Il segreto della miniera, recensione: l’umanità fuori dalla grotta

Il segreto della miniera - recensione

Il segreto della miniera di Hanna Slak parte da una storia vera per raccontare l’umanità che resiste e ricorda, che ha il coraggio di scendere nella “grotta” e riuscirne con nuove consapevolezze, individuali e collettive. Ecco la nostra recensione.

Il segreto della miniera, titolo originale Rudar, è un film sloveno diretto da Hanna Slak, approdato nei cinema italiani dal 31 ottobre 2019 e vincitore di numerosi premi prestigiosi dopo essere stato selezionato dalla Slovenia come Miglior Film Straniero agli Oscar 2018. La pellicola, che ha ottenuto per altro il patrocinio di Amnesty International, parte da una storia vera per poi trascendere le coordinate storiche e diventare racconto intimo e commovente capace di restituirci tutto il senso e il valore di cosa significhi davvero “essere umani”, in un’epoca che sembra aver perso ancora l’orientamento. La regista prende spunto da un fatto di cronaca che ha visto come protagonista Mehmedalija Alić, un minatore sloveno di origine bosniaca che nel 2007 portò alla luce un amaro segreto sepolto sotto le miniere di Huda Jama. Costretto a lavorare in condizioni estreme per stilare un rapporto sulla situazione all’interno della miniera sigillata, Alić scoprì che nelle viscere della terra erano sepolti i corpi di circa 4000 profughi della Seconda Guerra Mondiale, uccisi dai vincitori. Comincia così la sua battaglia per portare a galla una verità scomoda, ostacolato da chi lo vorrebbe zittire.

La storia di Alić è legata a doppio filo a quella di una terra sconvolta dalla follia della guerra, capace di irrompere nella storia andando a scardinare ogni senso dell’umano, ogni valore fino a quel momento considerato inviolabile. Persino il rapporto sacrale con la tomba e con la morte, un sentimento universale ed ancestrale che ha segnato i primi passi della civiltà umana fin dal suo atto di nascita. La miniera è allora un simbolo, fortemente evocativo, che rimanda all’immagine del ventre terrestre che diventa sepolcro e custode della vita umana e del suo passaggio nella storia, nel bene e nel male. Orrori compresi. Niente scompare davvero: le tracce del Male restano, in attesa che qualcuno ne riporti a galla la memoria, dandole un senso. L’ombra della morte e della guerra è onnipresente nel film, nei richiami al massacro di Srebrenica del 1995, dal quale Alić riuscì a salvarsi solo perché già emigrato, perdendo però, nel film, sua sorella. Questo costante rapporto inquieto e irrisolto con i morti scava nel profondo dell’animo, toccando le corde più sensibili dell’io, il cuore pulsante di ciò che in fondo significa riconoscersi “come esseri umani”, simili e partecipi l’uno della sorte dell’altro.

Il segreto della miniera - Leon Lučev
Leon Lučev in una scena del film

Il tema della tomba e della dignità dei morti – ogni morto – è il leitmotiv della pellicola. Viene allora da pensare ai versi di Foscolo, che nei suoi Sepolcri parla proprio del senso ultimo della sepoltura: non tanto dar pace a chi è andato via, ma a chi resta. E, soprattutto, il valore fondante della memoria e della sua eredità nel tempo. Dove c’è un sepolcro c’è qualcuno che ricorda di aver amato, vissuto, combattuto per qualcosa; ai piedi delle tombe si scrive la storia e la si tramanda, con tutte le sue nefandezze. Il sepolcro è un monito per chi resta. Il segreto della miniera porta allora sul grande schermo una commovente vicenda che inchioda lo spettatore costringendolo a riflettere sul senso della storia, ma anche della propria umanità.

La grotta, altra immagine ancestrale, evoca però anche un’altra metafora: quella della ricerca dolorosa della verità, nella figura del minatore che s’addentra nelle oscure profondità della terra, scavando a mani nude per riportare alla luce qualcosa di scomodo e dimenticato. In Alić tutta l’umanità scalpita, ciascun individuo colto nella sua lotta contro ignoranza e silenzio, ma anche contro i propri demoni e le proprie debolezze. Non solo: la conquista di certe consapevolezze da parte del protagonista procede di pari passo con la scoperta della propria condizione di sottomesso, vittima ingenua di un sistema che schiaccia e ammutolisce, che non chiede giustizia e verità ma solo cieca obbedienza. «Ho obbedito per tutta la vita!», urla Alić in una scena: è in questa rabbia, in questa nuova coscienza, che nasce lo spirito di rivolta contro un’autorità ipocrita e violenta, che accetta l’individuo solo in quanto “meccanismo” del sistema, privo di volontà e autodeterminazione.

Il segreto della miniera
Una scena del film: il ritrovamento di una scarpetta nella miniera

Il segreto della miniera allora racconta anche l’importanza della ribellione e dell’essere consapevoli, creando una perfetta armonia tra tematiche più “esistenziali” e altre sociali e politiche; tra vissuto dell’individuo e storia collettiva. La regia di Hanna Slak riesce a dar rilievo a questi due aspetti, alternando brillantemente un tocco più realistico ad uno invece più visionario, trasformando i cunicoli della miniera negli intricati labirinti della coscienza umana, dove s’aggirano fantasmi e ombre, paure e colpe. Il segreto della miniera racconta di un uomo che trova il coraggio di addentrarsi nella grotta ma anche uscirne, trascinandosi dietro una nuova visione del mondo, della società e di se stesso. A scendere nella miniera è con lui tutta l’umanità, quella parte di umanità resistente, non ancora disposta a lasciare che, tra quei tunnel polverosi, si perda la memoria e, insieme ad essa, la convinzione di essere parte di una comune storia che ci riguarda tutti. Una lezione da tenere bene a mente, oggi.

Il segreto della miniera è un film di Hanna Slak. Con Leon Lučev, Marina Redžepović,
Zala Djurić Ribič e Tin Marn. Una produzone Nukleus Film, in collaborazione con lo Slovenian Film Centre. Distribuito da Cineclub Internazionale Distribuzione. Per tutte le informazioni su proiezioni e date, vi rimandiamo alla loro pagina Facebook.

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