La nostra recensione de Il sesso degli angeli, moralistica commedia di e con Leonardo Pieraccioni, sulle peripezie di un sacerdote che eredita una casa di appuntamenti, con Sabrina Ferilli e Marcello Fonte
Cercare di svecchiare rimestando il vecchiume più marcio. Tentare una strada più pop e caustica per attrarre il pubblico Millennials e della Generazione Z, ma impelagarsi in un mare di contraddizioni che sguazzano nel cattivo gusto. Non si spiegherebbe altrimenti la discutibile deriva presa dal regista e comico toscano Leonardo Pieraccioni nel suo quattordicesimo film Il sesso degli angeli, di cui è anche protagonista e sceneggiatore (insieme a Filippo Bologna). Una commedia degli equivoci tanto scialba quanto problematica a causa di una messa in scena stantia e stracolma di stereotipi.

L’eredità di Don Simone
Don Simone (Leonardo Pieraccioni) è il parroco di una piccola parrocchia di Firenze. La sua Chiesa degli Angeli sta cadendo a pezzi, la sua comunità conta pochissimi fedeli e il sacerdote non ha il denaro necessario a garantire le attività parrocchiali. Improvvisamente Don Simone riceve la notizia della morte di suo zio Waldemaro (Massimo Ceccherini) da cui ha ereditato una fiorente azienda in Svizzera. Inizia così il viaggio del protagonista, affiancato dal fedele sagrestano Giacinto (Marcello Fonte), verso Lugano dove il sacerdote scoprirà di esser diventato il proprietario di una casa di appuntamenti gestita dalla tenace Lena (Sabrina Ferilli).

Un’ingenua commedia degli equivoci
Sacro e profano. Chiesa e postribolo. Afflato spirituale e desiderio erotico. Il sesso degli angeli è una commedia degli equivoci totalmente fondata su questa apparentemente (agli occhi di chi ha lavorato a questo progetto) inconciliabile dicotomia tra il mondo della religione e quello del sesso. È questo lo spunto per una serie infinita di gag telefonate e fuori luogo, battute così prevedibili da far sorridere per la loro ottusa prevedibilità. Se inizialmente pare che il film voglia mettere alla berlina un certo passatismo incuneato nella morale cattolica e, al tempo stesso, mostrare gli effetti più felici della legalizzazione e regolamentazione della prostituzione in Svizzera (temi caldissimi e decisamente interessanti), nel suo sviluppo si accartoccia su se stesso e rivela la sua vera natura. La commediola finisce infatti per schierarsi dalla parte di un bigottismo esasperato: condanna in lavoro delle sex worker, considerandole delle peccatrici e propugna una serie di “buoni” valori cristiani che perdono di efficacia se accostati a tanto paternalismo.

Male gaze cattolico
Benché Lena e le sue ragazze continuino a rivendicare la loro autonomia e autodeterminazione, Don Simone non smette di provare sdegno mascherato da bonarietà nei loro confronti. Intanto, però, la macchina da presa indugia senza porsi troppe questioni morali sui corpi delle donne, pare agguantarle per la foga con cui si getta su di loro. Un esempio spudorato di male gaze, ipocrita nella misura in cui si manifesta mentre la voce paternalistica di un parroco continua a propugnare pedanti litanie moralistiche. Non c’è causticità né graffio satirico, non c’è brillantezza ilare nè originalità nella messa in scena in questo Il sesso degli angeli. E nulla possono l’apporto divertente di Marcello Fonte (benché qui sia parodia di sé stesso e cliché ambulante dell’uomo bruttino che si innamora della ragazza bellissima) e il carisma di Sabrina Ferilli. Scarseggia la comicità in un film che rasenta spesso il ridicolo.
Il sesso degli angeli. Regia di Leonardo Pieraccioni. Con Leonardo Pieraccioni, Sabrina Ferilli, Marcello Fonte, Gabriela Giovanardi, Eva Moore, Maitè Yanes, Valentina Pegorer, Giulia Perulli, Massimo Ceccherini, Massimiliano Vado, Bruno Santini, Fabien Lucciarini. Al cinema dal 21 aprile, distribuito da 01 Distribution.
2 stelle

























