Il seme del fico sacro, recensione: tra coercizione e libertà il gran film di Mohammad Rasoulof

Il seme del fico sacro - Mahsa Rostami
Il seme del fico sacro - Mahsa Rostami

La nostra recensione de Il seme del fico sacro, dramma famigliare di Mohammad Rasoulof già vincitore del Grand Prix della Giuria a Cannes 77: un film oppressivo e feroce come la società che racconta, impreziosito da un grande cast e da uno sguardo senza compromessi

L’onda del cinema iraniano continua a raccontarci il regime di Teheran e Il seme del fico sacro, vincitore del Grand Prix della Giuria a Cannes lo scorso anno, è un altro tassello di un mosaico sempre più esteso capace di declinare il dissenso e la rivolta culturale attraverso i generi: il thriller, la commedia, il dramma, perfino il grottesco. Diretto dal Mohammad Rasoulof de Il male non esiste, questo family drama che si tinge di thriller nel finale è l’ennesimo affresco spietato e non filtrato di un Paese in cui la repressione lacera qualsiasi cosa inclusi i rapporti familiari, mettendo contro persino padri e figli in nome di un reazionarismo davvero fuori tempo massimo.

Il seme del fico sacro - Misagh Zare e Soheila Golestani
Il seme del fico sacro – Misagh Zare e Soheila Golestani

La pistola mancante

Teheran. I festeggiamenti per la promozione di Iman (Missagh Zareh) a giudice istruttore del Tribunale della Guardia Rivoluzionaria coincidono con il movimento di protesta popolare a seguito della morte di una giovane donna. Iman è alle prese con il peso psicologico del suo nuovo ruolo mentre le sue figlie, Rezvan (Mahsa Rostami) e Sana (Setareh Malek), sono scioccate e, allo stesso tempo, elettrizzate dagli eventi e la moglie Najmeh (Soheila Golestani) cerca di fare del suo meglio per tenere insieme la famiglia.

Quando Iman scopre che la sua pistola d’ordinanza è sparita, sospetta delle tre donne. Spaventato dal rischio di rovinare la sua reputazione e di perdere il lavoro, diventa sempre più paranoico e inizia, in casa propria, un’indagine in cui vengono oltrepassati tutti confini, uno dopo l’altro.

Il seme del fico sacro - Mahsa Rostami e Soheila Golestani
Il seme del fico sacro – Mahsa Rostami e Soheila Golestani

Un film angusto e allo stesso tempo libero

Costruito quasi tutto negli spazi angusti di un appartamento prima e di una baita nel bosco dopo, tranne per un breve inseguimento automobilistico nel bel mezzo del nulla, Il seme del fico sacro è uno di quei pochi film capaci di cristallizzare il sentimento di paura di un paese all’interno di dinamiche famigliari solo all’apparenza molto più banali e piccole. Prendiamo ad esempio la paranoia che stritola il capofamiglia Iman, quando viene a sapere che la sua pistola è scomparsa: tutte le sue reazioni, l’escalation dei suoi comportamenti e il modo in cui svela lentamente la sua vera natura (“non conoscete davvero vostro padre” dice Najmeh alle figlie) sono la rappresentazione speculare della paranoia governativa.

Rasoulof cioè lavora dall’universale al particolare, accentra le istanze libertarie e la repressione esterna all’interno dello spazio familiare che così diventa la micro-arena di un intero Paese, oltre che la cartina di tornasole della sua trasformazione. In questo senso Il seme del fico sacro rimane però una pellicola scevra dal condizionamento del regime, libera nella propria rappresentazione e anche nel modo in cui disegna la parabola di questi personaggi pieni di contraddizioni. E se l’allegoria del titolo è fin troppo chiara, riferita al fatto che i semi del fico sacro crescono al posto dei semi marci e morenti dando nuova vita alla pianta, resta un lavoro di grandissimo pregio sulle cause e le conseguenze di questo rinnovamento.

Il seme del fico sacro - Soheila Golestani, Mahsa Rostami e Setareh Maleki

Il seme del fico sacro – Soheila Golestani, Mahsa Rostami e Setareh Maleki

Profumo di futuro

Inoltre c’è la contrapposizione netta e quasi dicotomica tra l’immagine filtrata dei televisori in cui la rivolta non esiste, e se esiste è considerata diabolica, e l’immagine dei social, dei telefonini non sottoposti alla censura governativa che gridano verità e giustizia, le stesse grida che si sentono dalla finestra dell’appartamento. Il culmine di questo conflitto sotterraneo però viene raggiunto proprio nel finale, come ogni buon thriller che si rispetti, perché è nel finale che lo scontro non è più generazionale ma diventa di genere, con le donne costrette a scappare e a difendere la propria libertà dall’oppressione patriarcale e forse la loro stessa vita.

Se vogliamo proprio trovare un appunto da fare a questo film straordinario è la durata fluviale che, specialmente nel primo atto, rischia di annacquare un po’ la potenza del racconto. Per fortuna Rasoulof, dove non riesce ad arrivare con la precisione di scrittura e messa in scena, si è circondato di un cast incredibile in cui sono specialmente la madre interpretata da Soheila Golestani e la figlia maggiore interpretata da Mahsa Rostami a regalare tensione e pastosità, soprattutto attraverso i loro frequenti diverbi e le differenti vedute sulla società iraniana. Il seme del fico sacro è quindi un’opera di importanza fondamentale per cercare di carpire le dinamiche sociali, politiche e culturali dell’Iran post Mahsa Amini, una nazione che attraverso il proprio cinema lancia l’ennesimo grido di speranza.

TITOLO Il seme del fico sacro
REGIA Mohammad Rasoulof
ATTORI Soheila Golestani, Missagh Zareh, Mahsa Rostami, Setareh Malek, Niousha Akhshi, Reza Akhlaghirad, Shiva Ordooie, Amineh Mazrouie Arani
USCITA 20 febbraio 2025
DISTRIBUZIONE Lucky Red

 

VOTO:

Quattro stelle

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