RomaFF13: Il vizio della speranza, recensione del film di Edoardo De Angelis

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Il film Il vizio della speranza, di Edoardo De Angelis, con Pina Turco, presentato alla Festa del Cinema di Roma, è una metafora sulla rinascita, sul senso della speranza e sulla forza di andare avanti.

Una vita difficile

Il vizio della speranza di Edoardo De Angelis, presentato alla Festa del Cinema di Roma, racconta la storia di Maria (Pina Turco), una donna che vive circondata dai problemi e dalla miseria, tra una madre malata (Cristina Donadio), che lascia che la vita le scivoli addosso, e un lavoro per una ricca madame (Marina Confalone), donna cinica e vittima dell’eroina. Maria traghetta prostitute incinte per sopravvivere, costringendole così, un giorno, ad abbandonare i propri figli. Lei ha perso la speranza, quella di essere felice, di avere una vita diversa e di sentirsi viva, ma una notizia inaspettata riaccende questa possibilità. Maria si riscopre abbastanza forte da inseguire questo barlume di luce, contro qualsiasi pericolo e difficoltà.

Maschere

Il vizio della speranza parte subito con forte intensità, una scena d’apertura potente e inquietante trasporta lo spettatore sulle rive del Volturno, un luogo senza tempo, dimenticato dal mondo, dove si vive di stenti, circondati dal degrado. È qui che vive Maria, una donna che si nasconde dietro l’insensibilità e la rassegnazione, che non lotta per se stessa né per gli altri e che fa il minimo indispensabile per sopravvivere. Maria non ha nulla da perdere se non il lavoro che fa, un lavoro terribile che sembra non toccarla minimamente. Ma l’ottima interpretazione di Pina Turco, dietro quegli sguardi seri e duri, lascia intravedere una persona che vorrebbe semplicemente avere una motivazione per combattere.

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Demi Licata e Pina Turco in una scena del film Il vizio della speranza di Edoardo De Angelis

Semplicità e meraviglia

La ragione di vita che cerca, inconsapevolmente, Maria, non deve dipendere da sua madre, dalla donna per cui lavora, né dalle ragazze che traghetta, ma da lei stessa, solo ed esclusivamente da lei. È una possibilità a cui Maria non crede più, è rassegnata, ecco che quando la speranza si riaccende con l’inizio di una gravidanza, è presa alla sprovvista. È una gravidanza ad alto rischio, non si sa chi sia il padre, non può mantenere un bambino o perdere il lavoro. Ma come se non bastasse Maria infrange un’altra regola ancora, così da avere un motivo in più per fuggire.

Un fiume che scorre inesorabilmente 

La fuga si riduce ad una riva all’altra di un luogo grigio e freddo, dove non sorge mai il sole, dove sopravvive solo chi supera l’inverno, una sorta di natura matrigna che con ferocia imprigiona l’uomo, sottoponendolo a qualsiasi tipo di prova. In un immaginario quasi post-apocalittico Edoardo De Angelis mostra una realtà a cui si preferirebbe non pensare, un luogo che sembra difficile esistere davvero. Ma il film Il vizio della speranza è fin troppo realistico, come lo è il traghetto della anime dannate, immagine che rimanda all’Inferno di Dante dove, inizialmente, tra Maria e Caronte non c’è grande differenza.

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Pina Turco in una scena del film Il vizio della speranza di Edoardo De Angelis

Una duplice nascita

La gravidanza di Maria riaccende la speranza in lei e nelle persone da cui lei decide di andare, una volta scappata. Sono ragazze con cui un tempo ha condiviso un destino che ha deciso di rifiutare, felici per la sua gravidanza che la accolgono e la aiutano. Attraverso di loro Maria entra in contatto con Carlo Pengue (Massimiliano Rossi) che, in una delle scene più intense del film, il loro confronto rimanda ad un episodio del passato, un’insospettabile connessione tra i due che, inevitabilmente, li rende vicini anche se sconosciuti, fino a un attimo prima.

Un preciso realismo

Il vizio della speranza, magistralmente scritto e diretto, rappresenta il tema della rinascita, della ricostruzione e del dare la vita, e lo fa con forza, coraggio, con scene crude e dure, ma vere e reali. Scene cupe e scure, con colori freddi, caratterizzate da una grande simmetria, dal numero tre che ritorna sempre, altro riferimento dantesco, quasi ad abituare lo spettatore che, pian piano, si immedesima sempre di più in quel mondo. Edoardo De Angelis sembra operare anche un esercizio di estetica, con scene straordinarie, anche se slegate dalla narrazione, in cui la bellezza delle immagini è perfettamente in linea con l’ottima colonna sonora. È senza dubbio un film che rimane, perché lascia qualcosa come la riflessione sul tema della nascita e della rinascita, universalmente riconosciuto parte fondamentale della vita umana.

Il vizio della speranza, diretto da Edoardo De Angelis, scritto da Umberto Contarello, con Pina Turco, Massimiliano Rossi, Marina Confalone, Cristina Donadio, uscirà nei cinema il 22 novembre distribuito da Medusa Film.

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