La settima musa, recensione del dimenticabile thriller di Jaume Balaguerò

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La settima musa, il mystery thriller di Jaume Balaguerò, parte da buone idee senza però riuscire a svilupparle, rendendo l’intera pellicola piatta e facilmente dimenticabile.

Sinossi

Ne La settima musa, Samuel Solomon (Elliot Cowan), un professore di letteratura, torna in università un anno dopo la tragica morte della sua fidanzata. Riallacciando i rapporti con Susan (Franka Potente), le racconta che nelle ultime settimane è tormentato da un incubo ricorrente dove vede una donna venire brutalmente uccisa. Poco tempo dopo Solomon viene a sapere che la stessa donna del sogno è stata realmente uccisa, dimostrando che il suo fosse un sogno premonitore. Cercando di trovare delle risposte, Samuel incontrerà Rachel (Ana Ularu) e insieme scopriranno che dietro al sogno e all’omicidio c’è la mano di una setta di donne, le Muse, che hanno ispirato e tormentato poeti e scrittori nel corso dei secoli.

Un mistero letterario

La settima musa, tratto dal romanzo La dama numero tredici di José C. Somoza, parte da premesse affascinanti: una detective story volta a creare un mistero partendo dalla genialità celatasi dietro le maggiori opere letterarie della storia. E diciamo che il film parte anche bene, mettendo in tavola una serie di elementi particolari – tra poteri mistici e diaboliche maledizioni – legati alle muse e all’influenza che hanno avuto sulla vita di grandi scrittori del passato. Tuttavia, il film inizia presto a sfruttare l’analisi dei testi come mero strumento espositivo, utilizzandola giusto per spiegare una serie di eventi circoscritti unicamente alla storia del protagonista.

La settima musa Elliot Cowan Franka Potente
Elliot Cowan e Franka Potente sono Samuel e Susan

Il focus errato di Balaguerò 

Il regista spagnolo Jaume Balaguerò preferisce concentrarsi sul far quadrare ogni evento dell’indagine; così facendo però va perdendosi in numerose scene di esposizione e colpi di scena forzati, privi della giusta dose di tensione e mistero. Tutto l’aspetto mitologico riguardante la letteratura (cioè l’aspetto interessante del film) viene totalmente trascurato, rimanendo sotto sviluppato, sfruttato solo per dare un senso logico (ma neanche poi tanto) ad ogni scena. Il mistero, quindi, perde la sua componente più affascinante rendendo l’intera indagine nel complesso piatta, senza alcun guizzo un minimo memorabile.

Potenziale inespresso

Balaguerò sembra aver perso lo smalto per l’horror, genere che con [REC] e Fragile aveva invece dato prova di saper sfruttare appieno, soprattutto nella messa in scena. Qui le componenti horror sono ridotte a qualche momento disgustoso, brevi scene di nudo e alcune violente ma prive di mordente. Peccato perché le location erano ottime: tetre ville gotiche abbandonate, quartieri disagiati e una palette di colori grigia molto cupa ed azzeccata. Si dimentica, inoltre, di approfondire un minimo le muse, ridotte alla stregua di semplici e banali streghe; dovrebbero essere il punto focale della storia, tuttavia non sono minimamente caratterizzate: non si conoscono le loro motivazioni, non sono chiari i loro poteri e nemmeno di che tipo di entità si tratti. Sono delle divinità? Sono dei fantasmi? Qual è il loro fine ultimo? Tutte domande senza risposta che lasciano l’amaro in bocca a fine visione.

Sia chiaro, La settima musa non è pessimo, si lascia guardare ed intrattiene, ma è un film che comunque lascia a desiderare, giungendo ad una conclusione banale e insoddisfacente. Insomma, a Balaguerò è mancata proprio quell’ispirazione di cui tanto sembrano volersi fare portatrici le sette muse, realizzando un film anonimo e dimenticabile.

La settima musa, diretto da Jaume Balaguerò, con Elliot Cowan, Franka Potente, Ana Ularu, Christopher Lloyd, uscirà nelle sale italiane il 22 agosto 2018, distribuito da Adler Entertainment.

VOTO:

 

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