Venezia 76: J’Accuse, recensione del nuovo film di Roman Polański

J'Accuse, recensione del nuovo film di Roman Polanski

J’accuse è il titolo del nuovo film di Roman Polański in concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia. Un thriller storico ma terribilmente attuale che racconta con eleganza ed interesse il noto Affare Dreyfus.

Parigi, gennaio 1895. Il capitano Alfred Dreyfus, accusato di alto tradimento e condannato definitivamente, viene umiliato pubblicamente per l’espulsione dall’esercito francese, prima di essere esiliato sull’Isola del Diavolo. Alcuni mesi dopo, Georges Picquart, superiore di Dreyfus, viene promosso come nuovo capo dei servizi segreti francesi. Apre un’indagine su un caso di corrispondenza e scopre che il colpevole potrebbe essere un altro, dovendosi ricredere su Dreyfus. Picquart decide quindi di riaprire l’indagine, rendendosi conto di avere a che fare con un vero e proprio complotto per occultare errori giudiziari che si scoprirà nascondere segreti scioccanti.

Un cast all’altezza delle aspettative 

J’Accuse è il titolo dell’ultima fatica del regista polacco in concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia (qui la conferenza stampa) ispirata al romanzo di Robert Harris, scrittore a cui il regista si era già ispirato per L’uomo nell’ombra. Numerosi i protagonisti che hanno preso parte al film, tra cui il premio Oscar Jean Dujardin che veste i panni di George Picquart e l’ufficiale dell’esercito francese interpretato magistralmente da Louis Garrell. La moglie di Polanski, Emmanuelle Seigner, interpreta Pauline Monnier e l’amante di Picquart. Suo marito, Philippe, ha il volto dell’italiano Luca Barbareschi.

J'Accuse, Picquart e Dreyfus
J’Accuse, Picquart e Dreyfus

Autentico, come in un dipinto di fine Ottocento

Polański racconta l’Affare Dreyfus in modo assolutamente naturale ed elegante abbandonando i canoni classici del cinema americano. Ambientato a Parigi, il film ha un sapore autentico, squisitamente fedele al periodo della Belle Epoque. Grazie alla fotografia dai toni cupi e scuri di Pawel Edelman (collaborazione assodata già ai tempi de Il Pianista), ad un’accurata scenografia di Jean Rebasse e ai costumi curati magistralmente da Pascaline Chavanne, ogni inquadratura sembra essere una pittura di fine Ottocento.

Polanski e la critica alla società contemporanea

Oltre all’impeccabile impianto estetico, Polanski a livello contenutistico è più attuale che mai. La scelta di un film storico non è fine a se stesso, non è soltanto mera rappresentazione; la complicità, la burocrazia indecente e le ingiustizie politiche sono uno specchio della società contemporanea a cui nessuno può sfuggire. J’Accuse è un’istantanea e una forte presa di posizione nei confronti del consumismo e delle leggi politiche che regolano mondo odierno; il progresso avanza ma l’uomo resta sempre peccatore di morte di verità. Polanski ci ha donato un film di una bellezza unica che vale la pena di esser visto e soprattutto ricordato. Al contrario di certi presidenti di giuria che hanno screditato uno dei film più importanti sono solo per l’autore ma per la storia del cinema. Chissà se stavolta Polanski, con questo film interessantissimo, riuscirà a portare a casa qualche riconoscimento. La corsa al Leone d’oro è aperta.

Il film uscirà in Italia con il titolo L’ufficiale e la spia il 21 novembre 2019.

J'Accuse, Jean Dujardain in aula di tribunale
J’Accuse, Jean Dujardain in aula

J’Accuse, di Roman Polański, con Louis Garrel, Jean Dujardin, Emmanuelle Seigner, Grégory Gadebois, Mathieu Amalric, Olivier Gourmet, Luca BarbareschiMelvil Poupaud, in concorso alla 76ª Mostra del Cinema di Venezia, in sala dal 21 novembre.

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