Il regno, recensione: Fanuele porta Tortora e Fresi nel Medioevo con successo

Il regno, recensione: Fanuele porta Tortora e Fresi nell'anno 1100 con successo

Il regno, diretto Francesco Fanuele, si basa su un’idea interessante: catapultare i suoi personaggi nell’anno 1100 d. C. senza compiere alcun viaggio nel tempo. La recensione del film con Max Tortora, Stefano Fresi, Silvia D’Amico e Fotinì Peluso.

Una scomoda eredità

Giacomo (Stefano Fresi) viene invitato da Bartolomeo Sannapoco (Max Tortora), avvocato del padre, nel casale di campagna dal quale è stato cacciato tanti anni prima. Il motivo è semplice: deve partecipare ai funerali dell’odiato genitore. Quando Giacomo si reca al cancello nota con stupore che l’avvocato lo è andato a prendere in carrozza, ma questo è solo il primo segnale di una realtà difficile da comprendere: nei suoi terreni c’è una comunità di persone (tra cui una sorella che non sapeva di avere, interpretata da Fotinì Peluso) che ha scelto di tornare a una vita più umile, modesta, priva di tecnologia. Giacomo è l’erede di quel regno che sembra essersi fermato all’anno 1100 d. C. e i suoi sudditi sono pronti a dargli cieca obbedienza. Peccato però che Giacomo non abbia alcuna intenzione di diventare un prepotente autocrate come suo padre. Piuttosto, preferirebbe essere amico dei sudditi. Ma loro potrebbero non essere pronti ad accettare un monarca “compagnone”.

Max Tortora, una marcia in più

Inutile dire quanto sia vitale la scelta del cast più giusto per una pellicola. Per questo stavolta più che mai è necessario sottolineare quanto la presenza di Max Tortora aiuti la buona riuscita de Il regno. Dove la pellicola non spinge fino in fondo – tra cui l’elemento comico – è il popolare artista romano a spingere adeguatamente. La sua capacità di far ridere anche solo con un’espressione o una mimica facciale giova alla causa più di ogni altro elemento presente sul set. Da apprezzare anche Stefano Fresi e Silvia D’Amico (nei panni di una popolana incuriosita dalla tecnologia), giusti nei tempi e nei toni.

Il regno - Max Tortora e Stefano Fresi inuma scena del film
Il regno – Max Tortora e Stefano Fresi inuma scena del film

Direzione Medioevo, ma senza viaggi nel tempo

Il regno affronta un tema interessante sotto un nuovo punto di vista. Se in altri titoli in cui si indaga il passato si era optato per un viaggio nel tempo (impossibile non pensare a Non ci resta che piangere), stavolta ci si muove solamente nello spazio. I protagonisti rinunciano volontariamente ai pro (ma anche i contro) degli anni 2000 per trasferirsi in un territorio in cui tutto viene fatto in stile Medioevo. Niente tecnologia, niente progresso: ogni aspetto della quotidianità rispecchia un’era lontana e completamente differente.

Vivacità

L’idea alla base de Il regno appare ispirata e apprezzabile, sebbene vada rimproverata una certa timidezza che impedisce alla pellicola di virare davvero verso una critica, una satira o semplicemente verso un’analisi in chiave comica. Poco male, perché la storia resta ben fatta nella sua semplicità. Pronta ad offrire uno svago pulito, la pellicola diretta da Francesco Fanuele (qui la nostra videointervista al regista e ai protagonisti) ha gli ingredienti giusti per piacere e per intrattenere, garantendo un sorriso come non tutte le commedie contemporanee riescono a fare.

Il regno, distribuito da Fandango, è disponibile dal 26 giugno sulle principali piattaforme streaming tra cui ITUNEs, Google Play, Chily, Sky Prima Fila, Rakuten, CGHV, Huawei, Infinity, TIMVISION e #iorestoinSALA. Nel cast anche Francesca Nunzi e Liliana Fiorelli.

VOTO:

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