La stagione della caccia, recensione: un raffinato ritorno a Vigata

La stagione della caccia, tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri pubblicato da Sellerio editore, racconta la storia della famiglia Peluso: i membri di questa nobile stirpe muoiono ad uno ad uno dopo l’arrivo a Vigata di un nuovo giovane farmacista. Resta da capire se i due fatti siano collegati e cosa possa rappresentare un movente tale da giustificare la mattanza.

Lo sterminio della famiglia Peluso

La famiglia Peluso è una ricca stirpe di proprietari terrieri. I più nobili tra i nobili, a Vigata. Un giorno arriva in paese un nuovo farmacista, Fofó La Matina (Francesco Scianna). Da quel momento, i Peluso iniziano a morire ad uno ad uno. Come in una stagione della caccia, appunto. Tra i protagonisti della storia il capofamiglia Don Totò (Tommaso Ragno), sua moglie Donna Matilde (Donatella Finocchiaro, qui nella nostra video intervista), la figlia ‘Ntontò (Miriam Dalmazio), il cugino Nenè Impiduglia (Alessio Vassallo) e il parroco di Vigata (Ninni Bruschetta). Tra patriarcato, giudizi (e pregiudizi) della gente, interessi economici e vendetta, la storia lascia intravedere le migliori caratteristiche dello stile letterario di Andrea Camilleri.

Coralità di attori e personaggi

La stagione della caccia è un film corale in senso stretto. Come sottolineato dal regista Roan Johnson nel corso di un’intervista rilasciata a Spettacolo.eu, è difficile identificare un vero protagonista. Ad un primo sguardo il protagonista potrebbe sembrare Don Totò Peluso, in seguito si potrebbe pensare lo stesso anche del farmacista Fofó La Matina e sul finale la scelta potrebbe cadere anche sulla giovane marchesina ‘Ntontò. La verità, semmai, è che tutti personaggi hanno un ruolo chiave a prescindere dalla permanenza di fronte alla camera. I loro complessi rapporti rappresentano la vera ricchezza della storia e si può intuire facilmente che i loro contorni provengono dalla penna di un esperto romanziere. Il cast è adeguato e giusto, vario per età ed esperienza. Si tratta di pezzi diversi di un unico puzzle, pronti a raccontare uno spaccato dell’Italia che fu (e dalla quale, semmai, è difficile emanciparsi).

La stagione della caccia: il farmacista Fofó La Matina (Francesco Scainna) torna a Vigata
Il farmacista Fofó La Matina (Francesco Scainna) torna a Vigata

La ricchezza del dialetto

Che Andrea Camilleri abbia una particolare predilezione per l’ambientazione e per il linguaggio siciliano non è certo una novità. La stagione della caccia si inserisce nel più ampio progetto C’era una volta Vigata e segue il successo del primo film per la tv, La mossa del cavallo. Nulla da eccepire ai bellissimi scenari di Vigata, che danno una marcia in più ai fatti. Per quanto riguarda il parlato, alcuni tratti potranno sembrare un po’ appesantiti o leggermente tirati. Nel complesso tuttavia la pellicola riesce a conservare un certo fascino e mostra un’era che di fatto richiama a tutti gli effetti la fine dell’800 con i suoi usi e costumi, sia sociali che linguistici.

Tra giallo e sentimentale

Se è difficile identificare un unico personaggio, non è così semplice nemmeno ricondurre tutto ad un solo genere cinematografico. La stagione della caccia si posiziona a metà tra il giallo, lo storico e il sentimentale. Ci sono degli omicidi, ci sono gli amori e c’è l’Italia del 1880. Alcuni passaggi centrali lasciano interrogativi scoperti che potrebbero confondere lo spettatore. Alla fine però ogni nodo viene sciolto con naturalezza: nulla è stato lasciato al caso, è evidente. L’attenta sceneggiatura di Francesco Bruni, Andrea Camilleri e Leonardo Marini e l’altrettanto accorta regia di Johnson portano brillantemente a termine il compito con mestiere, facendo intuire che la saga è destinata ad avere un prosperoso prosieguo.

La stagione della caccia va in onda su Rai 1 il 25 febbraio 2019 prodotto da Palomar in collaborazione con Rai Fiction.

Voto

1 COMMENT

  1. Beh, anche se spesso apprezzo Camilleri, non mi è piaciuto molto questo tv-movie, proprio per via della sceneggiatura. Molte le assurdità e le approssimazioni. Tanto per cominciare quella della vipera: un individuo giovane non muore “sicuramente” per il morso di una vipera italana, se poi si tratta della vipera diffusa in Sicilia, la sottospecie Vipera aspis hugyi. Può avere dei problemi fisici, ma se sei giovane e sano non muori, anche se non ti somministrano il siero antivipera. Poi ho notato parecchi errori nel galateo e copmportamento da gentiluomo: in una sequenza Fofò bacia la mano per ben due volte a ‘Ntontò. Ebbene, non si bacia la mano a una signorina non sposata, non si fa sentire lo schiocco e non lo si fa all’aperto, come invece succede in quella sequenza.

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