La nostra recensione de L’erede, secondo film del regista francese Xavier Legrand (L’affido) con Marc-André Grondin e Yves Jacques: un thriller familiare che, al netto di qualche incertezza, rimane teso e solido fino al finale devastante
Dopo la presentazione al Rendez-Vous Festival 2024 arriva in sala L’erede, opera seconda del francese Xavier Legrand (già regista di quell’ottimo esordio che era L’affido) con protagonisti Marc-André Grondin e Yves Jacques. Un thriller drammatico sulla famiglia e il suo retaggio, sul peso tossico del patriarcato ma anche su certi fantasmi del proprio passato che non vogliono saperne di essere scacciati, che si sviluppa con il passo giusto nonostante qualche incertezza di scrittura fino ad un finale di grande potenza. Grande tensione e grande solidità drammaturgica per una seconda prova decisamente all’altezza della prima.

Un ritorno funesto
Ellias Barnès (Marc-André Grondin) ha poco più di trent’anni ed è il più acclamato stilista di Parigi. Proprio nel momento culminante della sua carriera, tuttavia, è costretto a tornare a Montréal per i funerali del padre, con cui non aveva più rapporti da tempo. In un crescendo di suspense finirà per scoprire il terribile segreto che l’uomo nascondeva e che segnerà per sempre anche il destino di Ellias.

Legami di sangue
Alla fine del suo primo film, L’affido, premiato a Venezia nel 2017 la violenza del padre verso i propri figli veniva tempestivamente arrestata prima che potesse compiersi, mentre ne L’erede un atto di violenza è forse già stato compiuto. In fondo Ellias è sì uno stilista di successo trapiantato a Parigi, quindi a migliaia di chilometri dalla casa paterna nel Québec, ma il peso dell’eredità paterna e di quel rapporto incrinato se lo porta ancora addosso, mentalmente e forse pure fisicamente visti i problemi cardiaci da cui è afflitto. L’assunto di partenza è quindi simile a quello della sua opera prima, ma la destinazione finale sarà molto diversa e tutt’altro che consolatoria.
Fino al momento della scoperta agghiacciante però L’erede procede a tutto sottotesto, ma quando Ellias apre la porta dello scantinato tutto cambia e la metafora del male che si attacca dal padre al figlio diventa persino troppo palese. Perché la reazione e le azioni successive di Ellias potrebbero venire viste persino come forzate, poco aderenti al personaggio per come ci era stato presentato e forse pure alla realtà, e non sarebbe un’affermazione errata. Probabilmente Legrand, a questo giro, è stato un po’ più furbo e calcolatore ma ha anche avuto il merito di costruire un apparato diegetico e tematico chiarissimo, cristallino e a suo modo coerente fino alla fine.
In fondo Ellias è quasi un predestinato a quell’oscurità, una specie di moderno Oreste o Amleto costretto ad avere a che fare con il fantasma paterno e con il suo retaggio, ma anche e soprattutto con una scelta che forse non è mai esistita e con un perdono impossibile da ottenere specialmente dopo quella cosa che avviene alla fine del secondo atto. Ed è proprio nel modo in cui Legrand sceglie di concludere la vicenda, oltre che nella grande prova attoriale sia di Marc-André Grondin sia di Yves Jacques, che L’erede dimostra di avere più coraggio della media.

Tra Hitchcock e tragedia classica
L’aspetto più interessante è però, ancora una volta, la riflessione su come il maschile tenda a sopraffare il femminile, cioè sull’ombra venefica del patriarcato. Ellias, da stilista qual è, tende a oggettificare le donne, arrivando persino ad “uccidere” la musa del suo stesso mentore, per poi avere a che fare con il segreto del padre e con il rapporto malsano di quest’ultimo verso il sesso femminile. Legrand ha parlato di Hitchcock e Lang nello stile e nel tono con cui ha deciso di approcciarsi a questa storia, ma forse i riferimenti sono troppo alti e non così necessari. Quel che però è certo è che L’erede è ben costruito anche nel modo in cui gestisce la propria tensione drammaturgica, aspetto per niente scontato.
Grazie all’intelligenza della messinscena e alla propria portata oscura nel
suo rifarsi ai topos della tragedia greca, il film è un assalto ben assestato ai nervi
dello spettatore, efficace come thriller claustrofobico ma anche come riflessione
stridente su fino a che punto può spingersi un uomo per proteggere la propria eredità spirituale. Certo, qualche incertezza di scrittura non manca e nella parte centrale gli eventi tendono un po’ troppo a trascinarsi senza un’apparente direzione, ma il risultato è quello di una suggestione morbosa che non lascia andare facilmente lo spettatore anche dopo i titoli di coda. Ancora una volta, non era scontato.
| TITOLO | L’erede |
| REGIA | Xavier Legrand |
| ATTORI | Marc-André Grondin, Yves Jacques, Laetitia Isambert-Denis, Anne-Élisabeth Bossé, Louis Champagne, Blandine Bury, Vincent Leclerc, Marie-France Lambert, Thierry Harcourt |
| USCITA | 12 dicembre 2024 |
| DISTRIBUZIONE | Teodora Film |
Tre stelle e mezza

























