La casa sul mare, recensione: la crisi dei valori sotto i totalitarismi moderni

La casa sul mare è un racconto intimo in cui uomini e donne diversi tra loro si ritrovano sotto lo stesso tetto, riscoprendo se stessi attraverso i ricordi di istinti e ideali dimenticati.

La malattia del padre

Le vicende de La casa sul mare si svolgono a Mejeàn, un luogo dimenticato dal tempo dove la vita scorre sotto il ritmo cadenzato delle onde che si infrangono sulla baia costiera. In questa cala marina tre fratelli si ritrovano per vegliare il padre. Angèle (Ariane Ascaride), attrice con un lutto nel cuore, Joseph (Jean-Pierre Darroussin), professore con l’istinto della rivoluzione, Armand (Gérard Meylan), proprietario del ristorante di famiglia sul porto. in questa apparente monotonia, l’irruzione improvvisa di tre bambini, naufraghi sulle sponde del Mediterraneo, sconvolge la loro riflessione e segna un nuovo inizio. La malattia del padre che apre il film ed incombe su di loro, modifica irrimediabilmente le loro vite, come una prova per fare il “punto della situazione”. In questo clima di cambiamento, i personaggi dovranno mettersi a nudo ed emergeranno istinti, desideri e progetti infranti e mai realizzati, che come scheletri nell’armadio gravano sulle vite dei protagonisti; come la dolce Angèle incapace di riprendersi e sorridere alla vita dopo un tragico episodio avvenuto o il ribelle Joseph, consapevole che del suo spirito rivoluzionario è rimasto solo un eco tra le pagine dei suoi scritti. La malattia del padre quindi da “presenza scomoda” che destabilizza le condizioni di vita di tutti diventa un collante ben definito, capace di far riavvicinare i fratelli l’uno all’altro come uomini e donne, insieme in questa tragica crisi dei valori e delle identità che la società moderna spinge a rinnegare.

La calanque de Méjean

La località in cui è ambientata la vicenda diventa un palcoscenico, in cui i protagonisti si trovano costretti a dover rappresentare il loro smascheramento, nei loro spazi personali viene avviati un discorso interpretativo che pone la coscienza dell’individuo e il suo ruolo nella società in contrapposizione alla mancanza di una guida, in questo caos che è la società moderna. I tre fratelli nonostante la loro età comprendono di essere persi e senza ideali contro cui lottare e per cui vivere, tant’è che l’arrivo inaspettato dei tre profughi, anch’essi fratelli diventa una piacevole mise en scène del desiderio umano di amare qualcosa e donarsi completamente ad essa, riscoprendo l’istinto giovanile di ribellione. Mèjean quindi diventa un luogo senza tempo in cui riscoprire la purezza dei valori, non macchiati dai totalitarismi e dalle forze di uno stato incapace di reagire e accettare il cambiamento.

La calanque de Méjean
La calanque de Méjean

Lo straniero

I tre fratellini, naufragati sulle coste e sfuggiti al controllo immigrazione sono il punto di svolta che porta il film verso una piega più malinconica e tragicamente tenera, Angèle, Armand e Joseph li accudiranno teneramente, nutrendoli e vestendoli come fossero loro figli acquisiti e nascondendoli dai soldati dell’esercito che gli danno la caccia. L’arrivo di questa presenza straniera nelle loro vite li fa riflettere come davanti ad uno specchio in cui ritrovare loro stessi, riscoprendo la purezza degli istinti avuti in gioventù. Con un desiderio di riconciliazione il film si chiude attraverso la presa di coscienza di due generazioni senza orizzonti a cui fare riferimento, che solo attraverso un affetto incosapevolmente reciproco potranno ritrovare la felicità.

La casa sul mare uscirà nelle sale il 12 aprile, diretto da Robert Guédiguian con Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussine, Gérard Meylan. Distribuito da Parthenos distribution.

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