Ufficiale, Luciano Spalletti è il nuovo CT dell’Italia, l’annuncio di Gravina: «la Nazionale aveva bisogno di un grande allenatore»

Luciano Spalletti
Luciano Spalletti

La FIGC ha comunicato ufficialmente di aver raggiunto l’accordo con Luciano Spalletti quale C.T. azzurro; il presidente Gravina lo elogia: «Il suo entusiasmo e la sua competenza saranno fondamentali»

Luciano Spalletti è ufficialmente il nuovo C.T. della Nazionale italiana di calcio.

Per Spalletti C.T. contratto triennale e la clausola napoletana

Il comunicato della FIGC annuncia che sarà il tecnico toscano il sostituto del dimissionario Roberto Mancini alla guida degli Azzurri. Per lui un contratto triennale che scadrà alla fine dei Mondiali 2026 in Nord America e subito le importanti sfide di qualificazione agli Europei contro Macedonia il 9 settembre ed Ucraina il 12.

Nel comunicato non è specificato se sia stata risolta la grana relativa l’ormai celebre clausola, che lega ancora Spalletti al Napoli con il quale ha appena vinto un meritato scudetto. Si aspetta quindi la replica del presidente partenopeo Aurelio De Laurentiis, che nei giorni scorsi aveva preteso il pagamento della clausola di 3 milioni, facendone una questione non monetaria ma di principio.

Il comunicato ufficiale della FIGC e le parole di Gravina

La Federazione Italiana Giuoco Calcio comunica di aver raggiunto l’accordo con Luciano Spalletti per la carica di Commissario Tecnico della Nazionale italiana. L’allenatore toscano assumerà l’incarico a partire dall’1 settembre 2023 e la presentazione ufficiale si svolgerà in occasione del raduno degli Azzurri, in programma nei primi giorni di settembre, presso il Centro Tecnico Federale di Coverciano.

«Diamo il benvenuto a Spalletti – dichiara il Presidente della FIGC Gabriele Gravina -, la Nazionale aveva bisogno di un grande allenatore e sono molto felice che abbia accettato la guida tecnica degli Azzurri. Il suo entusiasmo e la sua competenza saranno fondamentali per le sfide che attendono l’Italia nei prossimi mesi».

La carriera di Luciano Spalletti

Le prime esperienze e la super Udinese

Dopo una modesta carriera da calciatore, nella quale non è mai andato oltre la Serie C1, con le maglie dello Spezia prima e dell’Empoli poi, Luciano Spalletti ha iniziato ad allenare sin da giovane. A 35 anni appena compiuti fu chiamato proprio dalla società toscana, portandola a dalla C alla A con due promozioni consecutive nel 1996 e 1997.

Poi le esperienze alla guida di Sampdoria, Venezia, Udinese ed Ancona, prima di tornare ad Udine dove in tre stagioni portò i bianconeri prima in Coppa Uefa e poi addirittura in Champions League, grazie al quarto posto del 2004-05 e al suo calcio champagne.

La prima Roma spallettiana, da Calciopoli ai trionfi in Coppa

Spalletti fu quindi chiamato a resuscitare la Roma, naufragata in zona retrocessione dopo il rocambolesco addio di Fabio Capello. Dopo l’intuizione di Francesco Totti centravanti e il quinto posto ottenuto sul campo, grazie alla mattanza di squadre avversarie dovuta a Calciopoli i giallorossi si ritrovarono secondi dietro l’Inter, con la quale ebbero uno sfortunato dualismo anche nei due campionati successivi.

A fronte degli scudetti vinti dai nerazzurri con i giallorossi eterni secondi, Spalletti riuscì a vincere due Coppe Italia e una Supercoppa (sempre in finali contro l’Inter), ma dopo il sesto posto del 2008-09 l’idillio finì. Nel settembre 2009 l’allenatore si dimise dopo due sconfitte nelle prime due di campionato.

Lo Zenit e il ritorno a Roma: il dualismo con Francesco Totti

Tre mesi dopo fu ingaggiato dallo Zenit San Pietroburgo e nei quasi 4 anni e mezzo in Russia Spalletti vinse due campionati, una Coppa di Russia e una Supercoppa, prima di essere esonerato nel marzo del 2014. Dopo quasi due anni di inattività lautamente stipendiati dai russi, nel gennaio 2016 arrivò la nuova chiamata nella Capitale, dopo l’esonero di Rudi Garcia, e da subito i rapporti con l’ormai a fine carriera Totti crearono una frattura tra l’allenatore e l’ambiente, che mal digeriva il trattamento riservato al grande Capitano, lasciato il più delle volte in panchina. Un dualismo talmente profondo da essere poi anche raccontato nella serie tv Sky Speravo de morì prima.

Ciò nonostante lo Spalletti-bis fece volare prima la Roma dal quinto al terzo posto e nella stagione successiva addirittura al record di punti (87) della storia giallorossa, che non bastarono però a battere la Juventus cannibale di un intero decennio. A fine stagione Totti si ritirò controvoglia dal calcio giocato e Spalletti, ormai inviso alla maggior parte della tifoseria, fu chiamato a resuscitare l’Inter, l’antica rivale arrivata solo settima e da cinque anni fuori dalla Champions.

L’Inter e la consacrazione con lo scudetto a Napoli

Nel biennio nerazzurro l’allenatore toscano riuscì a riportare la squadra nella massima competizione europea, grazie a due quarti posti in campionato ottenuti in entrambi i casi all’ultima giornata. A causa però dello scarso rendimento nelle coppe, al termine del campionato 2018-19 venne esonerato e sostituito da Antonio Conte. Dopo un biennio fermo ai box, anche in questo caso a libro paga dei nerazzurri, Spalletti viene chiamato da De Laurentiis a Napoli, per dare una scossa dopo che la quadra di Gattuso è rimasta fuori dalla Champions per un punto.

La prima stagione vede i partenopei terzi dietro le due milanesi, mentre la seconda stagione, appena conclusasi, contro ogni pronostico è quella del trionfo, con il meritato scudetto vinto a mani basse con largo anticipo, prima di lasciare la panchina a fine stagione per prendersi un anno di pausa. Un titolo che Napoli aspettava da oltre 30 anni e che ha consacrato definitivamente anche in Italia Luciano Spalletti come uno dei migliori allenatori degli ultimi 20 anni.

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