La scala a chiocciola, recensione: luci e ombre in un crescendo di tensione

La scala a chiocciola: Claudio Garrubba e Linda Manganelli in un intenso scontro

La scala a chiocciola de Lo stabile del Giallo reinterpreta l’opera di Ethel Lina White e mette in scena uno spettacolo convincente: con un cast ricco e un’ottima gestione di luci e ombre, lo spettatore si immerge in un crescendo di tensione.

Eliminare le imperfezioni dal mondo

Helen (interpretata da Martina Carletti) lavora alle dipendenze di una prestigiosa famiglia inglese e vive insieme al professor Warren (Giovanni Carta), a sua sorella Blanche (Linda Manganelli) e al giovane del quale è innamorata (Claudio Garrubba), all’anziana Mrs Warren (Franco Sciacca), alla governante Mrs Oates (Barbara Abbondanza) e all’infermiera Barker (Silvia Siravo). Un giorno la tranquilla vita di quella remota cittadina viene sconvolta da una notizia raccapricciante: uno psicopatico sta uccidendo delle giovani donne indifese ed Helen possiede tutte le caratteristiche per essere la prossima vittima. Sono proprio le sue imperfezioni e le sue debolezze a metterla in pericolo: la scia di morte si stringe via via intorno a lei, che si ritrova sempre più sola e soprattutto sempre più spaventata.

La morte si avvicina

Lo Stabile del Giallo rinnova il suo talento nel creare suspense e tensione con La scala a chiocciola. Questa storia, tratta dall’omonimo romanzo del 1933 di Ethel Lina White (poi ripreso nel 1946 dal film diretto da Robert Siodmak) possiede tutte le caratteristiche che negli anni hanno fatto apprezzare la proposta teatrale offerta dalla compagnia. Se nella prima parte i ritmi risultano piuttosto lenti e gli ingredienti mistery vengono solamente raccontati da lontano, nella seconda parte si assiste ad un’interessante evoluzione. La morte si sta avvicinando ai protagonisti e alcune domande accendono la scena: chi sarà la prossima vittima? Perché è stata scelta? Ma soprattutto: chi è l’assassino e quando deciderà di colpire?

La scala a chiocciola: Martina Carletti e Barbara Abbondanza in una scena della pièce
Martina Carletti e Barbara Abbondanza in una scena della pièce ©foto Diego Buonanno

Meccanismi ben oliati

La padronanza del genere è certamente tangibile: a cominciare dalla regista Anna Masullo e da Linda Manganelli (veterane della compagnia), ogni membro del cast ricopre un ruolo che risulta essere nelle proprie corde. Bisogna riconoscere che il giallo possiede delle caratteristiche particolari con le quali gli attori sono abituati a fare i conti. Ritmi sostenuti, alternanza del detto e non detto, una certa mimica ed espressività, sotto-trame che distolgono l’attenzione dal vero colpevole: serve tutto questo per creare suspence e per immergere il pubblico nella giusta atmosfera. La scala a chiocciola centra l’obiettivo e soddisfa la maggior parte dei criteri richiesti, approfittando di un classico del genere ma anche di un cast che sa muoversi egregiamente.

Gioco di luci

Tra i protagonisti della pièce non possono essere ignorati luci e scenografia. La grande scala che domina il palco è un elemento chiave della storia ma al tempo stesso riesce a creare movimento e dinamicità. La gestione delle ombre, infine, completa l’opera. Com’è noto, sono sempre la notte e il buio a creare maggiore tensione e ovviamente il crescendo sul quale gioca La scala a chiocciola non può che poggiarsi sui medesimi elementi. D’altronde ci si trova nel New England nel lontano 1906 e tale ambientazione è parte integrante della storia. Se i costumi confermano il periodo storico, anche la grande villa dei Warren viene riprodotta in modo credibile sfruttando ogni spazio e ogni impressione con ingegno ed esperienza.

La scala a chiocciola: Silvia Siravo, Franco Sciacca e Riccardo Cascadan in una scena ©foto Diego Buonanno
Silvia Siravo, Franco Sciacca e Riccardo Cascadan in una scena ©foto Diego Buonanno

La scala a chiocciola va in scena al teatro Ciak di Roma dall’8 febbraio al 1º marzo 2020. Nel cast anche Riccardo Cascadan nel ruolo del dottor Parry.

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