Laggiù qualcuno mi ama, recensione: il mito e l’umanità di Massimo Troisi secondo Mario Martone

Laggiù qualcuno mi ama - Mario Martone e Massimo Troisi (foto di Fabrizio Di Giulio)
Laggiù qualcuno mi ama - Mario Martone e Massimo Troisi (foto di Fabrizio Di Giulio)

La recensione di Laggiù qualcuno mi ama, il documentario che Mario Martone ha dedicato alla vita e al cinema di Massimo Troisi: un lavoro sincero e commovente che avrebbe potuto scavare ancora un po’

Appena presentato alla 73ª edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino nella sezione Berlinale Special arriva in sala Laggiù qualcuno mi ama, il documentario che Mario Martone (Il sindaco del rione Sanità, Qui rido io, Nostalgia) ha voluto dedicare a Massimo Troisi in occasione del 70° anniversario dalla sua nascita. Un omaggio potente e commovente il suo, soprattutto nel finale, ma che forse avrebbe potuto essere un po’ meno agiografico e autocelebratorio .

Massimo secondo Mario

Laggiù qualcuno mi ama è il viaggio personale di Mario Martone nel cinema di Massimo Troisi. Montando le scene dei suoi film Martone mette in luce Troisi come grande regista del nostro cinema prima ancora che come grande comico, delineando la sua parabola artistica dagli inizi alla fine e inquadrandolo nel corso degli anni in cui si è formato e nella città comune ai due registi, Napoli. Col montaggio dei film si intersecano alcune conversazioni con artisti che lo hanno amato e ne sono stati influenzati, come Francesco Piccolo, Paolo Sorrentino, Ficarra e Picone, critici che lo hanno studiato come Goffredo Fofi e due tra gli artefici della sua utlima opera Il postino, Michael Radford e Roberto Perpignani. Anna Pavignano invece, che con Troisi scriveva i suoi film, diventa la guida di Martone all’interno dell’universo di Massimo in cui il regista cerca di indagare i processi creativi che hanno portato alla realizzazione dei suoi film più conosciuti e amati, grazie anche ad alcuni materiali inediti che Anna ha messo generosamente a disposizione per questo documentario.

Laggiù qualcuno mi ama - Anna Pavignano (foto di Fabrizio Di Giulio)
Laggiù qualcuno mi ama – Anna Pavignano (foto di Fabrizio Di Giulio)

Scoprire Massimo Troisi

L’operazione che Martone compie con Laggiù qualcuno mi ama è di grande rispetto e profonda stima per il cinema e la poetica di Troisi, ma anche e soprattutto per l’uomo Massimo Troisi di cui Martone ci racconta gran parte della vita. Tra le strade di San Giorgio a Cremano, dove Troisi è nato e cresciuto, fino a quelle di Napoli e Roma dove la sua carriera è inizialmente decollata per poi consacrarlo come uno dei simboli della comicità italiana, Martone ci guida nei ricordi di Troisi che poi diventano quasi i suoi, nelle sue speranze e nei suoi sogni e nella sua sempre presente malinconia. Il regista napoletano sembra essere quasi più interessato all’uomo dietro all’artista, al dolore che si cela dietro un sorriso, alla sempiterna consapevolezza di finità che Troisi si portava addosso da tutta la vita a causa della sua malformazione cardiaca. Il merito più grande di Laggiù qualcuno mi ama è proprio quello di tracciare una coordinata ben specifica dell’umanità di Troisi, nonostante Martone sia molto più interessato (per ovvi motivi) a celebrarla piuttosto che a provare a metterla in discussione a tutto campo.

Laggiù qualcuno mi ama - Paolo Sorrentino (foto di Fabrizio Di Giulio)
Laggiù qualcuno mi ama – Paolo Sorrentino (foto di Fabrizio Di Giulio)

La Napoli che non c’è

In questa celebrazione del valore di Troisi, Napoli e la sua (paradossale) presenza/assenza acquistano ancora più importanza simbolica perché il legame con la città partenopea è imprescindibile nella filmografia e nello spirito dell’attore campano. Tutto nel suo documentario sembra parlare napoletano, tutto sembra restituire quei profumi, quei colori e quelle contraddizioni che lo stesso Troisi ha cercato di ricordare e di restituire in tutte le sue interpretazioni. In Laggiù qualcuno mi ama Troisi sembra quasi divenire narratore di sé stesso e nonostante Martone non rinunci a volersi esporre davanti la macchina da presa in più occasioni, il fulcro della scena è sempre e comunque Troisi stesso; anche quando Martone dialoga con Anna Pavignano, storica compagna di vita e di scrittura dell’attore, o con Paolo Sorrentino, Ficarra e Picone, Michael Redford, Francesco Piccolo e tanti altri registi, attori e critici che Troisi l’hanno conosciuto di persona o amato di riflesso. In qualche modo Massimo Troisi rimane sempre nelle pieghe del racconto, col suo carattere riservato e introverso, con la sua faccia insicura, il suo sorriso sghembo e quegli occhi che mescolavano commedia e tragedia, risata e dolore, speranza e paura. Come la sua vita, come la sua morte.

Laggiù qualcuno mi ama - Michael Radford (foto di Fabrizio Di Giulio)
Laggiù qualcuno mi ama – Michael Radford (foto di Fabrizio Di Giulio)

Un omaggio che manca di un filo di coraggio

In tutto questo Laggiù qualcuno mi ama rimane un omaggio divertito e divertente, commosso e commovente al quale manca però un po’ di coraggio che lo avrebbe reso indimenticabile. Martone infatti, soprattutto nella prima ora di film, rimane un po’ troppo attaccato al mito di Troisi senza volerlo mettere troppo in discussione sul piano artistico o umano, ma scegliendo invece un racconto dal sapore un po’ troppo agiografico. Intendiamoci, l’importanza che il cinema di Troisi ha rivestito e riveste tuttora all’interno della nostra commedia non può essere messa in discussione, però forse Martone avrebbe potuto scavare più a fondo nel rapporto controverso che all’epoca una parte della critica aveva nei confronti di Troisi e dei suoi film, o magari mostrarci un lato di troisi diverso da quello che i suoi film ci hanno sempre mostrato, al di là delle sue fragilità già piuttosto evidenti. Forse è stato il rispetto di cui parlavamo all’inizio il motore di questa scelta, fatto sta che quando decide di aprirsi completamente lasciando da parte la celebrazione e l’omaggio Laggiù qualcuno mi ama arriva dritto al cuore. E non è un caso che sia proprio Il Postino a chiudere la pellicola; un film nel film che è un vero e proprio testamento della capacità di Troisi di rappresentare quella che Truffaut – al quale Troisi viene paragonato da Martone – descriveva come la grande meraviglia. Quando umorismo e malinconia non si alternano, ma coesistono e sono parte di un unico sentimento.

Laggiù qualcuno mi ama. Regia di Mario Martone con Mario Martone, Anna Pavignano, Paolo Sorrentino, Francesco Piccolo, Michael radford, Ficarra e Picone, Goffredo Fofi e Roberto Perpignani in uscita nelle sale giovedì 23 febbraio distribuito da Medusa Film.

VOTO:

Quattro stelle

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