L’anima in pace, recensione: una madre e una figlia cercano la salvezza durante il lockdown

L'anima in pace - Livia Antonelli e Donatella Finocchiaro
L'anima in pace - Livia Antonelli e Donatella Finocchiaro

La nostra recensione de L’anima in pace diretto da Ciro Formisano con Livia Antonelli e Donatella Finocchiaro: un racconto che lentamente si libera dalle mura fisiche e simboliche in cui è rinchiuso, senza riuscire a sfruttare appieno il desiderio di riscatto delle sue donne

Reduce da un (bel) documentario sulla crisi del cinema uscito due anni fa, il regista campano Ciro Formisano torna al racconto di finzione e ne L’anima in pace  fa riemergere i fantasmi del lockdown attraverso lo sguardo di due donne. Una madre e una figlia, interpretate rispettivamente da Donatella Finocchiaro e Livia Antonelli, stanche di un presente senza uscita e vogliose di riprendersi il proprio futuro affrontando precarietà, la periferia romana decadente e spietata del Quarticciolo e un amore (quasi) impossibile. È un peccato che il film non le segua fino in fondo, decidendo di virare con uno scarto troppo subitaneo verso altri lidi ben meno interessanti con un simbolismo un po’ troppo insistente.

L'anima in pace - Donatella Finocchiaro
L’anima in pace – Donatella Finocchiaro

Dora e sua madre

Dora (Livia Antonelli) ha 25 anni e un carattere all’apparenza ruvido ed impenetrabile. Lavora portando la spesa a domicilio, ma le pesa e non è l’ unica difficoltà che deve affrontare nella sua vita. La madre Lia (Donatella Finocchiaro) è una donna instabile ed inaffidabile e, a causa della sua inadeguatezza, i suoi figli più piccoli sono stati affidati  ad un’altra famiglia temporanea. Dora cerca di guadagnare non solo col suo lavoro, ma anche come pusher per Yuri (Antonio Digirolamo). La sua vita sembra avere una svolta con l’arrivo di Andrea (Lorenzo Adorni), un giovane specializzando in medicina che cerca di redimerla, almeno fin quando Yuri non scoprirà il rapporto pulito e sincero dei due.

L'anima in pace - Antonio Digirolamo e Livia Antonelli
L’anima in pace – Antonio Digirolamo e Livia Antonelli

Una speranza nel domani

Il cinema italiano si sta lentamente affacciando al racconto della realtà, ancora molto vicina, della pandemia mentre l’industria pian piano sta riprendendo fiato, anche e soprattutto a livello economico. E dire che uno scenario simile si presta a tante tipologie di racconto, perché l’arena diventa quella di un mondo completamente fermo nel tempo, con un’umanità ingabbiata nelle proprie case e nei propri dolori mentre paura, incertezza e idiosincrasie dilagano. L’anima in pace d’altronde alcuni di questi elementi li fa avvertire, ma non essendo un film di genere li lavora in maniera più sottile, meno dirompente e nonostante questo abbastanza efficace.

La parabola di Lia e Dora diventa allora fondamentale per cercare di capire il meccanismo tematico e diegetico alla base de L’anima in pace, perché è un atto trasformativo all’insegna della semplicità e dell’assoluto realismo quello che Formisano mette in scena ma è anche una dichiarazione d’intenti di un certo modo di intendere e di fare il cinema. Ogni singolo personaggio principale che entra nella storia e per sineddoche anche nell’inquadratura è infatti levigato con precisione per rappresentare tante forme diverse della durezza di vita, da quella lavorativa a quella affettiva passando per quella famigliare. Diventa quindi fondamentale la speranza nel domani, uno sguardo positivo sul futuro.

L'anima in pace - Donatella Finocchiaro
L’anima in pace – Donatella Finocchiaro

Un mondo crudo e spietato

Diceva Cechov che una pistola portata in scena dovrà, per forza di cose e di drammaturgia, prima o poi sparire. Qui una pistola entra in scena in effetti, proprio sul finale, ma il suo ingresso non sposta così tanto gli equilibri della narrazione come forse avrebbe dovuto. Questo succede perché L’anima in pace non entra fino in fondo nelle possibilità della storia che racconta, nonostante le tante potenzialità dell’intreccio che arriva perfino a mettere in mezzo spacciatori di droghe non ben definite, un conflitto di classe tra Dora e l’altezzosa madre dello studente di medicina Andrea, un contenzioso tra la famiglia di Dora e un tribunale per il riaffido dei due fratellini più piccoli.

Tante anime diverse, tanta carne al fuoco non sempre cucinata a dovere per mancanza di tempo e probabilmente anche di budget, con il risultato che certi elementi vengano cucinati meglio di altri. Tra questi sicuramente il rapporto di amore/odio tra Dora e sua madre Lia, interpretata da una sempre a fuoco Donatella Finocchiaro, che fa da filo conduttore tematico prima ancora che diegetico e che rappresenta il cuore emotivo di una storia in cui la sospensione offerta dalla pandemia è sempre presente. Divisi dallo spazio di una finestra o di una porta che si apre soltanto a malapena, tutti i personaggi de L’anima in pace devono perciò imparare ad invadere quello spazio, per prendersi uno scampolo di libertà.

Questa vita ce l’hanno data senza un libretto di istruzione” dice Lia a sua figlia, e l’impressione è che stia tutto in questa battuta il senso e l’intenzione del lavoro di Formisano. E allora Dora e tutti gli altri sono costretti ad una vita in cui rincorrere una speranza che forse è solo illusoria, mentre con inerzia subiscono continuamente schiaffi, abusi, tradimenti. Un po’ come il passo de L’anima in pace, che procede indolente e inerziale fino ad un finale troppo accelerato in cui una pistola spara, o magari no, e la possibilità di una vita diversa si frantuma tramite un bacio, o magari no. Perché alle volte sono i film a rincorrere la vita e non viceversa, ma per farlo hanno bisogno di più coraggio.

TITOLO L’anima in pace
REGIA Ciro Formisano
ATTORI Livia Antonelli, Donatella Finocchiaro, Antonio Digirolamo, Lorenzo Adorni, Daniela Poggi, Cinzia Susino
USCITA 18 gennaio 2024
DISTRIBUZIONE Farocinema

 

VOTO:

Due stelle e mezza

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