Il libro di Henry, la recensione: thriller young adult da dimenticare

Il libro di Henry - Jaeden Lieberher e Jacob Tremblay
Jaeden Lieberher e Jacob Tremblay

Il libro di Henry ha tutti i difetti del mainstream che cerca di scimmiottare l’indie ingigantendone a dismisura le istanze, finendo con l’esagerare sia quando vorrebbe commuovere, sia quando vorrebbe invece alleggerire i toni.

La sospensione dell’incredulità

Parliamo un po’ di sospensione dell’incredulità. Quel prodigioso meccanismo che porta lo spettatore – anche quello più smaliziato – a esercitare la propria volontà di ignorare la scarsa aderenza alla realtà di un film pur di godere appieno, nell’arco di tempo che va dal buio in sala ai titoli di coda, dei voli pindarici che soltanto il cinema riesce a garantire. Ecco, se ci limitassimo a considerare questo solo aspetto, Il libro di Henry rappresenterebbe una sfida alla dinamica appena illustrata ancora più ardua rispetto ad un qualsiasi cinecomic della Marvel. Per dire che, personalmente, mi trovo parecchio più incline a credere nell’esistenza di un Dio del Tuono  che salva la Terra con il solo ausilio del suo martello magico che non a un undicenne che, a suon di stock option, fa guadagnare a una madre cameriera cifre a sei zeri e che, soprattutto, si esprime e agisce in maniera così matura da fare apparire i personaggi di Dawson’s Creek quasi come dei veri adolescenti.

La trama

Henry è un piccolo genio abituato a occuparsi di quasi ogni aspetto della vita della madre single e del fratellino Peter. Non c’è assolutamente nulla che non gli riesca bene, tanto che i grandi – non solo la madre ma anche gli insegnanti – si interfacciano a lui come se fosse un adulto. Soltanto su una cosa il ragazzo non riesce a essere preso sul serio: la convinzione che la sua vicina di casa e coetanea Christine sia vittima di maltrattamenti da parte del patrigno. Henry comincia così a investigare e a escogitare un piano per salvare la bambina.

Il libro di Henry - Jaeden Lieberher
Jaeden Lieberher (Henry)

Un romanzo di (de)formazione

Ma, qualora non bastasse l’assurdità della premessa, a un certo punto il film di Colin Trevorrow  – per la cronaca, anche il suo Jurassic World è assai più credibile di questo Il libro di Henry – decide di spingere il piede sull’acceleratore del dramma precipitando lo spettatore in un vortice ricattatorio fatto di corsie d’ospedale, madri che piangono ed elaborazioni del lutto da parte di bambini troppo piccoli per capire anche alla lontana cosa sia la morte. Sia ben chiaro, qui non si sostiene la tesi che un prodotto di area Young Adult non debba toccare il tema della dipartita, anzi. Autentici gioielli come Noi siamo infinito e Quel fantastico peggior anno della mia vita stanno lì a dimostrare l’esatto contrario.

Questione di modi

A quel punto è solo una questione di modi. E Trevorrow riesce a trovare il peggiore modo possibile abbozzando un racconto di formazione tutto sommato classico per poi troncarlo in modo inspiegabilmente violento per dare inizio (quando il film intanto è iniziato da una buona mezzora) ad una sorta di thriller per famiglie in cui a farne maggiormente le spese sono una insopportabile Naomi Watts nei panni di una madre che anche un assistente sociale alle prime armi riterrebbe incapace di crescere figli e l’incolpevole Lee Pace in una delle sue prime sortite post Halt and Catch Fire.

Il libro di Henry 2 - Il libro di Henry - Jaeden Lieberher e Naomi Watts
Jacob Tremblay, Jaeden Lieberher e Naomi Watts

Il mainstream che scimmiotta l’indie

Scorretto da un punto di vista etico Il libro di Henry ha tutti i difetti del mainstream che cerca di scimmiottare l’indie ingigantendone a dismisura le istanze, finendo con l’esagerare sia quando vorrebbe commuovere, sia quando vorrebbe invece alleggerire i toni con effetti per lo più controproducenti. Più che prescindibile, evitabile.

Il libro di Henry diretto da Colin Trevorrow con Naomi Watts, Jacob Tremblay, Jaeden Lieberher e Dean Norris uscirà nelle sale il 23 novembre 2017 distribuito da Universal Pictures.

Voto

 

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