Il regno, recensione del feroce ritratto politico che ha sbancato ai Goya 2019

Il regno, recensione del feroce ritratto politico che ha sbancato ai Goya 2019

Ne Il regno, Manuel Lòpez-Vidal (Antonio de la Torre) incarna il prototipo del politico corrotto: quando le malefatte del suo partito vengono a galla e tutte le colpe ricadono su di lui, diventerà protagonista di un thriller teso e ben scritto capace di ritrarre senza pietà il marcio della società spagnola.

La cacciata dal regno

Manuel Lòpez-Vidal (interpretato da Antonio de la Torre) rappresenta l’élite politica per eccellenza: conduce una vita agiata, gestisce danaro e potere, passa i week-end in location di lusso e dopo 15 anni di partito è diventato uno degli esponenti di punta. Un giorno, però, tutto crolla: alcune accettazioni rivelano la corruzione dello schieramento e tutte le colpe finiscono col ricadere su di lui. Crolla così il suo bel mondo dorato. Viene cacciato “dal regno”, appunto. A fronte di accuse gravissime quali peculato, appropriazione indebita e frode, amici e commilitoni non esitano a voltargli le spalle. A questo punto, in un ambiente in cui ognuno guarda solamente il proprio tornaconto personale, Vidal tenta il tutto per tutto. A costo di far crollare un intero sistema politico.

Amaro spaccato della società

Il regno descrive la corruzione della società spagnola ma potrebbe essere ambientato in molti altri Paesi (Italia compresa). Il governo è marcio, composto per la maggior parte da esponenti politici disposti a tutto pur di rimanere incollati alla propria poltrona e a tutti i benefici che ne conseguono. È esattamente questo “il regno” che la pellicola descrive, partendo da uno spunto più che mai attuale: una serie di scottanti intercettazioni possibili grazie a qualcuno che, ad un certo punto, decide di parlare perché vuole liberarsi la coscienza e “cominciare a guardarsi allo specchio”. A crollare potrebbe essere solamente il protagonista del film, ma il diretto interessato non ha nessuna intenzione di diventare l’agnello sacrificale di una corruzione che non appartiene solamente a lui. Il partito non è disposto ad aiutarlo proprio come lui non è disposto a sacrificarsi per far uscire pulito il partito. In questo gioco dei ruoli il regista Rodrigo Sorogoyen e la sceneggiatrice Isabel Peña riescono a mostrare uno spaccato assolutamente verosimile, credibile e proprio per questo coinvolgente.

Il regno: Manuel Lòpez-Vidal (Antonio de la Torre) affronta uno dei suoi 'ex amici'
Manuel Lòpez-Vidal (Antonio de la Torre) affronta uno dei suoi ‘ex amici’

Un crescendo di tensione

L’intreccio de Il regno è carico di ritmo, in un crescendo assolutamente calzante e riuscito. Più il cappio si stringe al collo di Vidal e più la narrazione si fa concitata, composta da azioni in rapida successione. La colonna sonora, caratterizzata da pochi strumenti musicali, incornicia i fatti e riesce a tenere il tempo in modo semplice ma efficace. Man mano che la polizia acquisisce prove della corruzione del protagonista, la frenesia si fa più tangibile. Vidal stesso teme per il proprio futuro e lo spettatore riesce a percepire quest’ansia, quest’incertezza e questa morsa che si stringe intorno a lui. Il protagonista ha paura che venga a galla dell’altro, teme di dover rinunciare ai suoi privilegi, di perdere potere e ricchezza. Così, dopo aver scoperto che nessuno aiuterà nessuno per niente, fregarsi a vicenda diventerà la normalità.

13 candidature, 7 premi Goya

Dopo aver ricevuto ben 13 nomination Il regno si è aggiudicato ben 7 premi Goya, attestandosi come il film rivelazione dell’anno per la Spagna. Il successo è dato certamente dai numerosi – e sopracitati – pregi della storia, ma non solo. È innegabile l’ottima interpretazione del cast, guidato da un intenso de la Torre. L’attore dà vita ad un Vidal dai mille volti: fiero e sicuro di sé in principio, poi via via più ferito fino a diventare disperato. La sua natura strafottente, in ogni caso, non lo abbandona mai. Intenso il confronto finale con la giornalista Amaia Marìn (interpretata con personalità da Bàrbara Lennie), che dà voce al giudizio e al biasimo di chi è sempre stato fuori dal regno e anzi ha dovuto subire le conseguenze della sua corruzione. Il finale resta aperto, non dà soluzioni anche perché non ce ne possono essere in quell’avvilente panorama politico. E, per lo stesso motivo, non può proclamare né vincitori né vinti.

Il regno esce nelle sale italiane il 5 settembre 2019 distribuito da Movies Inspired. Tra i Goya portati a casa dalla pellicola ci sono quello per la Miglior regia, per il Miglior attore protagonista e non protagonista (a Luis Zahera), per la Miglior sceneggiatura originale e per la Miglior colonna sonora.

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