L’esorcista – Il credente, recensione: 50 anni dopo Ellen Burstyn torna a combattere il Maligno

L'esorcista - Il credente - Lydia Jewett e Olivia O'Neill
L'esorcista - Il credente - Lydia Jewett e Olivia O'Neill

La nostra recensione de L’esorcista – Il credente, primo capitolo di una nuova trilogia diretta da David Gordon Green con il grande ritorno di Ellen Burstyn: qualche buona idea c’è ma più che la paura resta la frustrazione

Dopo essersi cimentato con un caposaldo dell’horror come Halloween il regista statunitense David Gordon Green ha deciso di esplorare il mondo e le inquietudini di un’altra pietra miliare del cinema di paura, quel L’esorcista che 50 anni fa ha traumatizzato milioni di spettatori come mai nessun lungometraggio era riuscito a fare prima. Lo ha fatto senza affrontare di petto il peso specifico del sedimentale film diretto dal compianto William Friedkin, ma provando piuttosto ad attualizzarlo alle paure della contemporaneità; L’esorcista – Il credente, primo capitolo di una nuova trilogia, porta quindi in dote delle idee interessanti e un paio di sequenze efficaci ma anche una frustrante incapacità di spingersi nell’oscurità.

Il Male per eccellenza

Dopo la tragica scomparsa di sua moglie incinta durante un terremoto ad Haiti, avvenuta dodici anni prima, il vedovo Victor Fielding (Leslie Odom Jr.) si è rifatto una vita assieme all’adorata figlia tredicenne Angela (Lydia Jewett). Un giorno Angela e la sua migliore amica Katherine (Olivia O’Neill) spariscono nel fitto del bosco e soltanto dopo tre giorni vengono ritrovate all’interno di un fienile, senza il minimo ricordo degli eventi delle ultime 72 ore. La loro ricomparsa coinciderà con l’inizio di una serie di eventi sempre più oscuri e terrificanti che porteranno Victor a confrontarsi con un male indicibile, costringendolo a chiedere l’aiuto dell’unica persona che abbia vissuto una simile esperienza: Chris MacNeil (Ellen Burstyn).

L'esorcista - Il credente - Leslie Odom Jr
L’esorcista – Il credente – Leslie Odom Jr

Il potere dell’umano

Non è certamente facile doversi confrontare con la presenza ingombrante di una pellicola come L’esorcista, capace dopo ancora cinque decenni di fare breccia nell’immaginario collettivo grazie ad un incredibile connubio di visceralità visiva, forza tematica e coraggio narrativo. David Gordon Green ha deciso di raccogliere la sfida provando a rovesciare il punto di vista dell’originale, perché ne L’esorcista – Il credente è quella umana la dimensione in grado di combattere e sconfiggere il Male puro. Ed è un film umanissimo questo, un’opera in cui tutti i personaggi principali vengono tratteggiati con discreta cura nel rispetto della tradizione culturale della saga.

Lo stesso rapporto tra Victor e Angela (nome omen) è un elemento fondativo del nuovo universo diegetico costruito dal regista americano, ma contrariamente alla riflessione di Halloween qui individua la radice del Male nel sovrannaturale e nella divisione e quella del Bene nella vicinanza tra culture e popoli diversi che si uniscono per fronteggiare un nemico comune. Visione figlia di un certo Zeitgeist, certamente, ma potenzialmente efficace nel provare a sedimentare uno sguardo che vada al di là di un Dio (e quindi anche di un Demonio) per rimettere al centro del mondo l’uomo con la sua luce e la sua oscurità. È un approccio interessante che purtroppo però il film non capitalizza del tutto, specie nel terzo atto.

L'esorcista - Il credente - Leslie Odom Jr ed Ellen Burstyn
L’esorcista – Il credente – Leslie Odom Jr ed Ellen Burstyn

Il corpo e il sangue

Senza dubbio il più grande elemento di rottura de L’esorcista – Il credente è il modo in cui tenta di delegittimare le istanze religiose tutte e il potere suggestivo che la religione ha sulle nostre menti. Non è un caso che nel primo storico film di Friedkin la chiesa (intesa come luogo fisico) rimanesse un luogo immacolato, spurgato dal male, mentre qui viene profanata in una delle sequenze senz’altro più efficaci e impattanti tra tutte. Ciò che però rendeva quella pellicola così spaventosa non era tanto il discorso tematico sulla perdita della fede e sulla sua successiva riappropriazione, quanto piuttosto il modo in cui delle persone comuni dovessero spingersi fin dentro gli abissi più oscuri del male per trovare la salvezza.

Un po’ come Cristo dovette scendere all’inferno per tre giorni dopo la sua morte (altra suggestione di sceneggiatura molto interessante solo accennata e mai esplorata), anche L’esorcista – Il credente avrebbe dovuto condurci nell’inferno privato di due anime costrette a confrontarsi con una violenta intrusione, con un corpo estraneo e oscuro che tenta di divorarle dall’interno. Purtroppo invece questo primo capitolo sembra attanagliato dalla paura di quella stessa oscurità, e questo si riflette anche nella gestione molto discutibile del personaggio di Chris MacNeil, qui ridotta a poco più di un’apparizione e completamente avulsa da ogni legame tematico o diegetico con il film del ’73.

L'esorcista - Il credente - Olivia O'Neill
L’esorcista – Il credente – Olivia O’Neill

Un horror a cui manca l’orrore

Nel focalizzarsi sulla dimensione umana della sua storia David Gordon Green non afferra quella orrorifica, con il risultato che L’esorcista – Il credente spreca un primo atto tutto sommato atmosferico e promettente con una sequela di cliché visivi e trovate ormai abbondantemente superate dai tempi, per poi quasi ritrovare nuova linfa grazie ad uno scarto che avviene nel terzo atto e che- ancora una volta – non riesce ad essere capitalizzato nel modo giusto. La sensazione onnipresente è quella di un lavoro che si sporge a malapena sull’abisso ma non ha il coraggio di saltarci dentro, come se Green preferisse agire in punta di fioretto senza mai affondare il colpo.

È però un atteggiamento controproducente, sia perché non alza mai davvero troppo la posta in gioco né il numero degli spaventi, ma anche e soprattutto perché non restituisce fino alla fine l’atmosfera malsana e oppressiva del lungometraggio originale, nonostante tenti di riproporne più di una suggestione. Eppure gli spunti interessanti c’erano e ci sono, le idee non mancano ma restano tutte sulla carta senza trovare quasi mai spazio sullo schermo, nonostante i tanti riferimenti musicali e visivi disseminati qua e là. Alla fine, per concludere, cosa rimane di questo ennesimo viaggio nelle viscere del Male?

La certezza che David Gordon Green possa dire qualcosa di personale e interessante sullo stato del mondo attraverso l’horror, ma che debba smetterla di avere paura e cominciare invece a trasmetterla quella paura. Poscia, più che l’orrore, potè la frustrazione.

L’esorcista – Il credente. Regia di David Gordon Green con Leslie Odom Jr., Lydia Jewett, Olivia O’Neill, Ellen Burstyn e Ann Dowd, in uscita giovedì 5 ottobre nelle sale distribuito da Universal Pictures Italia.

VOTO:

Due stelle e mezzo

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