Irama: la recensione di Plume

Irama - Plume

Dopo la vittoria ottenuta al talent Amici, Irama ha pubblicato l’album Plume, da settimane leader delle classifiche.

Una vittoria che sa di rivincita: dopo la fugace apparizione a Sanremo Giovani del 2016, il cantante Irama ha vinto l’edizione 2018 di Amici, trampolino ideale per l’uscita del suo secondo Ep, Plume. Le sette tracce che compongo l’ultimo lavoro di Filippo Maria Fanti, sono il manifesto perfetto di quella che, ad oggi, è la sua idea di musica: un rapper che non disegna il pop più radiofonico, contaminandolo con qualche strizzata d’occhio anche al cantautorato italiano.

Tra radio e riflessione

Ammettiamolo: i sette brani di Plume sono per lo più facile canzoni radiofoniche, dove la linea melodica è quanto di più banale c’è in giro e i testi raccontano gioie e dolori di respiro universali. Nera, primo singolo estratto, è la classica hit estiva da ballare in spiaggia tra ritmi latineggianti e una lirica che parla di amori complicato, rinunce e risalite; Un giorno in più e Un respiro sono i pezzi più intensi e riflessivi, entrambi costruiti su pianoforte e archi.

Irama - foto
Irama

Se non altro

Al netto della considerazione sull’album, che si colloca nel solito calderone italico di cui (per fortuna) ci dimenticheremo presto, Irama (rispetto ai suoi colleghi usciti dai talent), dimostra quantomeno di non volersi troppo cullare sugli allori, cercando di costruire su di se uno stile personale, rubando ispirazioni qua e là senza intaccare una personalità già distinta. Il classico disco per le ragazzine che concederà al suo autore i famosi quindici minuti di celebrati. Se Irama vuole un intervallo di tempo più lungo, urgono cambiamenti profondi.

Plume, nuovo album di Irama, è uscito il 1° giugno per l’etichetta Warner Music.

 

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