La partita, recensione: il calcio di borgata diventa metafora di vita

La partita, recensione: Pannofino e lo sguardo verace sul calcio di borgata

La partita rappresenta l’esordio alla regia di Francesco Carnesecchi: con Francesco Pannofino e Alberto Di Stasio, il film descrive per intero un incontro di calcio mettendo in campo anche la vita privata dei personaggi.

I ragazzi di mister Bulla

A Roma, in zona Quarticciolo, è una domenica mattina di maggio. Per l’allenatore Claudio Bulla (interpretato con passione da Francesco Pannofino) è l’ultima partita del campionato di calcio della categoria allievi. I suoi ragazzi si giocano il titolo e per lui si tratta della prima vera occasione di rivalsa. Nella vita non ha mai vinto nulla ma le cose potrebbero finalmente cambiare. Peccato che gli avversari siano davvero temibili e soprattutto che le vicende personali dei ragazzi e del presidente della squadra (Alberto Di Stasio) siano tristemente destinati ad intervenire nella competizione come una scheggia impazzita.

Un film verace, che parla alle persone

La partita si presenta come un film semplice, che segue lo svolgimento di un incontro tra ragazzi. Nel mezzo, tuttavia, fanno capolino le vicende personali dei protagonisti. C’è un allenatore di periferia che crede fermamente nel proprio lavoro, un ragazzo diviso tra competizione e famiglia (Antonio, interpretato da Gabriele Di Fiore), un presidente afflitto dai debiti causati dal figlio tossicodipendente, dei genitori che si incontrano e scontrano sia dentro che fuori gli spalti. Sebbene alcune dinamiche sembrino persino eccessive – in fondo si tratta di un incontro tra ragazzi – la storia piace per la sua veracità. Non solo: va apprezzata la sua capacità nel parlare delle persone e alle persone. Tra gli alti e bassi della vita di borgata, per di più.

La partita: Il giovane Gabriele Di Fiore in una scena del film
Il giovane Gabriele Di Fiore in una scena del film

Personaggi cuciti sugli interpreti

I personaggi sembrano ben studiati e cuciti alla perfezione sugli interpreti. Sicuramente è possibile vedere traccia del passato di Francesco Pannofino e Alberto Di Stasio in Boris, con lo stile e l’ironia che già hanno divertito il pubblico. Per il resto le interpretazioni di ogni membro del cast risultano convincenti e autentiche, capaci di dare credibilità ad una pellicola in cui il calcio diventa una vera metafora di vita. La scena della comunione è forse troppo carica ma non stona più di tanto nel macro-contesto che il regista Francesco Carnesecchi ha deciso di mettere in scena. Apprezzabili anche le riprese aeree del campo da gioco, che valorizzano il Quarticciolo e lo rendono a tutti gli effetti uno dei protagonisti del film.

Tanti significati in una sola partita di calcio

Impossibile infine non parlare del valore dello sport. Pur trattandosi di calcio dilettantistico, questa finale ha un valore particolare tanto per i ragazzi quanto per gli adulti. La partita parla di riscatto, di passione e di tanto altro. Lo sguardo pessimista fa venire fuori meschinità e corruzione ma anche – e soprattutto – passione, trasporto, voglia di essere il migliore e di rendere orgogliosi i propri cari. Tra le righe si leggono diverse sfaccettature, alcune positive e altre negative, che in fondo si legano tutte al calcio. Questo sport può salvare ma può anche affossare, a seconda di cosa si lascia emergere: sana competizione o meri interessi economici? Una domanda che potrebbe essere posta in qualsiasi ambito, dallo sport professionistico alla vita di tutti i giorni.

La partita, pellicola presentata al Taormina Film Festival, esce nelle sale il 27 febbraio 2020 distribuita da Zenit Distribution. Nel cast anche Giorgio Colangeli e Stefano Ambrogi.

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