La nostra recensione de La sala professori, presentato alla Berlinale dell’anno scorso e in lizza ai premi Oscar come miglior film straniero con protagonista Leonie Benesch: un ritratto lucido e a tratti spietato sulla scuola e la società, peccato per un finale un po’ ovattato
La sala professori diretto da Ilker Catak arriva nelle sale italiane dopo la presentazione alla Berlinale dello scorso anno, in cui si è aggiudicato il premio come miglior film nella sezione Panorama, e la nomination agli Oscar 2024 come miglior film straniero, oltre al trionfo ai German Film Awards (gli Oscar del cinema tedesco) dove ha vinto come migliro film, regia, attrice e sceneggiatura.
Il film arriva da noi con la sua carica quasi irriverente, la sua grandissima tensione sociale e politica, una sceneggiatura solidissima che cede un po’ solo nel finale e una grande interpretazione della protagonista Leonie Benesch. Perché la storia di un furto che scuote le fondamenta di un’intera istituzione scolastica ha un respiro e un riverbero molto più ampi del fatto in sé, producendo un’unità di senso in cui la tensione dialoga con la profondità dei ragionamenti.

Colpevoli e innocenti
Carla Nowak (Leonie Benesch) è una giovane insegnante di matematica e educazione fisica, entrata da poco a far parte del corpo docente di una scuola media. Carla è al suo primo incarico, ma lo affronta già con grande passione e idealismo. Tutto procede per il meglio, fino a quando cominciano a verificarsi dei piccoli furti all’interno della scuola.
Il principale sospettato di questi furti è un alunno turco che viene costretto a un umiliante interrogatorio dalla preside, spingendo Carla a prendere a cuore il suo caso e a decidere di indagare segretamente in prima persona per scoprire la verità.

Il microcosmo scolastico
Qual è il senso della scuola? Formarci ad un pensiero, ad una capacità critica e ragionativa, allo sviluppo di una coscienza oppure semplicemente fornirci delle coordinate culturali e di conoscenza spendibili poi nel mondo del lavoro? Formarci o insenarci? O magari entrambe le cose? Ecco, anche se all’apparenza La sala professori non parla di questo è anche di questo che parla. La pellicola di Ilker Çatak nasce e si sviluppa infatti come un vero e proprio thriller (c’è un crimine e c’è un colpevole), ma il suo fascino sta proprio quello nel saper scartare continuamente tra i generi e le definizioni per abbracciare una narrazione totale.
Ed è in questa totalità che va ricercata la creazione di un vero e proprio microcosmo sociale all’interno del sistema scolastico, perché la scuola di Carla rappresenta in qualche modo la società occidentale tutta (o perlomeno quella tedesca). Una scuola solo all’apparenza ordinata e perfetta, ma in realtà attraversata da piccole faide, episodi di discriminazione se non addirittura razzismo, lotte di potere e una certa sopraffazione latente ma pronta a deflagrare. Ne La sala professori l’eleganza e la pulizia degli ambienti scolastici così asettici e chirurgici cozza con il caos umano e morale che li attraversa di continuo.
Il risultato è quello di un film che ritrae con grande lucidità e spietatezza il mondo della scuola sì, ma anche la società tutta, attraverso il personaggio sfuggente e stratificato di Carla, interpretata magistralmente da Leonie Benesch. E non solo. Perché l’evoluzione i Carla passa attraverso il rapporto con Oskar, il figlio della donna da lei accusata di furto, che qui ha il volto incredibilmente espressivo e dolente del giovanissimo Leonard Stettnisch e che diventa una cartina di tornasole dei principi di etica e di moralità che Carla vorrebbe rappresentare o portare avanti.

Peccato per il finale
È davvero un film scritto, pensato e messo in scena con grande autorevolezza ma anche contemporanea sensibilità, questo La sala professori. Tocca tanti argomenti diversi e scomodi dal rispetto della privacy al bullismo, passando per la discriminazione delle minoranze e il pregiudizio, lambendo anche la questione morale del confine tra autoconservazione e immolazione rispetto ad una giusta causa. Ma ha un limite, e quel limite è tutto o quasi nel suo finale. Un finale che, intendiamoci, non è sbagliato intrinsecamente e anzi possiede quasi una sua carica sacrale . Un’ultima inquadratura su Oskar e un’ultima su Carla, mentre l’inevitabile accade.
La sensazione che però lascia è quella di un qualcosa di irrisolto, di incompiuto, come se la scelta di unire assieme un filo di ambiguità e la sacralità mai troppo seriosa di quel momento non diano però modo al film di lasciarci con un’esplosione. Rimane tutto un po’ ovattato, forse troppo, ed è un peccato che sia così perché tutto il resto della pellicola è invece costruito con una tensione drammaturgica incredibile, la sceneggiatura dello stesso Çatak e di Johannes Duncker ha una precisione millimetrica nella scrittura dei personaggi e delle dinamiche interne ed esterne dei conflitti che li animano e il tema della solidarietà nella giustizia è puntuale e declinato in modo molto interessante.
Resta comunque in piedi una pellicola intelligente e in grado di appassionare, di essere non accomodante nella sua rappresentazione di un sistema in cui l’homo homini lupus non è più soltanto una teoria filosofica e antropologica ma un vero e proprio pericolo concreto. E allora ci sarebbe bisogno anche nella realtà di più insegnanti come Carla, della sua empatia e anche delle sue imperfezioni, del suo amore per i ragazzi e l’insegnamento ma anche e soprattutto per la verità e per la giustizia.
| TITOLO | La sala professori |
| REGIA | Ilker Çatak |
| ATTORI | Leonie Benesch, Leonard Stettnisch, Michael Klammer, Rafael Stachowiak, Eva Löbau, Anne-Kathrin Gummich, Kathrin Wehlisch |
| USCITA | 29 febbraio 2024 |
| DISTRIBUZIONE | Lucky Red |
Tre stelle e mezza

























