Le ultime lune, con Andrea Giordana e Galatea Ranzi, sbarca al Teatro Roma

Le ultime lune

Le ultime lune, uno spettacolo di grande riflessione sulla vita e sull’anzianità, sarà al Teatro Roma dal 29 gennaio al 10 febbraio. A vestire i panni dei protagonisti, Andrea e Luchino Giordana con Galatea Ranzi.

Da martedì 29 gennaio a domenica 10 febbraio al Teatro Roma è in scena Le ultime lune, uno spettacolo di Furio Bordon, con Andrea Giordana, Galatea Ranzi, Luchino Giordana con la regia di Daniele Salvo. La commedia, conosciuta dalla critica di tutto il mondo, è stata portata al successo da Marcello Mastroianni.

Oggi è riproposta da un grande nome dello spettacolo italiano Andrea Giordana, protagonista di una struggente storia d’amore tra un anziano professore universitario in pensione e sua moglie, scomparsa ancora giovane, una donna meravigliosa che si materializza nella sua memoria apparendo sul palco. I coniugi hanno un figlio con il quale il padre ha poco dialogo. È il dramma generazionale per eccellenza.

Andrea Giordana e Galatea Ranzi in Le ultime lune
Andrea Giordana e Galatea Ranzi in Le ultime lune

L’incomunicabilità tra due diverse generazioni, lo scontro tra il passato e il presente. Il protagonista è un uomo anziano che attende nella sua stanza che il figlio torni dall’ufficio per accompagnarlo in una casa di riposo per anziani. La decisione di andarsene per sempre da quella casa nasce dal sentirsi “di troppo”, la scelta è lucida e definitiva. Una volta lasciata la propria casa, nella soffitta di un’anonima casa di riposo, il protagonista trascorre ogni giorno qualche ora del suo tempo in compagnia del suo album di fotografie e della sua musica preferita, in quella soffitta il professore ricorda, pensa e si sente più vicino al cielo.

Luchino Giordana, Galatea Ranzi e Andrea Giordana in Le ultime lune
Luchino Giordana, Galatea Ranzi e Andrea Giordana in Le ultime lune

Nella nostra società la vecchiaia è un privilegio. Una pietra preziosa. È un momento della vita di un uomo in cui tutte le linee convergono verso un punto sospeso sul filo dell’orizzonte. È l’inizio di un nuovo cammino che coincide con la condizione del poeta. Essere poeti oggi dà scandalo. Il poeta dà fastidio. È troppo ingenuo, troppo fragile, troppo vero. E soprattutto il Poeta, come il vecchio, sa dire la verità.

Il poeta attende paziente, siede su una panchina sul ciglio del torrente del tempo e guarda. Una foglia cadere, una gemma sbocciare, un bambino che sorride. Il poeta, come il vecchio professore, possiede la mappa del labirinto, crea un suo modello immaginario di universo, una specie di libro di testo per comprendere il mondo e la vita nel modo migliore.

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