Il nome della rosa, recensione: un affascinante giallo storico anche a teatro

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In scena la prima versione italiana teatrale de Il nome della rosa, il celeberrimo giallo storico di Umberto Eco, per la regia di Leo Muscato, con ben 13 attori in scena. Un testo sempre affascinante ben reso anche a teatro.

L’anziano Adso racconta..

E’ in scena al Teatro Argentina di Roma la prima versione teatrale italiana del capolavoro letterario di Umberto Eco, Il nome della rosa, per la regia di Leo Muscato e con ben 13 attori in scena. Siamo nel XIV secolo ed l’ormai anziano frate benedettino Adso da Melk (Luigi Diberti) sta dettando nelle sue memorie i tragici fatti a cui ha assistito quando era un giovane novizio. Adso (Giovanni Anzaldo) era assistente di un erudito e brillante frate francescano, l’ex inquisitore Guglielmo da Baskerville (Luca Lazzareschi), chiamato in una sperduta abbazia nel nord Italia ad indagare sulla strana morte di un frate. Ne seguirà una settimana condita da misteriosi delitti, oscuri libri maledetti, quesiti da risolvere e scontri teologici, con la situazione che sarà ulteriormente complicata dall’arrivo della Santa Inquisizione, guidata da Bernardo Gui (Eugenio Allegri).

Lo spettacolo

La prima impressione che si ha quando si apre il sipario è lo stupore per l’imponenza della scena costruita da Margherita Palli, che ricrea abilmente l’ambiente multistratificato dell’abazia benedettina, grazie anche all’integrazione delle bellissime videoproiezioni di Fabio Massimo Iaquone e Luca Attili, effettuate direttamente sugli elementi scenografici. Non era certo impresa semplice riuscirci ma questa sorta di box intercambiabile, fatto di mura, scale e di una notevole profondità di livelli, riesce egregiamente a rendere convincenti le diverse ambientazioni, fuori e dentro l’abazia, anche con l’ausilio di alcune scene mobili come panche, letti, scrittoi o inginocchiatoi. Questa versione teatrale è stata curata da Stefano Massini, che ha attinto molto ai dialoghi del libro stesso, e diretta ed adattata da Leo Muscato: movimenti, posizioni, entrate ed uscite e le composizioni delle scene sono indubbiamente ben orchestrate ed accattivanti, così come la non semplice direzione degli attori, ben 13, che si alternano durante le 2 ore e 20 minuti di durata. Forse ogni tanto si cade un po’ nel didascalismo, ma il mistero che avvolge la vicenda prende il sopravvento e qualche difettuccio passa così in secondo piano.

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Una scena dello spettacolo

Il nutrito cast

L’Io narrante dell’anziano Adso, interpretato da un sempre grande Luigi Diberti, si fonde con l’azione sul palco delle vicende da lui raccontate, in una sorta di giallo storico dalle molteplici sfaccettature e chiavi di lettura, molto fedele al romanzo di Umberto Eco, ma che deve qualcosa, inevitabilmente, anche alla trasposizione cinematografica di Jean-Jacques Annauds, come nel caso del personaggio del gobbo poliglotta Salvatore (impersonato da un bravissimo Alfonso Postiglione), che ricorda molto da vicino la caratterizzazione di Ron Perlman nel film del 1986. Protagonista nel ruolo di Guglielmo un Luca Lazzareschi attento ed affabulatore, efficace quanto basta per quello che è una sorta di detective ante litteram. Lo stesso dicasi per Bob Marchese (che ha recentemente sostituito Renato Carpentieri) nei panni di Jorge da Burgos, il vecchio monaco cieco che, con il suo oscurantismo nel tentativo di tenere segreto un libro che per l’epoca sarebbe sovversivo, regala uno dei momenti top dello spettacolo, nel dialogo/scontro con Guglielmo all’interno della biblioteca segreta. Completano il nutrito cast l’ottimo Franco Ravera come il cellario Remigio da Varagine, torturato dall’Inquisizione, Eugenio Allegri (Ubertino da Casale, francescano e Bernardo Gui, inquisitore), Giovanni Anzaldo (il giovane Adso), Giulio Baraldi (Severino da Sant’ Emmerano, l’erborista), Marco Gobetti (Malachia da Hildesheim, il bibliotecario e Alinardo da Grottaferrata, monaco centenario), Daniele Marmi (Bencio, copista), Mauro Parrinello (Berengario da Arundel, l’aiuto-bibliotecario), Marco Zannoni (abate) e Arianna Primavera nella doppia veste della ragazza senza nome, ma anche di eterea vocalist sulle suggestive musiche di Daniele D’Angelo. I costumi sono invece curati da Silvia Aymonino.

Il nome della rosa, diretto da Leo Muscato, con Eugenio Allegri, Giovanni Anzaldo, Giulio Baraldi, Luigi Diberti, Marco Gobetti, Luca Lazzareschi, Bob Marchese, Daniele Marmi, Mauro Parrinello, Alfonso Postiglione, Arianna Primavera, Franco Ravera, Marco Zannoni, sarà in scena fino al 4 febbraio al Teatro Argentina di Roma, proseguendo poi la tournée:

7 – 11 febbraio 2018 |Teatro Verdi | Padova
13 – 18 febbraio 2018 | Teatro Nuovo | Verona
21 – 25 febbraio 2018 | Teatro Goldoni | Venezia
27 febbraio – 1 marzo 2018 | Teatro Nuovo Giovanni da Udine | Udine
3 – 6 marzo 2018 | Teatro Comunale | Carpi
8 – 11 marzo 2018 | Teatro Comunale | Ferrara
13 – 18 marzo 2018 | Arena del Sole | Bologna
22 – 25 marzo 2018 | Teatro Sociale | Trento

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