La casa – Il risveglio del male, recensione: 40 anni dopo la saga creata da Sam Raimi continua a far paura

La casa - Il risveglio del male - La terrificante scena d'apertura del film (foto di Warner Bros Italia)
La casa - Il risveglio del male - La terrificante scena d'apertura del film (foto di Warner Bros Italia)

La recensione de La casa – Il risveglio del male, quinto capitolo della saga creata da Sam Raimi diretto da Lee Cronin: questa volta sarà una famiglia disfunzionale a vedersela con i demoni liberati dal Necronomicon

Dieci anni fa Fede Alvarez tornava nei boschi fetidi e infestati dal male de La Casa con un film che ricalcava il modello del capostipite, aggiungendo una dose extra di violenza e di gore ed estremizzandone gli aspetti extra-diegetici e tematici con un film che parlava di peccato e di redenzione, di dipendenza affettiva e. Dieci anni dopo Lee Cronin ci riporta davanti al Male più puro e oscuro con La casa – Il risveglio del male, seguendo le vicissitudini di una famiglia disfunzionale alle prese con i demoni evocati dal Necronomicon. Sam Raimi invece, come è accaduto per Alvarez, si limita a co-produrre.

Non aprite quel libro

Dopo un lungo tour Beth (Lily Sullivan), un tecnico del suono, va a trovare la sorella maggiore Ellie (Alyssa Sutherland), che sta lottando per crescere i suoi tre figli Danny (Morgan Davies), Bridget (Gabrielle Echols) e Kassie (Nell Fisher) da sola in un piccolo appartamento di Los Angeles. La loro riunione, già cominciata non sotto i migliori auspici, viene interrotta quando dopo un forte terremoto Danny trova uno strano libro, il Necronomicon, nascosto nelle profondità dell’edificio di Ellie che scatenerà orribili demoni in carne e ossa. Mentre la stessa Ellie viene posseduta Beth dovrà lottare contro il Male assoluto per salvare la sua vita e quella dei suoi nipoti, ma questa volta anche le più orribili mutilazioni potrebbero non bastare.

La casa - Il risveglio del male - Morgan Davies e Lily Sullivan (foto di Warner Bros Italia)
La casa – Il risveglio del male – Morgan Davies e Lily Sullivan (foto di Warner Bros Italia)

Dai boschi a Los Angeles

La prima novità di questo La casa – Il risveglio del male sta nel totale cambio di arena: i boschi malefici e intrisi di ogni nefandezza che popolavano l’immaginario del film originale dei suoi sequel tornano soltanto nel prologo, che è anche un flashforward, per poi venire soppiantati da un’ambientazione urbana notturna e pluviale. È una scelta interessante sia perché riduce considerevolmente lo spazio nel quale i protagonisti si muovono (principalmente l’appartamento di Ellie e nel terzo atto il garage sotterraneo del palazzo), e sia perché dà la possibilità di far interagire più possibili vittime con  i demoni scatenati dal Necronomicon, allargando il concetto di possessione e di riflesso quello di male come virus che si propaga all’interno della società. La Los Angeles che intravediamo all’inizio della pellicola (ricostruita in Nuova Zelanda) ci appare molto più simile all’immaginario di un Blade Runner, con quella pioggia incessante che sembra voler lavare via l’umanità immonda che la popola o forse affogarla sotto le sue stesse colpe. La casa – Il risveglio del male lavora quindi sulla gestione dello spazio, sui dettagli (gli occhi che guardano dallo spioncino di una porta, la bocca demoniaca che ruggisce) e sulle espressioni facciali di terrore (umane), di compiacimento (demoniache) o di entrambi allo stesso tempo.

La casa - Il risveglio del male - Alyssa Sutherland (foto di Warner Bros Italia)
La casa – Il risveglio del male – Alyssa Sutherland (foto di Warner Bros Italia)

Un horror citazionista e simbolico

La casa – Il risveglio del male è un vero e proprio Luna Park dell’orrore che ingoia, miscela e risputa fuori suggestioni visive che vanno dal classico filone di possessione de L’esorcista o di The Conjuring fino al body horror puro e puro di David Cronenberg o Philip Brophy, senza però dimenticare le citazioni a The Shining (con la sequenza dell’ascensore pieno di sangue) o ai primi due capitoli stessi de La casa, prima con il vinile che riproduce la litania maledetta e poi con l’iconica scena della motosega che era già presente nella versione di Fede Alvarez. Versione alla quale Lee Cronin contrappone un film forse meno estremo dal punto di vista visivo e viscerale (manca ad esempio una sequenza iconica come la pioggia di sangue, ma il mostro fatto di corpi nel finale ci va vicino), ma sicuramente più incisivo al punto di vista della rappresentazione tematica, perché meno didascalico, più in grado di legarsi ai terrori della contemporaneità e con un rapporto centrale tra zia e nipote che racconta di maternità e responsabilità. Non è un caso che la stessa Beth (e questo lo si scopre proprio all’inizio, quindi niente spoiler) stia per diventare madre, perché nel suo microcosmo prevalentemente al femminile Cronin ragiona su ciò che ogni madre farebbe pur di proteggere i propri figli, incluso combattere un demone che sta divorando man mano il corpo, lo spirito e la mente.

La casa - Il risveglio del male - Alyssa Sutherland e Lily Sullivan (foto di Warner Bros Italia)
La casa – Il risveglio del male – Alyssa Sutherland e Lily Sullivan (foto di Warner Bros Italia)

Il male non muore mai

Se il finale (che poi in realtà è l’inizio) de La casa – Il risveglio del male ha un taglio vagamente pessimista e apocalittico, il resto del film non è da meno: aiutato da un cast in cui, oltre alla combattiva Beth della brava Lily Sullivan, spicca la Kassie di Nell Fisher, Lee Cronin dirige un viaggio all’interno di un incubo senza freni e senza respiro, dai contorni quasi nichilisti e che non lascia mai o quasi mai adito a nessuna speranza. Certo, la violenza è oltremodo cartoonesca e quindi ha un impatto meno sconvolgente e profondo, però fa sempre impressione vedere una madre trasformarsi a tal punto da voler letteralmente divorare le anime e i corpi dei propri figli, assistere a come un Male senza nome e implacabile possa insinuarsi nelle crepe del nostro odio, del nostro rancore e dei nostri dubbi per utilizzarli contro noi stessi o per minare la fiducia degli altri nei nostri confronti. In fondo non è certo colpa dei demoni rinchiusi nel Necronomicon se Ellie e Beth a malapena si parlavano tra loro, se le loro vite erano insoddisfacenti e forse pure infelici, se non avevano nessuno che le aiutasse a tirare avanti. In fondo i demoni peggiori sono quelli che molto spesso ci abitano dentro e che, come tutti i film di esorcismi ci insegnano, sono sempre lieti di ospitare quelli venuti dall’esterno per finire il lavoro.

La casa – Il risveglio del male. Regia di Lee Cronin con Lily Sullivan, Alyssa Sutherland, Morgan Davies, Gabrielle Echols, Nell Fisher e Richard Crouchley, in uscita oggi 20 aprile nelle sale distribuito da Warner Bros. Italia

VOTO:

Tre stelle e mezzo

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