grande attore scompare. Leo, supportato dalla famiglia Proietti, decide di portare a termine il suo lavoro, che cambia totalmente forma, trasformandosi in un omaggio (dichiaratamente incompleto) a un monumento dello spettacolo italiano.

Luigi Proietti detto Gigi - Edoardo Leo sul set del film . Foto di Andrea Miconi
Luigi Proietti detto Gigi – Edoardo Leo sul set del film . Foto di Andrea Miconi

Il segreto di Gigi 

Con il suo Luigi Proietti detto Gigi, Edoardo Leo ha un obiettivo: scoprire il segreto del mattatore. Per raggiungere la sua meta imbocca tre strade differenti. Dialoga con la famiglia e gli amici dell’attore, che gli restituiscono frammenti di Luigi, il bambino di tre anni che incantava i concittadini con le sue doti comiche e che per tutta la vita ha sempre avuto un occhio di riguardo per il giudizio della famiglia sul suo lavoro. Intervista, inoltre, colleghi e maestranze che hanno lavorato con Proietti, da Nicola Piovani a Marco Giallini, o che semplicemente sono stati fortemente influenzati dalla sua grandezza, come Paola Cortellesi e Fiorello. Nel frattempo tenta di cogliere l’essenza dell’uomo di teatro selezionando gustosissimi materiali d’archivio che dimostrano la versatilità del grande attore, la cui immagine giganteggia nelle interviste inedite girate prima della scomparsa. Ma è veramente possibile riuscire a svelare il segreto di Gigi Proietti?

Luigi Proietti detto Gigi -Gigi Proietti - Foto di Anna Camerlingo
Luigi Proietti detto Gigi -Gigi Proietti – Foto di Anna Camerlingo

Una macchina teatrale perfetta 

L’immagine di Proietti che viene fuori da questo documentario include, ma allo stesso tempo trascende, la figura del comico istrionico che si è fissata nell’immaginario collettivo italiano. Ciò che preme a Leo, infatti, è di indagare Proietti in quanto uomo di spettacolo totale, capace di passare con disinvoltura dal teatro d’avanguardia al doppiaggio, dal condividere il palco con Carmelo Bene a far risorgere il Brancaccio dalle sue ceneri. Attore sperimentale, regista lirico e teatrale, personaggio televisivo, maestro di una generazione di interpreti: Proietti è stato, come viene definito nel documentario, «una macchina teatrale perfetta». L’intelligenza di Leo sta nell’evitare di glorificare o osannare in maniera esasperata Proietti, ma dimostrare attraverso i materiali la sua grandezza, senza esitare nel ricostruire i momenti più bui della carriera. Nel documentario, infatti, c’è anche spazio per la descrizione del rapporto complicato di Gigi con la tv (esemplare il fallimento del suo Fantastico), e con il cinema, dove l’attore, pur avendo regalato personaggi iconici come Mandrake, non ha mai per davvero trovato il suo spazio.

Luigi Proietti detto Gigi - Gigi Proietti - Foto di Anna Camerlingo
Luigi Proietti detto Gigi – Gigi Proietti – Foto di Anna Camerlingo

Un gladiatore timido 

La messa in scena disorganica e aneddotica di Luigi Proietti detto Gigi appare la maniera più congeniale a Leo per raccontare l’attore romano. Per tutta la durata del film si percepisce una sorta di timore reverenziale del regista e, al contempo, un’ammirazione sconfinata verso Proietti, tutto l’amore che Leo ha riversato in questo lavoro. Questo è reso palese dal voice over dello stesso regista che accompagna tutta la pellicola e che rischia, in alcuni passaggi, di diventare invadente e didascalico. Un dettaglio che non nuoce però all’abbozzo di ritratto di un teatrante che è riuscito a coniugare come pochi l’intellettuale e il popolare. Un sopraffino conoscitore del fatto teatrale che ha ispirato generazioni di artisti, che ha sempre considerato la sua arte, la recitazione, in una prospettiva etica e morale che in primo luogo deve tendere al rispetto verso il pubblico.

Luigi Proietti detto Gigi. Regia di Edoardo Leo. Con Gigi Proietti, Renzo Arbore, Rosario Fiorello, Loretta Goggi, Paola Cortellesi, Alessandro Gassmann, Marco Giallini e Nicola Piovani. Al cinema dal 3 al 9 marzo, distribuito da Nexo Digital.

VOTO:

3 stelle

 

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